Massoneria, Bindi annuncia dissequestro degli elenchi

Massoneria, Bindi annuncia dissequestro degli elenchi

Un’Ansa di ieri annuncia la marcia indietro della Commissione Antimafia

La Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi ha disposto, nella seduta dell’11 aprile, la restituzione a tutte le obbedienze massoniche interessate dei documenti originali e degli elenchi dei muratori di cui aveva precedentemente ordinato il sequestro, nonostante il recente pronunciamento della sezione del Riesame del Tribunale penale di Roma avesse respinto il relativo ricorso della Gran Loggia Regolare d’Italia. Pronunciamento giudiziario, quest’ultimo, che sembrava preludere ad un analogo rigetto delle medesime richieste provenienti dal Grande Oriente d’Italia e da altre logge italiane, la maggioranza delle quali si erano dette pronte a voler ricorrere anche in sede europea, cosa che il GOI ha già annunciato di voler fare comunque, affinché la vittoria per manifesta resa del “nemico” possa assumere i connotati di un trionfo.

La domanda che mi ponevo in un precedente articolo sembra, quindi, aver già trovato risposta: no, la massoneria non era davvero sotto attacco, si trattava di un fuocherello amico che adoperava in realtà quelle pistole ad acqua con cui i bambini della mia generazione giocavano alla guerra sulla spiaggia.
Ma c’è di più, la Bindi (senese come il Gran Maestro del GOI Stefano Bisi) ha fatto sapere, notizia pubblicata sempre l’11 aprile, di essere pronta a non ricandidarsi alle politiche del 2018, puntando invece – secondo ipotesi plausibili e corrispondenti al suo profilo cattocomunista con forti simpatie grilline, queste ultime assunte dalla signora negli ultimi tempi – al bersaglio grosso del Quirinale, quale prima presidente donna della repubblichetta antifascista.

Non è però tutto così semplice, all’iniziale richiesta di sequestro relativa agli elenchi dei soli massoni di Calabria e Sicilia, scrive L’Espresso, ha fatto seguito da parte della Guardia di Finanza il prelevamento di tutti gli elenchi italiani – 35mila nomi – e le lotte intestine non sono certo terminate. La Gran Loggia degli Alam (antichi liberi accettati muratori) ne è, infatti, particolarmente dilaniata per l’assoluta disponibilità fornita dal suo gran maestro Binni nel collaborare con gli inquirenti, comportamento che ha un precedente solo in quanto fece Di Bernardo, ex Gran Maestro ripudiato dal GOI, con il giudice Cordova.

Comunque vada a finire, si è scoperchiato un nuovo vaso di Pandora e i prevedibili passi indietro dei politici non potranno richiuderlo come se niente fosse. La risposta delle obbedienze, infatti, non è stata unanime e molti fratelli hanno cantato; l’iniziazione descritta dal collaboratore di giustizia calabrese Cosimo Virgiglio – sottoposto a un rito detto “penta”, chiuso nudo per sette ore in cella con uno scheletro – ha riproposto prepotentemente, ad esempio, quell’inquietante profilo esoterico che la controchiesa massonica, pur tra mille distinguo altrettanto esoterici per noi profani, non è mai riuscita a nascondere del tutto, se non allo sguardo, infine confermatosi troppo timoroso, della Commissione Antimafia, già tornata da una crociata che, evidentemente, non voleva combattere sul serio, nonostante numerose interessanti audizioni.

Mi auguro che i magistrati calabresi e siciliani, ancora impegnati nelle inchieste mafia-massoneria che si ricollegano agli scenari degli anni ’90 e che l’interesse della Commissione hanno gioco forza sollecitato, non ne abbiano a subire, come già avvenuto in passato, pesanti conseguenze.