Il turco e lo ius soli

Il turco e lo ius soli

“Fate almeno cinque figli” – “L’Europa sarà vostra” – “Le moschee sono le nostre caserme, le cupole i nostri elmetti, i minareti le nostre baionette”

Così, recentemente, ha dicbiarato il presidente democraticamente eletto della laica Turchia, tuttora candidata all’ingresso nell’Unione Europea, Recep Tayyip Erdogan, nel corso di un suo comizio di qualche settimane fa.

Francamente, ascoltandolo, veniva voglia di ringraziarlo, di fargli i complimenti. “Finalmente un maomettano che dice le cose come stanno” – pensavo – “finalmente, essendo ormai egli stesso reo confesso, scenderà il velame di ottenebramento politicamente corretto che copre la vista dei nostri concittadini”.

Eppure niente, il velame non è stato squarciato nemmeno questa volta e neppure sono serviti i rincari di dose del ministro degli esteri turco, verace per quanto poco diplomatico: “In Europa a breve si avrà guerra di religione”.

Anche verso il signor ministro i sentimenti sono tutti positivi, vuoi per la capacità rara di dire la verità, vuoi perché augurare una guerra di religione suppone che sul campo di battaglia si trovino almeno due religioni, cosa che, per ora, sembra essere molto dubbia, visto che se il campo di Argante sembra ben munito, quello invece di Goffredo appare desolatamente vuoto e disertato.

Da una parte del Bosforo l’Islam è pronto alla guerra, dall’altra l’Islam è sempre “religione di pace” e, stranamente, lo è sempre per interposta persona, visto che tali garanzie di pace ci vengono propinate costantemente dai pastori “cristiani” (o meglio, cristianoidi), se non da atei militanti che colla “Sottomissione” coranica sembrano avere veramente poco a che fare.

Tuttavia, si badi bene, non mi voglio riferire al recente, ennesimo, attentato di Londra. Si può infatti concedere che la famosa maggioranza islamica sia “moderata”: se dobbiamo riconoscere che la maggioranza degli islamici, presenti in Europa o meno, in fondo non metterà mano alla scimitarra, non si chiuderà in covi e scantinati a preparare bombe e a scaricare i video di propaganda di Isis e compagnia, non salirà alla guida di tir o suv per falciare i passanti, se, insomma, essere moderati significa non avere pensieri di questo tipo, concediamo pure che la maggioranza degli islamici sia pure perfettamente moderata.

Eppure sono islamici, questo è il problema.

L’affermazione stessa che possa esserci un problema con una certa confessione religiosa, al di là dei termini della sicurezza pubblica e della prevenzione di atti di natura meramente criminosa, suona essa stessa come una bestemmia alle orecchie dell’uomo moderno occidentale, pronto a immaginarsi “cittadino del mondo” tutto imbevuto di laicità e relativismo.

Eppure è questo il problema. Se diversamente il problema fossero solo gli sciroccati “leoni del califfato”, è evidente che sul lungo periodo – quello nel quale, keynesianamente siamo tutti morti – prima o poi la loro offensiva di odio e stragismo assurdamente vuoto e cieco dovrà esaurirsi. Essi però non sono che la punta dell’iceberg, scaglie, per quanto in pauroso aumento, impazzite e violente di un corpo ben più vasto di loro.

L’Occidente non sa più ragionare in termini collettivi, in termini di “corpo” e, abituato dall’individualismo liberale a concepire l’uomo solo nei termini dell’interesse del consumatore, non riesce a concepire l’Islam come un “corpo” a sé stante. Un tempo da noi c’era la Cristianità, oggi ci sono solo i cittadini; da loro, tuttavia, l’Umma islamica, il corpo unico del mondo musulmano, per quanto suddiviso in diverse anime e correnti, sussiste.

Erdogan in questo getta la maschera. Non risulta che infatti da Ankara siano partiti (almeno direttamente) ordini di mettersi alla guida di tir per travolgere i mercatini di Natale, né che a Istanbul si svolgano, come a Raqqa, decapitazioni o lapidazioni in nome della Sharia. Lo stato guidato da Erdogan ha la struttura laica e occidentale ereditata da Ataturk ed Erdogan è incontestabilmente un politico democratico, democraticamente eletto e sostenuto dalla maggioranza del suo popolo, tanto che il solo argine al suo potere – come in Egitto alla presa del potere della Fratellanza Musulmana – poteva essere il golpe militare, subito deprecato dalla Mogherini, moderna sacerdotessa della religione civile della democrazia.

