Per non perdersi nel grande mare elettronico

Per non perdersi nel grande mare elettronico

Il bene più prezioso, in questa epoca nostra e confusa, è senza dubbio il tempo. Un tempo che ci si sottrae insensibilmente, attimo dopo attimo, e che con gran fatica – e solo per brevi istanti – riusciamo a ricondurre a noi.

In un contesto del genere, sarebbe assolutamente sano e naturale che la gran lotta dell’uomo – soprattutto del giovane uomo, della giovane donna – si concentrasse sul riappropriarsi delle stagioni, delle semplici ore, dei momenti più veri e che formano, nel loro susseguirsi, i ricordi di una vita. “Oh giorno da segnarsi con una pietra più bianca!”, diceva Catullo rammentando il tempo felice.

Eppure, il raggiungimento di una sana condizione di a-conflittualità fra noi e il tempo è costantemente ostacolato e, anzi, precluso da mille sottili e quasi invisibili trabocchetti, che ci fanno inciampiare, inciampare e non imparare mai la lezione.

Fra i molti che si possono citare nella frenesia del quotidiano, oggi vogliamo ricordarne uno che costituisce un vero rebus per una menta distaccata: perché gran parte del tempo libero, soprattutto fra le nuove generazioni, viene vissuto fuori dal mondo reale? Cosa attrae, cosa scatena corse insensate fra viali elettronici?

I giochi virtuali. Raccogliere le caramelle. Preparare torte. Allevare animali. Cercare mostri. Scoppiare le bolle. Ecco cosa dovrebbe rispondere un giovane medio e sincero, se gli si dovesse chiedere “cosa fai prevalentemente nel tempo libero?”.

E non ci vengano a dire che i “giochini” sono sempre esistiti, che anche le parole crociate andrebbero censurate, oppure il libro in metropolitana. Vi è però una differenza abissale nell’“ammazzare i tempi morti” – ammesso che tempi morti esistano – senza perdere il contatto con la realtà e, invece, rifugiarsi in maniera ostinata e frequentissima in non-luoghi, la cui irrealtà sfugge sempre di più alla consapevolezza delle nuove generazioni.

La differenza sta negli sguardi. Questi sguardi lontani, estranei, concentrati sulla luce dello schermo, che i bambini – i neonati!!! – e i ragazzini di ogni età (anche quelli di ottant’anni…) ci rivolgono sempre più spesso. Guarderemo cose che non sono neppure più occhi. Perderemo il contatto con la realtà e continueremo a salire di livello, acquistare oggetti inesistenti a pagamento, pubblicare i nostri progressi, invitare amici, commentare, tutto nel nulla, tutto in un arrabattarsi insensato e ostinato per mietere raccolti che non esistono.

Smettiamola. Limitiamoci. La consapevolezza della lotta fra il reale ed il virtuale è decisiva per ogni anima ben orientata e che voglia avere un ruolo attivo in questo mondo. E speriamo che, alla fine dei nostri anni, una pietra – o uno schermo elettronico – reciti “padre affettuoso; madre devota; lavoratore instancabile; uomo buono”, e non: “aveva raggiunto il millesimo livello”.