Roma ai Romani: una svolta storica nella capitale

Roma ai Romani: una svolta storica nella capitale

L’inizio del 2017 ha visto sorgere e crescere con rapidità sorprendente il movimento di lotta popolare Roma ai Romani (RAR), ben presto definito anche “l’ala popolare di Forza Nuova”, che se da una parte si pone nel solco già tracciato da analoghe forme di protesta movimentista di altre parti d’Italia, soprattutto (ma non solo) in Veneto, dall’altra si è imposto prepotentemente all’attenzione dei media e della popolazione romana, riuscendo a combinare forme e livelli di lotta che, fino ad oggi, erano rimasti disgiunti o che si ritenevano campi esclusivi della “destra” (nazionalismo, sicurezza, richiamo alla Tradizione) o della “sinistra” (emergenza abitativa, collaborazione sociale nelle borgate).

Diciamo subito che questa ondata di lotta popolare ha già ottenuto un primo risultato: quello di rompere il muro del monopolio rosso in certe zone, dell’affarismo di potere e del silenzio rassegnato degli abitanti, che stanno ritrovando la forza e l’energia per reagire, difendersi dai soprusi e contrattaccare. Se inizialmente si poteva pensare al classico “caso isolato” (quello della Magliana, balzato subito all’onore della cronaca), il rapido accendersi di nuovi focolai di lotta in diversi altri quartieri (Trullo, Montecucco, Corviale, Primavalle, Flaminio, Tor Sapienza, Ardeatino, Divino Amore, e l’elenco sembra destinato a allungarsi) ha dimostrato che si tratta di un fenomeno ben più vitale, ampio e articolato.

Il successo dell’offensiva forzanovista nella capitale non consiste solo nell’aver aumentato i focolai e i fronti di lotta (difesa della casa, difesa della strada e del quartiere contro l’insicurezza, difesa etnica contro l’invasione, difesa di categorie sociali quali tassisti e ambulanti), ma anche nell’averli collegati in una rete, in una strategia complessiva chiara. Chi difende la propria casa e la propria famiglia dal potere che vorrebbe sfrattarlo per sostituirlo con i nuovi invasori non fa altro che incarnare “in piccolo” la resistenza etnica che si oppone allo sradicamento totale della nostra stirpe a livello nazionale. Del resto, cosa è la Nazione se non una famiglia costituita da tante famiglie? Dalla difesa della casa a quella del quartiere, della città, della nazione: sono passi successivi coerenti e logici.

L’interventismo forzanovista di Roma ai Romani da una parte sostituisce la sinistra nell’interpretare i problemi del popolo e delle periferie, inceppa il meccanismo burocratico-affaristico di politicanti e palazzinari e risveglia la gente delle borgate, ma dall’altra allarma il Sistema di potere che reagisce con la repressione nelle piazze e con la disinformazione mediatica. Gli sfratti di italiani a favore di invasori islamici, la difesa dei centri di potere politicante (come la sede del Pd), la repressione di proteste di categorie vessate e perseguitate non vengono attuate di certo coi guanti di velluto, così come gli attacchi da parte di certi organi di stampa non avvengono certo con rispetto della verità. Esempio emblematico: il potere che ha tollerato e coccolato per decenni i centri sociali rossi, provvede ora a chiudere e murare i centri sociali nazionalisti – mettendo così in evidenza chi fa veramente paura al Sistema.

Combattere contemporaneamente la sinistra di strada e di vertice, il potere politico e affaristico, la malavita nomade, la repressione, gli invasori extraeuropei, non è certo facile… ma neppure impossibile! Le direttrici di lotta sono ben delineate e non resta che seguirle con decisione, coerenza e perseveranza.

1) Interventismo: essere attivamente presenti ogni volta che un quartiere, una famiglia, un singolo italiano, hanno bisogno di aiuto. Esserci “prima, durante e dopo” vale a dire, arrivare per primi, essere in prima fila durante le lotte, continuare a seguire le situazioni di crisi sociale anche successivamente per monitorare la zona, sviluppare l’assistenza agli italiani, rafforzare i legami con la nuova base sociale conquistata – per essere di nuovo subito presenti la volta successiva!

2)Sintesi: coniugare il sociale col nazionale, il familiare col popolare, lo spirituale col materiale. La battaglia per la giustizia, per la nazione, per la famiglia, per il popolo, per la fede e la tradizione dei nostri padri e l’avvenire dei figli costituiscono un fascio unico e ben saldo nel quale i militanti già formati devono costituire la scure centrale, l’asse attorno al quale si stringono tutti gli altri.

3)Radicamento: rafforzare i legami tra i militanti forzanovisti e la massa di gente ancora all’inizio del processo di politicizzazione. Quando si trovano nuovi seguaci provenienti dall’esterno dell’Area della destra radicale, i militanti non possono aspettarsi persone culturalmente già formate, ma devono accompagnarle con la giusta gradualità nel cammino verso la consapevolezza di quelli che sono i loro diritti e doveri storici e la piena conoscenza di quelli che sono i nemici da combattere. Parafrasando gli squadristi, i militanti devono essere come loro “guerrieri e apostoli”, pronti tanto a battersi quanto a spiegare con pazienza e umiltà.    

4)Mito: troppo spesso si pensa che certe lotte si svolgano prevalentemente a livello economico mentre – come spiega bene Sorel – solo il Mito è in grado di trasformare l’uomo semplice del popolo prima in contestatore, poi in militante e infine in “eroe”. Nel Mito chi lotta riscopre la propria dignità di uomo, di italiano, di genitore, di capofamiglia, di lavoratore – dignità offesa ogni giorno dal Sistema liberale. Il richiamo alle origini di Roma antica e alle radici della nostra nazione è un fattore di chiarificazione, un riconnettersi ai miti fondanti della nostra etnia, un presupposto necessario per la creazione di contropotere popolare nelle periferie.