Il Rex, simbolo di un’Italia a testa alta

Il Rex, simbolo di un’Italia a testa alta

Sestri Ponente, 1° agosto 1931. Nei Cantieri Navali Ansaldo, il transatlantico Rex veniva varato tra gli applausi di una folla immensa e delle autorità. Con il suo dislocamento di 51.000 tonnellate e una lunghezza di 269 metri, il Rex era all’epoca il più grande oggetto galleggiante mai costruito in Italia, primato che conserverà fino agli anni ’90. I quattro gruppi di turbine, con i loro 140.000 cavalli vapore, azionavano le quattro eliche a quattro pale, del diametro di 5 metri ciascuna.

Il progetto fu concepito per poter competere con le grandi navi di Inghilterra e Germania, che vantavano le navi mercantili con il maggior tonnellaggio, e fu affidato alla brillante mente dell’ing. Achille Piazzai; l’obiettivo finale era di superare in termini di innovazione costruttiva i due transatlantici tedeschi Bremen ed Europa, considerati all’epoca i migliori. Lo stesso Benito Mussolini seguì personalmente la realizzazione del progetto, spesso intervenendo e studiandone le caratteristiche assieme a Piazzai. Sempre Mussolini, in seguito alla grande crisi che colpì l’occidente dopo il crollo di Wall Street del ’29, presiedette un vertice tra i rappresentanti della navigazione italiana e il direttore della Banca Commerciale Italiana, in cui si decise la riorganizzazione delle società armatoriali italiane, fondendo la Navigazione Generale Italiana (proprietaria del Rex), la Lloyd Sabaudo e la Cosulich nella più grande Italia Flotte Riunite, con sede legale a Genova e controllata direttamente dal governo. La compagnia nacque ufficialmente il 2 gennaio 1932 e la presidenza fu affidata al Duca degli Abruzzi.

Il 27 settembre 1932, a un anno dal varo, il Rex iniziava il viaggio inaugurale, che tuttavia subì una breve interruzione a causa di un incidente avvenuto a Gibilterra. Molti passeggeri decisero di non attendere le riparazioni e di recarsi in Germania per imbarcarsi sul transatlantico Europa, ma quando arrivarono a New York furono colti da meraviglia trovando il Rex già ormeggiato.

Ma la gloria doveva ancora arrivare per il Rex. Il 10 agosto 1933, alle ore 11:30, il transatlantico salpò da Genova sotto il comando del CSLC Francesco Tarabotto. Superata Gibilterra, dalla plancia fu comandato l’”avanti tutta”: i motori furono spinti al massimo, la rotta verso New York. Con una velocità media di 28,92 nodi, il Rex percorse la distanza che separa Gibilterra dal faro di Ambrose in 4 giorni, 13 ore e 58 minuti; il massimo percorso effettuato in un solo giorno fu di 736 miglia, alla velocità media di 30,6 nodi. Era stato infranto il record mondiale di percorrenza nell’Oceano Atlantico!

Ciò valse al Rex, unica nave italiana nella storia, la vittoria dell’ambito premio del Nastro Azzurro, una grande conquista per il nostro Paese e per l’ideale fascista, che voleva un’Italia forte e competitiva. Il record resistette per due anni, quando fu battuto dal francese Normandie.

A seguito della guerra d’Etiopia, delle sanzioni e dell’uscita dell’Italia dalla Società delle Nazioni, nessuna società di assicurazioni estera volle sottoscrivere la polizza per il Rex. Pertanto, caso eccezionale nella storia, il transatlantico fu assicurato direttamente dallo Stato Italiano.

Allo scoppio della guerra, molte navi civili vennero riconvertite in unità militari per il trasporto truppe o in navi ospedali. Tuttavia, si decise di lasciare il Rex al sicuro nel porto di Genova, finché, dopo il bombardamento della città da parte della marina francese, il transatlantico fu trasferito a Bari e poi a Trieste.

E se la vita del Rex fu così gloriosa, il suo destino finale fu altrettanto tragico. La posizione dell’Italia all’indomani del cambio di fronte era incerta ed il Rex subì questa situazione. Il comando tedesco, che dapprima intendeva salvare la nave, decise di affondare il Rex e di metterlo di traverso per bloccare l’entrata nel golfo. La RAF britannica venne a sapere della strategia tedesca e anch’essa, dopo un’iniziale intenzione di non affondare il transatlantico, optò per la sua distruzione. Mentre il Rex navigava lentamente nel golfo di Muggia, fu raggiunto da due stormi di Bristol Beaufighters che affondarono la nave con due tornate di 59 e 64 siluri. Scoppiò un gigantesco incendio, seguito da una colonna di fumo di 150 metri, quindi dopo quattro giorni in fiamme il Rex si rovesciò e si adagiò sui bassi fondali della baia di Capodistria.

Per un triste gioco del fato, il relitto del Rex patì le sorti della perdita dei territori orientali. Si era infatti pensato ad un iniziale recupero dello splendido transatlantico, ma dopo il trattato la nave risultava essere in acque jugoslave, rendendo di fatto impossibile il salvataggio (anche per gli elevati costi). Il relitto fu smantellato dalle industrie balcaniche dal 1947 al 1958 ed il suo acciaio venne fuso.

Finisce così la storia di una delle più belle opere realizzate dalle menti e dalle braccia italiane; forse era una nave troppo splendida per rappresentare quell’Italia postbellica debole e corrotta, facilmente collegabile ad un naufragio molto più recente (quello tragicomico della Costa Concordia). Forse era giusto che il suo destino fosse legato ad un’Italia ben più gloriosa, più grande, più bella.