I nuovi iconoclasti

I nuovi iconoclasti

A Oxford, Cecil Rhodes deve cadere. E poco importa se chi dà il nome alla Rhodesia tanto si sia speso per l’istruzione e che, ancora, chi frequenta il prestigioso Ateneo lo debba in parte, attraverso le sue borse di studio, proprio a lui. E poco importa se Rhodes sia stato, indipendentemente da come la si pensi (1), una figura che ha segnato la storia del mondo politico e culturale anglosassone. La statua di Cecil Rhodes deve cadere. Sì, deve cadere, perché segno di oppressione, razzismo, colonialismo, intolleranza: in altre parole, di tutto ciò che oggi assurge a simbolo ed emblema del pensiero dominante, e al sacro dogma, tutto politico, secondo il quale chiunque dissenta da una determinata visione del mondo deve tacere, ma rigorosamente in nome della libertà di espressione. Lo stesso dogma in base al quale la democrazia è santa, ma soltanto quando esprime i candidati giusti, altrimenti è un sintomo sociale di un popolo male informato. E così, Cecil Rhodes deve cadere.

In Virginia, anche il Generale Lee deve cadere. E poco importa se il Generale Lee sia stato uno dei più celebri e talentuosi condottieri statunitensi, sino ad essere considerato un’icona non solo nella storia del Sud, ma anche, e più in generale, di quel mondo legato all’America profonda quale tradizione e retaggio culturale e sociale, quell’America legata a determinati valori che, in un sistema decentrato e federale, dovrebbero essere rimessi alla singola sensibilità degli Stati. Poco importa anche che il vecchio condottiero sudista si sia attivamente impegnato, dopo la guerra, per la riconciliazione e per la pacificazione di una Nazione divisa dilaniata, e poco importa il fatto che, ancora, rendere l’onore delle armi ai soldati sia un gesto quanto meno dovuto. Il Generale Lee, sul suo cavallo di bronzo, nel parco che viene conosciuto con il suo nome, deve cadere: in America, si era detto, c’è posto un po’ per tutti, perché nell’orizzonte delle infinite possibilità e nel Paese della libertà, tutti si possono reinventare. Tutti, forse, tranne il Generale Lee, perché per la sua memoria non c’è posto.

A Barcellona, e nel mondo ispanico in generale, anche Cristoforo Colombo deve cadere. E poco importa se il nome di Colombo è noto in tutto il mondo per appartenere all’uomo che ha compiuto di fatto la più audace impresa di esplorazione mai compiuta in precedenza, gettandosi nell’ignoto dell’oceano per inseguire un’idea radicale, e il passaggio a Nord – Ovest. Poco importa se Colombo rappresenta una delle più illustri eccellenze che l’Occidente cristiano abbia dato al mondo, e che a lui si debba niente di meno che la scoperta di un continente. Poco importa anche che, come emerge dai suoi diari, fosse contrario allo schiavismo e allo sfruttamento delle popolazioni locali, e che non si sia mai arricchito per le sue scoperte, ma anzi sia morto in povertà. Poco importa, addirittura, che sia ancora aperto un processo di beatificazione per lui. Colombo e le sue statue devono cadere. Anche la bellissima statua dell’Ammiraglio a Barcellona, alla fine delle ramblas, posta su una colonna altissima nell’atto di indicare l’oceano, secondo alcuni esponenti politici della città avrebbe dovuto cadere, in quanto simbolo dei consueti oppressione, intolleranza, repressione.

Come se cancellare la Storia non lo fosse.

(1) Nota redazionale: la “difesa” della figura di Cecil Rhodes, massone membro della Round Table, è da intendersi esclusivamente rivolta al preteso abbattimento della sua statua da parte di un fronte progressista a cui non importa dei molteplici lati discutibili della figura di Rhodes, ma che odia solamente il suo aver dato il nome alla bianca Rhodesia.