Che comunisti eravate?

Che comunisti eravate?

Vengo da una famiglia operaia: la classica famiglia di lavoratori. Riservata, seria, pochi soldi ma ben spesi e soprattutto ben risparmiati. L’operaio e la casalinga anni Cinquanta, anni Sessanta, che mandano i figli all’università, che a loro volta mandano i figli all’università.

Passione politica delle generazioni precedenti: direi zero; si vota “Il Partito”, perché “sta dalla parte dei lavoratori, degli operai, della gente che ha bisogno”. Qualche sciopero in fabbrica, quando i “padroni” occultavano gli infortuni sul lavoro, o mandavano gli impiegati a lavorare tutta la notte per “regolarizzare” un lavoratore morto il giorno prima. Quando si respirava la polvere: silicosi, luce zero, e così, per quarant’anni, dal mattino alla sera. La pasta nella gavetta. Ma sempre in giacca e cravatta nello spogliatoio della fonderia.

Che comunismo strano era quello. Ai “vecchi” sopravvissuti chiedo: ma come potevate essere comunisti, se eravate tutti per la famiglia tradizionale? Se i figli li volevate tutti, e non mandavate le vostre donne ad abortire da qualche parte? Se avevate la terza elementare, ma coi primi risparmi compravate l’enciclopedia e guai a giustificare il figlio che non andava bene a scuola: uno scapaccione e via, a studiare. Che comunisti eravate, se a divorziare “guai! Ci si aiuta, ci si sostiene, non solo quando si è giovani”?

Se eravate contro le droghe, se odiavate il bere, se non vi piaceva fare a botte tanto per fare? Che comunisti eravate? E con che occhi guardate la sinistra di oggi?

Io vi sento, miei vecchi, vi sento e mi stupisco. Oggi guardate il mondo coi vostri occhi che non vedono più tanto bene, ma vedono ancora lontano. E dite “che vergogna, tutti questi stranieri. E il lavoro per i giovani? Ai miei tempi…”. E dite “le droghe sono sbagliatissime”; e dite “tutta questa tecnologia fa diventare stupidi”. E dite “i genitori ora si separano per un niente, non capisco, non capisco…”. E “se Pertini ha ucciso qualcuno, non lo sapevamo. Ma se lo ha fatto ha sbagliato. Ma non lo sapevamo, non ce lo avevano detto”.

Che comunisti siete? Se lo siete? E quando pranziamo ancora, nella casa che ci ha visto crescere, parliamo anche di politica, e vi arrabbiate se vi parlo bene di cose lontane, dell’Italia prima della guerra. Ma poi, passando dalla teoria alla pratica, vi arrabbiate col mio sindaco che preferisce piantare le aiuole e si dimentica di ripulire la città dai clandestini. Vi arrabbiate con il mondo che finanzia il terrorismo islamico, vi arrabbiate se le scritte negli asili sono anche in arabo, ora.

E allora capisco, finalmente: tutto il pattume ideologico che vi hanno rifilato non ha eliminato la parte migliore di voi. Il vostro spirito critico, la vostra onestà, il vostro impegno. E capisco anche che le cosiddette “battaglie civili”, quelle che decennio dopo decennio hanno fatto sprofondare l’Italia e l’Europa nel caos, sono “cose d’altri”, di salottieri annoiati, che – vergognosamente – hanno approfittato della vostra buona fede, della vostra cultura limitata, per farvi dire “sì” a cose cui non credevate. Ne risponderanno davanti a Tribunali più che umani.

Intere generazioni che avrebbero potuto rendere l’Italia di nuovo grande e bella sono state truffate. E penso che ora il Disegno è compiuto, perché i comunisti di oggi – sotto le nuove sigle social e 2.0 – hanno perso tutta la dignità che voi avevate. Hanno dimenticato i lavoratori, hanno sposato la causa dell’abominio, dell’autolesionismo, dell’accoglienza suicida, dell’odio verso la vita.

E mi piace pensare che, in un mondo diverso, le nostre battaglie sarebbero state le vostre, ed avremmo cantato sullo stesso campo.