I pericoli della moda vegana

I pericoli della moda vegana

Il veganismo è in continuo aumento. Analisi di quali sono le proporzioni del fenomeno e quali rischi ci sono dietro.

Negli ultimi anni, in Occidente, sta prepotentemente prendendo piede il cosiddetto veganismo, ovvero un sistema di alimentazione che esclude il consumo non solo di carne e pesce, ma anche dei prodotti derivati dagli animali. Si calcola che negli USA il 3% della popolazione sia vegana e il 2% sia vegetariana. Anche in Europa il fenomeno sta dilagando, specialmente in Germania e nel Regno Unito. In Italia, ormai l’8% della popolazione si dichiara vegetariana o vegana e il numero è in aumento con le nuove generazioni. Il fenomeno è tale che in questo periodo, come avrete sicuramente notato, ogni ristorante si sta attrezzando per non perdere i favori di una buona parte della clientela. Anche a livello istituzionale, la cultura vegana, sta ottenendo un certo riconoscimento. A Torino, ad esempio, questa nuova moda è stata promossa e supportata dal sindaco Appendino.

Il veganismo viene spesso messo in relazione con il salutismo. Ovviamente, il prestare attenzione a ciò che si mangia, anche con una particolare dieta, può in effetti sembrare un comportamento salutista. Ma purtroppo i due termini non sono affatto sinonimi, come semplicisticamente si potrebbe tendere a pensare. Oltre al fatto che si possa essere salutisti, ovviamente, senza essere vegani, non sono da sottovalutare i problemi correlati a questa dieta. Infatti, per quanto sia accettata dalla comunità scientifica, si tratta di un sistema alimentare che necessita di integrazioni. Secondo gli scienziati, infatti, è una dieta che può produrre deficit di molte sostanze, come, ad esempio, ferro e calcio. Ma è soprattutto l’assenza della vitamina B-12, di importanza fondamentale, a spaventare gli esperti. Questa vitamina va integrata per forza di cose con delle pillole, non potendola assumere nelle carni, nel pesce e nei formaggi. La possibilità di una dieta fai-da-te, magari trovata su internet, senza le necessarie informazioni e il controllo da parte di medici e nutrizionisti, può produrre conseguenze molto gravi, soprattutto nei bambini piccoli, a cui l’imposizione di questa dieta, senza un controllo medico di alcun genere, può cagionare danni irreparabili.

Sono in aumento da pochi anni, anche in Italia, casi in cui i bambini vengono portati in ospedale proprio perché carenti di varie sostanze, soprattutto la già citata vitamina B-12, fondamentale nella fase della crescita. I bambini a cui viene imposta la dieta vegana o che vengono allattati da madri vegane, qualora sia carente la vitamina B-12, iniziano a perdere peso, ad essere perennemente assonnati, fino ad arrivare alle convulsioni e a riportare gravi danni cerebrali. In Francia, ha destato molto clamore il caso del piccolo Joachim, arrivato in ospedale a un passo dalla morte, fatto che ha causato una condanna a quattro mesi di detenzione alla madre. Come se non bastasse, il bambino, dopo essere stato rimesso in sesto, è stato affidato nuovamente alle “cure” della madre, segno che sul problema non è stata posta l’attenzione che si dovrebbe. Il rischio maggiore è che persone non informate, soprattutto bambini, finiscano per pagare un prezzo molto caro per una scelta “etica” imposta, magari, dai genitori.

Nonostante venga presentata come una scelta salutista, non si può negare che dietro questa preferenza alimentare vi sia una cultura che fonda le sue origini nel mondo orientale, specie in India, dove la “filosofia” vegetarista ha la propria baseetica  religiosa. La visione che si cela dietro questa scelta è un’esaltazione della natura, considerata un’entità da rispettare e non uno strumento al servizio dell’uomo. La vita degli animali acquista così una dignità pari a quella umana, se non addirittura superiore. Ci si commuove per un animale che soffre, ma la difesa della vita umana non gode, in molti casi, della stessa considerazione. Ciò vale anche, ad esempio, per quanto riguarda aborto ed eutanasia, sempre più considerati come diritti inalienabili, in base a controsensi occidentali a cui purtroppo siamo sempre più abituati.

Sicuramente i maltrattamenti inutili sugli animali sono da combattere, così come è vero che un’allevamento da batteria, che non rispetta i cicli della natura, si può rivelare dannoso anche per i consumatori. Ma da qui a dire che il problema sia il mangiare la carne la strada è lunga. La giusta via di mezzo si potrebbe ottenere riscoprendo il biologico e favorendo allevatori e agricoltori locali che rispettino la natura e i consumatori. E, magari, spendere un po’ di più o comprare un po’ meno, ma avere la garanzia di ciò che si mangia. Questa dovrebbe essere la vera battaglia, che può attraversare trasversalmente qualsivoglia ideologia.