Cosa si nasconde dietro al CETA?

Cosa si nasconde dietro al CETA?

Il CETA tra UE e Canada (Comprehensive Economic and Trade Agreement, letteralmente “Accordo economico e commerciale globale”), da molti considerato il cavallo di Troia del TTIP, ha assunto il chiaro profilo, come dichiarato dagli stessi sedicenti europeisti, di un vero e proprio muro di difesa iperliberista contro il protezionismo annunciato da Donald Trump e l’accantonamento dello stesso TTIP.

Vediamo cosa nasconde, dietro una facciata rassicurante, questo palese colpo di coda di una vipera isterica che rappresenta gli interessi antipopolari delle multinazionali e delle lobby finanziarie oggi in difficoltà.

1) “ll Ceta prevede un sistema giudiziario per la protezione degli investimenti (ICS), con un tribunale pubblico composto da giudici indipendenti e di carriera, nominati dall’Ue e dal Canada. Le procedure saranno trasparenti, grazie a udienze pubbliche e pubblicazione dei documenti”. (https://ec.europa.eu/italy/news/20161030_ceta_it )

Rispetto al fratello maggiore TTIP, quindi, la differenza positiva consisterebbe nel fatto che quest’ultimo prevedeva invece l’arbitrato delle eventuali controversie tra Stati e multinazionali da parte di un tribunale privato.

La realtà è però ben diversa da come ci viene presentata. Infatti, i giudici del nuovo “tribunale pubblico” non sono affatto indipendenti, provenendo per lo più da atenei privati o addirittura essendo direttamente selezionati tra giuristi e/o consulenti delle stesse imprese.

E’ evidente: si tratterà di nomine politiche e/o lobbystiche, categorie tra le quali oggi non c’è alcuna differenza. Inoltre, questo sistema prevede che solo le imprese possano fare ricorso, non gli Stati e i cittadini. In altre parole: un Governo potrebbe essere citato in giudizio ed essere costretto a pagare ingenti risarcimenti alle multinazionali per aver obiettato ai loro progetti.(http://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/ceta/ceta-chapter-by-chapter/index_it.htm, art. 8.27 al punto 4, ma anche 26.1)

2) “Il Canada ha accettato di proteggere circa 140 prodotti tipici che beneficiano dell’indicazione di origine”. (id.)

Si tratta di una minima parte dei circa 3mila (http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A52008DC0641, punto3.3) prodotti con certificazione d’origine europea, e fra questi oltre 800 sono italiani (https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/309 ). Il fatto, poi, di “accettare di proteggere” alcuni prodotti cosa significa?

Significa che, essendo il Canada uno dei primi “taroccatori” mondiali dei nostri prodotti tipici – anche a causa del fatto che vivono lì molti italiani di seconda e terza generazione – corriamo il rischio che alcuni saranno protetti, ma la stragrande maggioranza di essi sarà in balìa della contraffazione.

Si pensi solo al fatto che molti olii sono marchiati “Made in EU” solo perché veicolati tramite la Spagna, ma risultano realizzati in Marocco. Quel Marocco in cui, ancora, le olive sono trattate col DDT.

3) “L’abbattimento del 99% dei dazi doganali esistenti”. (id.)

Ciò significa che sui territori europei e canadesi potranno circolare prodotti, “identici” e/o con prezzi diversi e qualità differenti, senza alcun controllo. Il risultato lo abbiamo già visto con l’abbattimento delle dogane tra i paesi UE: le piccole e medie imprese, coi loro pochi prodotti di qualità, non hanno avuto alcuna difesa contro le multinazionali e la loro merce di infima qualità e a prezzi bassissimi.

4) “Con il Ceta, il Canada apre le proprie gare d’appalto pubbliche alle imprese dell’UE in misura maggiore rispetto a quanto abbia fatto con gli altri suoi partner commerciali”. (id.)

Significa che le imprese europee potranno partecipare a gare d’appalto per la fornitura di beni e servizi non solo a livello federale, ma anche a livello provinciale e municipale. Vale, però, anche il contrario, ossia le imprese canadesi – e americane – potranno partecipare a gare d’appalto in tutta Europa, anche a livello locale. Vuol dire che le multinazionali straniere con sede in Canada saranno ancor più facilitate nell’accaparrarsi le nostre aziende ed i nostri territori. Quanto alle imprese italiane, infatti, già la sola egemonia UE genera la chiusura di centinaia di esse ogni giorno, laddove non siano saccheggiate da “investitori stranieri”; difficilmente avverrebbe il contrario, perché, a parte qualche rara eccezione, le nostre piccole e medie imprese non hanno né l’interesse né i mezzi per aggiudicarsi appalti convenienti in Canada.

5) “Il trattato prevede anche una maggiore forma di protezione della proprietà intellettuale e del diritto d’autore”. (id.)

La proprietà intellettuale non è legata esclusivamente a opere d’ingegno come quelle di valore artistico, ma ai brevetti in genere. Ultimamente, le multinazionali si sono specializzate nel brevettare tutto. La Monsanto, ad esempio, ha fatto quello che nessuno aveva mai pensato di fare: brevettare qualcosa che, come un seme o una varietà di mela, è sempre stato considerato esclusivamente appartenere all’ingegno del Creatore della natura e destinato al pubblico godimento. Proteggere simili proprietà e diritti significa, quindi, garantire la famelica sete di multinazionali come la Monsanto. (id., art. 20.6)

A questo punto, è necessario fare una riflessione accurata su tutto ciò.

Le votazioni al Parlamento Europeo su questo trattato sono passate nel totale silenzio, fintanto che non si sono concluse. Ovvero, sostanzialmente, nessuno sapeva nulla di tutto ciò finché non ci sono state le votazioni. Viene quindi da chiedersi:

  1. Sulla base di cosa i nostri eurodeputati hanno votato? Diciamo meglio: per poter stilare questo articolo, certamente riassuntivo e non onnicomprensivo di tutta la questione, sono serviti diversi giorni di studio e di lettura di vari documenti. I nostri parlamentari hanno fatto lo stesso, votando con coscienza, oppure hanno votato in un certo modo perché, magari, hanno ricevuto qualche suggerimento, magari dai lobbisti di turno?
  2. Se i nostri parlamentari hanno votato con coscienza e avendo ben compreso la questione, si potrebbe ipotizzare che abbiano letto i documenti in anticipo rispetto al giorno in cui sono avvenute le votazioni. Come mai nessuno ha detto che ci sarebbero state delle votazioni al Parlamento europeo su questo trattato? Dopo tutto, un Salvini o un Grillo li vediamo attivissimi in tv, piuttosto che sul web, quotidianamente. Come mai, avendo Lega e 5 Stelle votato a sfavore, non hanno diffuso nei giorni precedenti la votazione il fatto che questa ci sarebbe stata?

Ai lettori l’ardua sentenza.