Leggi sull’omofobia: una forzatura giuridica

Leggi sull’omofobia: una forzatura giuridica

In un periodo di grande crisi economica, politica ed internazionale, come quello in cui stiamo vivendo, con la minaccia della criminalità dall’interno e del terrorismo dall’esterno, il dibattito parlamentare ha comunque trovato il tempo di spostare la discussione su un tema caro al progressismo moderno: l’omofobia.

Ma cos’è l’omofobia? Il termine, coniato molto recentemente per indicare un non meglio precisato disturbo psicologico, oppure un crimine, letteralmente significa “paura dell’uguale”. Naturalmente, l’etimologia poco influenza l’origine della parola, creata ad hoc per indicare la paura, o meglio l’odio, verso una categoria di persone. E man mano che la “scienza”, se così possiamo chiamarla, scopre nuovi orientamenti e nuovi sessi, per ciascuno di essi viene automaticamente creata la rispettiva fobia, ovvero il rispettivo odio incentrato su una determinata categoria. Un trattamento che, curiosamente, non è riservato alla fetta più grossa della popolazione, costituita da eterosessuali.

Ma al di là delle forzature linguistiche e scientifiche, talmente assurde da poter essere trattate goliardicamente, ve ne è una che non concede ilarità e che va affrontata nella maniera più seria possibile: trattasi, come il titolo ha anticipato, della forzatura giuridica.

La legge preparata da alcuni esponenti del Partito Democratico, infatti, comporta pene e sanzioni create appositamente per chi usa violenza fisica e verbale contro la categoria degli omosessuali, contro chi li discrimina e contro chi diffonde calunnie su di essi. Queste normative dovrebbero fungere da deterrente verso l’odio nei confronti degli omosessuali e garantirne la piena integrazione nel tessuto sociale.

E’ evidente già in questa prima riflessione una profonda contraddizione: gli omosessuali pretendono di non essere considerati diversi, ma al contempo vogliono leggi su misura per loro, che rendano i reati contro di essi più gravi dei reati contro qualsiasi altro cittadino. Come mai deridere una persona, per esempio, sovrappeso dovrebbe essere meno grave che deridere un gay? Non siamo tutti uguali di fronte alla legge?

Inoltre, l’omosessualità è stata cancellata dall’OMS dall’elenco delle malattie psichiche, tuttavia le pseudo-battaglie portate avanti dalle comunità LBGT sono finalizzate al riconoscimento del gruppo come una sorta di categoria protetta, trattamento un tempo riservato, giustamente, ai diversamente abili e ai malati.

Addirittura, sfogliando il Codice Penale attualmente in vigore è possibile stabilire che i reati comunemente associati alla sola omofobia (violenza, ingiuria, discriminazione, ecc.) sono già puniti dalla legge!

La violenza per percosse senza danni a lungo termine, ad esempio, è punita dall’art. 581, il quale recita che “Chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a 309 euro […]”. L’ingiuria è invece trattata dall’art. 594 e così è scritto: “Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino ad euro 516. Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa. […]”.

Altri articoli incrementano la pena mediante l’aggravante dei futili motivi, un caso in cui può inserirsi tranquillamente la cosiddetta omofobia, così come ogni forma di odio ingiustificato verso il prossimo. Come abbiamo visto, quindi, le norme che tutelano TUTTI i cittadini, omosessuali compresi, sono già concepite dall’ordinamento italiano. Le leggi ad personam rientrano perciò in quel calderone di capricci che la comunità vuole ottenere in barba allo stesso principio democratico di uguaglianza giuridica dei cittadini, capricci come la creazione di nuove parole del vocabolario (la cui ridicolaggine sfiora il “petaloso”), l’uso dei termini “genitore 1 e 2”, l’utero in affitto, l’adozione.

E l’odio aprioristico e irrazionale verso l’omosessualità non va confuso minimamente con la lotta per la difesa della famiglia tradizionale e dei valori morali, sociali e giuridici cui siamo abituati da oltre 2000 anni. Chi chiede la legge sull’omofobia vuole proprio questo, sta all’ascoltatore scaltro e attento non cadere nel tranello e scindere l’odio dalla giustizia.

Concludiamo con una piccola curiosità: i Codici Civile e Penale non discriminano gli omosessuali, ma c’è un passo della Costituzione più bella del mondo che, se preso alla lettera, dovrebbe proibire i gay-pride. Infatti, l’art. 21 ci dice che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. […] Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.”