San Pietroburgo, Europa dell’est, Siria: intervista a Roberto Fiore

San Pietroburgo, Europa dell’est, Siria: intervista a Roberto Fiore

San Pietroburgo, Europa dell’Est, Siria: Roberto Fiore fornisce una chiave di lettura degli ultimi avvenimenti

D: Qual è la sua lettura degli ultimi avvenimenti che riguardano la Russia e l’Europa dell’Est, che ruolo svolge l’attentato di San Pietroburgo?

R: In Russia e in Bielorussa è evidentemente in corso un tentativo di sovvertimento dei legittimi Governi tramite formidabili azioni messe in atto da movimenti liberal che investono moltissimo sui Social, avendo già dalla loro parte la stampa mainstream di tutto l’Occidente, che amplifica la reale portata della protesta di piazza e sul web, e le Ong di Soros sono in prima linea. 
Purtroppo, la storia recente insegna che, parallelamente alle contestazioni, vengono realizzati anche attacchi di questa natura. È quello che i russi definiscono pericolo Maidan, credo che gli ultimi tragici avvenimenti si spieghino essenzialmente così. Non ci sono prove di questo, almeno per il momento, ma vale la pena ricordare – oltre al sempre validissimo “cui prodest?” – il fatto che, poco più di 10 anni fa, Putin dichiarò guerra alla Cecenia e a Boris Berezovski, l’oligarca russo-sionista che con i ceceni islamisti, tramite Basayev, aveva strettissimi legami.
Berezovski accompagnò alla strage di Beslan, opera dei ceceni, almeno in una circostanza, un durissimo attacco speculativo in borsa. Si trattò così di un autentico attacco a tenaglia, potenzialmente in grado di mettere in ginocchio Putin. Poteri economici e terrorismo stanno dalla stessa parte.

Nell’Europa dell’Est è in atto lo scontro tra due fronti contrapposti: da un lato ci sono l’area Visegrad e gli Stati in cui la forte e continua ascesa dei movimenti nazionalisti esprime fastidio e/o forte contrasto con l’Europa di Bruxelles, dall’altro si nota anche lì un nuovo attacco dell’ideologia liberal-nichilista che, pur se notevolmente indebolita dalla vittoria di Trump, cerca con un colpo di coda una clamorosa riaffermazione. Spero che Trump non sia così ingenuo da cadere in questo tranello.

D: Putin e Lukashenko temono un pericolo Maidan ?

R: Maidan nacque come una forte opposizione di piazza spontanea e inattesa, senza alcuna leadership di partiti politici, ma, attraverso il condizionamento dei social, nonostante la facciata nazionalista, divenne un’operazione a guida di lobby americane e sioniste. Credo che Maidan, così come l’altrettanto repentina rivoluzione bolscevica, anch’essa finanziata da potenze e potentati esteri, rappresentino, a ragione, la principale preoccupazione dei due leader.

D: E quanto accaduto in Siria subito dopo la strage di San Pietroburgo?

R: Accusare Assad degli attacchi con gas tossici è ridicolo e l’accusa si sta già sgonfiando.

Già in passato la calunnia contro Assad fu smontata, tra le altre, anche dalla testimonianza di Piccinin, ostaggio assieme a Quirico; dopo il suo rilascio, rivelò di aver appreso dai ribelli che lo tenevano prigioniero che gli attacchi di gas tossici erano stati opera loro. Anche un’inchiesta del premio Pulitzer Seymour Hersh confermò la cosa.
Del resto, perché l’esercito siriano dovrebbe, ad un passo dalla vittoria finale, rovinare la sua reputazione con attacchi criminali, oltre che controproducenti a livello di immagine? Anche qui, varrà la pena chiedersi: cui prodest?
L’arma di distrazione di massa rappresentata dal gas in Siria, il cui uso è attribuito dalle solite fonti inglesi all’alleato di Putin, non può funzionare: la Russia può bloccare qualsiasi colpo di coda dell’alleanza Soros/Isis/Turchia, anche su questo terreno.