Bhutan

Bhutan

Un popolo antico, che teme la ricchezza e rifiuta la democrazia, “causa di ogni tracollo sociale e morale”; un sovrano che, invece, chiede di votare a 690.000 sudditi, i quali, solo in obbedienza ed ossequio a lui, Jigme Khesar Namgyal Wangchuck, il re dragone, accettano l’imposizione.
Ho paura che finisca presto, che nemmeno le montagne che tolgono il respiro agli dei sapranno essere baluardo alla barbarie che viene da Ovest.

Temo che nemmeno loro possano ancora per molto salvare il Bhutan, il primo Paese al mondo che ignora il PIL ed elegge a valore di riferimento della propria crescita il PFL (prodotto di felicità lorda)!
Non la gretta e obesa happiness statunitense, tutta confinata nel portafogli, ma il dolce sapere della conciliazione e dell’equilibrio: educazione, tempo libero, vita comunitaria, salute, scuola ed ecologia a misura del buon governo; la serenità della persona a misura del successo dell’economia.

La via del Bhutan alla “ricchezza” è ricamata di foreste e lastricata di strade: un fiorire continuo di dispensari medici e di presidi sanitari, gratuiti per il 90% della popolazione. E poi le scuole, tante, capillari che hanno ridotto l’analfabetismo dal 93% al 24%. La televisione è “regalmente” controllata e i canali immorali (immorali perché stupidi!) sono banditi: MTV, Fashion TV e, Dio benedica il re, il wrestling, intollerabile bestemmia allo sport in un Paese dove si tira con l’arco, dha, indossando il gho o la kira.

Anche se il Tibet “cinese” è dolorosamente vicino e il pericolo di diventare il ventitreesimo stato dell’India maledettamente probabile, è oggi l’invasione mediatica il pericolo maggiore per questo feudo prezioso, terra del drago tonante, terribile solo nel nome, in verità portagioie e scrigno di un Oriente inviolato, dove si accarezza tutto ciò che di mirabile e alto è nell’uomo.

La droga, l’HIV, i nuovi “modelli”, la moda, i jeans… il dragone maledetto s’insinua nel Paese del re dragone.

Il Risvegliato guardi al Bhutan. Viste così da lontano, le sue montagne appaiono come il sacro tappeto del paradiso. Che possano rimanere, ancora per secoli, inviolate.

P.S. Leggi all’avanguardia impongono che il 60% del territorio bhutanese debba essere boschivo (5000 km, che nel 1975 erano 1300).