Massimo Viglione ad Orvieto

Massimo Viglione ad Orvieto

L’uomo del Medioevo e quello moderno, la spiritualità profonda del primo e quella persa e degradata del secondo, sono stati gli argomenti centrali della conferenza organizzata da Ordine Futuro e brillantemente svolta da Massimo Viglione ad Orvieto lo scorso 4 marzo.

Io, che fortemente ho voluto l’incontro con colui che ritengo essere uno dei più preparati storici cattolici in circolazione, sono fermamente convinta (e, a convincermi di ciò, molto ha contribuito lo stesso Viglione) che la crisi odierna trovi linfa continua ed abbondantissima nell’ignoranza del passato. Ignoranza sistematicamente voluta, scientificamente ricercata, attentamente studiata e costantemente perseguita.

L’uomo voluto dal Nuovo Ordine Mondiale non deve sapere chi sono stati i suoi padri; deve ignorare la realistica religiosità del cavaliere del Mille; gli si deve soprattutto occultare quel mondo di sangue e di spade, di peccato e di redenzione, di bassezze e di ascesi che allora non raramente si trovava, tutto, in singoli individui.

L’uomo medioevale, insegna Viglione, era carnalmente peccatore, eppure capace di immolarsi; costruiva le cattedrali e partiva per le crociate; viveva intensamente, intensamente peccava, ma con altrettanta gagliardia cercava la sua personale salvezza.

Non erano quelli i tempi dei piagnucolii intimistici della Controriforma né della “misericordina da banco” dei nostri giorni.

Un uomo forte pur nelle debolezze tipiche dell’uomo di ogni epoca; forte perché viveva in una casa le cui fondamenta erano saldissime e nella quale il peccato era tale, il pentimento indispensabile, il perdono sicuro.