All’ultima ragazza italiana

All’ultima ragazza italiana

Ti alzi presto, più presto delle tue coetanee, magari già mamme, e guidi per le strade del tuo paese. Non c’è nessuno per la via, chissà a cosa pensi. A chi pensi. Il caffé; devi lavorare. Il posto nuovo, la grande città, ma sei rimasta la stessa: vai a trovare la nonna la domenica, esci con le amiche della scuola. Ma chissà a cosa pensi. Non hai più vent’anni e non ne hai ancora trenta. Ti chiamo ragazza, ma sei donna da molto. Sarà un riflesso di questa nostra età, con uomini bambini ed eterni adolescenti.

Chi ti sta vicino pensa alla partita, alla birretta con gli amici. E tu guidi nel buio, fai un sospiro, sei qui. La tua vita passa inosservata, ma sei bella. Qualcuno, però, non gradisce il tuo modo posato, il tuo viso struccato, la tua allegria sincera.

Ti vogliono ri-creare, modellandoti a ciò che vogliono tu sia. Ti hanno dato la discoteca, quasi a forza. Ti hanno truccata, ti hanno detto che il fidanzato va cambiato spesso. Ti hanno insegnato a non dire ciò che pensi, a nascondere sotto il rossetto un sorriso che ti sarebbe bastato; che sarebbe bastato ad ogni felicità.

Ed ora guidi verso i grattacieli, verso le stazioni, i negozi, le pause pranzo. Ti hanno dato i cartellini da timbrare, le ore libere, i permessi, i fogli ferie e la gonna più corta. Ti hanno detto che devi scrivere tutto perché tu non abbia responsabilità. E tu lo fai, ragazza, giorno dopo giorno.

Ti hanno detto che si vive per lavorare, per i contributi, per la pensione. Ti hanno detto che devi avere le cuffie per la musica, che il centro commerciale è il futuro, che devi pensare al colore del divano. A pensarci, è quasi un miracolo che in tutto questo caos desertissimo ci si sia trovati. Che in questo mondo di notifiche e di spunte blu tu esista davvero. E che a qualcuno importi. Che a me importi.

Tu guidi e non è notte, né mattino. Immune alle battaglie del nostro tempo, alle grandi maree che hanno distrutto il negozietto all’angolo della tua via, dove ora c’è l’outlet cinese. Alle devastazioni che hanno ucciso il calzolaio e lo hanno sostituito con il centro massaggi. Alle miracolose disgrazie che ti hanno rubato una cena sul mare e te l’hanno sostituita con una notte in motel.

Ti prego, non sparire nel mare del nostro tempo: che tu non sia come fumo tra le dita dei comignoli, nel mattino. Perché io non dimentichi, perché tu sia ancora l’ultima delle donne della nostra specie. Tu guidi, ancora non si può indovinare il colore dei tuoi occhi. Mi piace pensare che, un giorno, il mondo tornerà ad essere come te.