Las Malvinas son Argentinas (Prima parte)

Las Malvinas son Argentinas (Prima parte)

Trentacinque anni fa, il 2 aprile del 1982, le truppe argentine sbarcavano a Puerto Argentino (Port Stanley per gli Inglesi), capitale delle Malvinas (Falklands per gli Inglesi), prendendo possesso dei territori che centocinquant’anni prima i soldati di Sua Maestà avevano a loro volta occupato sottraendoli alla sovranità delle Provincias Unidas del Sur, la prima denominazione assunta dai territori dell’antico Virreinado del Rio de la Plata dopo il distacco dalla Spagna.

Non è possibile stabilire con certezza chi scoprì per primo le isole. Molti navigatori incrociarono l’arcipelago nel sedicesimo secolo (sicuramente il portoghese Magellano e l’olandese De Weert), finché l’inglese Strong percorse lo stretto che separa le due isole principali, battezzandolo Falklands Sound in onore del primo Lord dell’ammiragliato britannico. E’ dei Francesi, nel 1763, il primo tentativo di colonizzazione delle Malvinas, meta di abitatori d’origine bretone salpati dal porto di Saint Malo (da cui il nome di Malouines), seguito da un tentativo inglese due anni dopo, denunciato dalla Spagna, che ne reclamava la sovranità. Vale la pena ricordare che. alla fine del XV secolo, due bolle papali e un successivo trattato avevano iniziato a regolare le questioni dei nuovi territori. Il ritorno di Cristoforo Colombo dal suo primo viaggio transoceanico e le notizie della scoperta avevano sollevato l’interesse delle grandi potenze e si pose dunque il problema dei diritti sul nuovo mondo; il papa Alessandro VI, Rodrigo Borgia, emise così due successive bolle, denominate Inter Coetera, con cui suddivise, a occidente ed a oriente d’una linea longitudinale immaginaria posta a 100 – poi portata a 370 – leghe dalle isole Azzorre e da Capo Verde, le zone di navigazione rispettivamente di Spagnoli e Portoghesi. Le bolle furono poi integrate, l’anno successivo, dal trattato di Tordesillas, firmato dalle due nazioni. La validità di questa regola di diritto internazionale era legittimata dall’autorità di cui godeva in Europa il capo della Chiesa, che nell’occasione aveva sicuramente privilegiato le potenze che più di altre si battevano contro l’Islam, e del resto né Francia né Inghilterra all’epoca la contestarono. I Francesi riconobbero la sovranità spagnola e si ritirarono dalle isole, diversamente dagli Inglesi, che vi rimasero furtivamente fino a quando, nel 1774, furono cacciati. Il contenzioso che ne seguì portò, alla fine, al riconoscimento inglese dei diritti della corona spagnola sulle isole Malvinas (identificate nel riferimento di Porto Soledad) e sugli opposti tratti di costa continentale, sancito nel trattato di Nootka Sound (Canada) nel 1790, quando già abitatori provenienti dal Sud America, d’origine bianca e india, vi si erano stanziati da circa sedici anni, lasciando agli Inglesi il diritto di navigazione oltre le dieci leghe dalla costa e regolando altre questioni relative all’insediamento temporaneo e stagionale di stabilimenti di pesca. Le isole divennero quindi sede di governatorati spagnoli, in maniera ininterrotta, fino a quando la guarnigione lì ubicata, nel 1811 fu richiamata in terraferma per partecipare alla guerra contro gl’indipendentisti, che si erano sollevati per reclamare il distacco dei territori del Virreinado del Rio de la Plata – corrispondente ad Argentina, Uruguay, Paraguay, Bolivia e nord del Perù – dalla Corona dei Borbone.

Le Provincias Unidas del Rio de la Plata, con un rapido processo d’indipendenza  (che prese spunto dall’abdicazione avvenuta nel 1808 a Bayonne di Carlo IV di Borbone a favore di Napoleone), formalizzato nel 1816 in occasione del congresso di Tucuman, dove assunsero il nome di Provincias Unidas del Sur, si sostituirono dunque al Virreinado del Rio de la Plata (di cui le isole facevano parte), trovando quindi applicazione il principio giuridico conosciuto come uti possidetis iuris, volto a preservare a favore d’una nuova entità statale le frontiere ed i territori appartenenti all’entità venuta a dissoluzione.

Nella seconda metà degli anni Venti, il segretario di Stato americano, e poi capo della nazione, Quincy Adams – il redattore del messaggio alle camere pronunciato dal presidente Monroe, dove erano contenuti alcuni passaggi poi divenuti la base per la c.d. dottrina che porta il suo nome – aveva confermato, per le nuove repubbliche emancipatesi dalla Spagna, questo principio, affermando espressamente che, venuta meno la sovranità spagnola sui diritti territoriali stabiliti in quel trattato, gli stessi passavano alle nuove entità nazionali, salvo quelli relativi alle aree esclusive di navigazione, che invece s’estinguevano. I suoi successori non terranno conto però di queste parole.

L’occupazione britannica, effettuata nel 1833 con l’espulsione del contingente militare argentino e dei residenti, fu dunque una vera e propria usurpazione, un atto piratesco che gl’invasori allora giustificarono con la circostanza che l’invocato principio dell’uti possidetis non era applicabile, data la non identificabilità dell’Argentina/Provincias Unidas di quell’anno 1833 con i territori del vecchio Virreinado. L’obiezione era chiaramente pretestuosa, poiché le scissioni che si produssero, del Paraguay nel 1811, dell’Alto Perù nel 1825 e dell’Uruguay nel 1828, costituirono semplici distacchi dall’autorità centrale, allo stesso  modo di quelli della repubblica d’Irlanda e del resto delle ex colonie del Commonwealth dalla Gran Bretagna, senza che nessuno possa seriamente sostenere che essa non abbia mantenuto giuridicamente e storicamente la sua continuità, pur avendo perduto una larga fetta dei propri territori.  

Tante furono le critiche, anche da parte di giuristi e uomini politici britannici, alla posizione assunta dal governo di Londra ed alle deboli motivazioni che la sostenevano, che negli anni Trenta si produsse una modifica degli argomenti giustificativi di quel vero e proprio atto di pirateria; si misero così da parte le obiezioni all’applicazione del principio dell’ubi possidetis e s’invocò il principio dell’autodeterminazione degli isolani, i Kelpers, installati dagli Inglesi dopo aver cacciato la popolazione residente. Dunque, perdeva importanza la questione della sovranità ante 1833 e ci si fondava sul c.d. fatto compiuto. Da “sono nostre, e per questo le prendemmo” a “le abbiamo prese, e quindi sono nostre”.

La risoluzione 2065, adottata dall’ONU il 16 novembre 1965, costituì un duro colpo a questa nuova tesi. Si considerava il dominio dell’impero britannico sulle isole come coloniale e si invitava le parti ad intavolare, senza ritardo, trattative per trovare una soluzione che tenesse conto non della volontà, bensì degli interessi degli attuali abitanti, riconoscendo così, per la prima volta, l’esistenza di una questione di sovranità.