Tutto questo, dunque, per dire una cosa semplice e banale: l’Islam, democratico o meno che sia, terrorista o maestro di pace (??) che sia, migliore o peggiore di noi che sia, rappresenta un’alterità grave rispetto all’Europa, che è illusorio pensare di poter includere attraverso la promozione di presunti “valori dell’occidente”; se per “valori” si intende la possibilità di quel processo nichilistico di “libertà di indifferenza” che porta al progressivo annientamento di ogni senso morale e religioso della vita, si può ancora più facilmente comprendere la loro ostilità.

L’alternativa del nulla come collante sociale non sarà un’alternativa per l’Islam, come faceva già osservare il cardinale Biffi, uno dei pochi uomini di Chiesa degno del proprio rango in tempi recenti: “Io penso che l’Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la “cultura del niente”, della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l’atteggiamento dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa “cultura del niente” (sorretta dall’edonismo e dall’insaziabilità libertaria) non sarà in grado di reggere all’assalto ideologico dell’Islam che non mancherà: solo la riscoperta dell’“avvenimento cristiano” come unica salvezza per l’uomo – e quindi solo una decisa risurrezione dell’antica anima dell’Europa – potrà offrire un esito diverso». 

Purtroppo gli auspici del porporato, almeno per quanto concerne l’Europa occidentale, non sembrano rispettati.

Certo, degli esempi di messa in opera di questo tipo di mentalità si possono forse vedere nei paesi dell’Est e nella nuova Russia, dove Putin, saldo nel legare il potere dello Stato e tutta l’anima russa alla tradizione della cristianità orientale, non ha timore della minoranza islamica presente in Russia e, se una grande moschea è costruita a Mosca, lo Stato è abbastanza sicuro di sé sia nel senso di sentire di poterla vigilare da un punto di vista securitario, sia di sapere che non per questo dovrà arretrare circa la promozione della propria essenziale cifra cristiana.

In Europa occidentale, diversamente, molto diversamente, come dicevamo, non vale nulla di tutto questo.

La nostra risposta ad Erdogan che invita gli islamici a riversarsi in Europa e là moltiplicarsi per prenderne il controllo è lo Ius Soli e la concessione facile della cittadinanza ai nuovi installati.

Ne parlano ovviamente poco TV e giornali, ma se c’è un’idea programmatica che tiene uniti Renzi e Bersani, Orlando ed Emiliano, “Dibba” e D’Alema, Speranza e Di Maio, è proprio la votazione di una bella legge sullo Ius Soli, che combinando i voti di PD e Cinque Stelle passerebbe senz’altro.

Di fronte ai grandi temi, ai destini delle nostre nazioni, così risponde la nostra classe politica: mentre si distrae e si annoia sulle questioni da piccola bottega della politica, tipo se sia necessario o meno fare il congresso del PD in autunno o se Verdini debba restare o meno nell’area di governo, si pensa, più o meno sotto traccia, di approvare quella legislazione che per gli Erdogan di tutto il Medio Oriente è un invito a nozze.

“Volete venire qui da noi e fare cinque figli? Vengano signori, daremo la cittadinanza a tutti e sette. Così, inoltre, visto che sarete tutti cittadini, se uno di quei cinque figli dovesse, probabilmente per la nostra scarsa e colpevole capacità di integrarlo, radicalizzarsi, quei razzisti e bifolchi dei populisti non potranno neanche dire che è colpa dell’immigrazione, visto che è un cittadino italiano, un europeo proprio quanto loro.”

P.S.

Sulla scena politica italiana, com’era facilmente prevedibile, il Movimento Cinque Stelle ogni qualvolta si incroci un grande tema – dallo Ius Soli alla cittadinanza, dalle “unioni civili” all’eutanasia e al “diritto alla morte” – si è sempre compattamente schierato come forza pienamente compiuta della dissoluzione, compagno di fatto del PD e di tutti gli altri; il tutto avendo trascinato nella propria pancia elettori tradizionalmente di “destra”, lusingati da qualche effimera sparata di Grillo sull’immigrazione, salvo l’azione decisamente contraria del suo gruppo parlamentare al gran completo.

Lungi dall’essere un’opposizione credibile, senza alcuna base o riferimento culturale, senza alcuna visione del mondo definita, non si è andati oltre la chiacchiera da bar e la lamentela spicciola, con la proposta di qualche leggina sugli scontrini dei parlamentari e l’allungamento della prescrizione.

Un partito senza visione, senza passato e senza futuro, senza coerenza e senza valori: il suo successo era scontato.