Ferrogallico, Fumetti ostinati e contrari. Intervista a Federico Goglio

Ferrogallico, Fumetti ostinati e contrari. Intervista a Federico Goglio

Come si legge dal sito della casa editrice, “Ferrogallico è l’inchiostro usato in Europa fin dalla notte dei tempi. Da Roma antica e per tutto il Medioevo, fino all’avvento dei pigmenti “di China”, il Ferrogallico rappresentò l’inchiostro nero per eccellenza. Realizzato partendo dalle “galle” di quercia e dal solfato di ferro, il Ferrogallico aveva il potere di penetrare profondamente nelle fibre della carta, risultando pressoché indelebile. Gli amanuensi medievali trascrissero la cultura antica usando il Ferrogallico, salvando così dall’oblio le radici stesse della nostra Civiltà.” 

Oggi, la neonata casa editrice, che nasce libera, autonoma, apartitica per trasformarsi in immagini, storie, emozioni, stimoli culturali” si propone la missione di tramandare, attraverso il mezzo del fumetto d’autore e del graphic novel, personaggi e storie dimenticate, silenziate dal conformismo culturale e dal politicamente corretto.

Tra i principali animatori del progetto c’è Federico Goglio, che abbiamo contattato per sottoporgli alcune domande riguardo all’attività di questa casa editrice di fumetti ostinati e contrari.

1 – Come è nata l’idea di Ferrogallico?

Ferrogallico nasce oltre un anno fa, dall’idea di raccontare una storia simbolo degli anni Settanta, quella di Sergio Ramelli, attraverso uno strumento inedito come quello dei fumetti. Nell’epoca delle immagini, nell’epoca della limitazione e della disabitudine alla lettura “classica”, l’idea di proporre storie non allineate seguendo una dinamica simile a quella cinematografica risponde a esigenze e contesti attuali. L’idea è semplice e forte al tempo stesso: utilizzare uno strumento di comunicazione efficace come le immagini (oggi efficace già di per sé, a prescindere dalla consistenza della storia narrata) abbinato però – questa la peculiarità di Ferrogallico – a sceneggiature originali per il mondo dei fumetti e basate su storie di reale sostanza.

2 – E’ corretto dire che anche nel mondo del fumetto è stata finora presente una sorta di cappa culturale, che ha indirizzato politicamente le pubblicazioni più diffuse?

Indiscutibilmente, il fumetto più “impegnato”, la graphic novel, il graphic journalism sono appannaggio di un sistema culturale che, a partire dal famigerato ’68, si è disteso come una piovra su tutto ciò che in qualche modo andava costituendo la nuova cultura popolare, la cultura “pop”. Va altresì detto che, a differenza di altri ambiti, quello dell’editoria “a vignette”, per una serie di ragioni buone e meno buone, è stato a lungo considerato dal mondo culturale non conforme un ambito secondario, per il quale non valeva la pena impegnare le poche risorse disponibili. Così, inevitabilmente, gli spazi sono stati completamente occupati. Da qualche anno, assistiamo ad un ritorno, ad una nuova affermazione della graphic novel (evidentemente rinnovata nei suoi principi di base), che meritava un’attenzione speciale anche da parte di qualche esponente della cultura non allineata di questo Paese. Il tempo di lasciare tutto il campo libero agli altri, ai soliti, a chi segue sempre la direzione del vento, doveva pur finire.

3 – Tra pochi giorni sarà pubblicato il fumetto su Sergio Ramelli: quale chiave di lettura avete dato per la narrazione di uno dei più efferati omicidi politici degli anni ’70?

Ferrogallico ha una linea editoriale chiarissima: nei prossimi due anni svilupperemo un catalogo su più fronti, uno solo dei quali dedicato alla memoria degli uomini che negli anni Settanta hanno scelto di stare dalla parte “sbagliata”. Ci dedicheremo poi, con un taglio culturale ampio e sorprendente, ai racconti biografici, equilibrando l’opera di distorsione e insopportabile alterazione che il pensiero politicamente corretto mette in atto costantemente nei confronti di grandi riferimenti culturali. Cito solamente due esempi, due uomini che racconteremo a fumetti, Yukio Mishima ed Ezra Pound.

Ricordiamo e ricorderemo gli anni Settanta fuori da logiche “cimiteriali” e reducistiche, che non ci appartengono, soffermandoci sulla solarità e la chiarezza dell’essere esempio. Sergio Ramelli viene ricordato nel suo vivere quotidiano, fatto di grandi e piccole cose, rappresentato come un giovane come tanti altri sotto alcuni aspetti, diversissimo sotto altri. Emerge così il racconto di una lucida scelta, il racconto di un giovane militante. La nostra storia di Sergio Ramelli a fumetti è quella di una vittima innocente ma, al tempo stesso e soprattutto, perfettamente consapevole, di un ragazzo che credeva in ciò che faceva, che si assumeva le responsabilità di una scelta di vita, che affrontava coscientemente i rischi e i pericoli dell’impegno.

4 – Oltre al fumetto su Ramelli, per ora Ferrogallico ha pubblicato l’epopea dell’Alcazar… quali sono i prossimi progetti imminenti?

L’impresa epica dell’Alcazar di Toledo, una storia incredibile che meritava una vera e propria riscoperta, si sposa perfettamente con la mission editoriale di Ferrogallico, tesa principalmente a mettere “in scena”, per immagini, l’archetipo, l’esempio, il riferimento. Inserito nella collana “Europea”, il fumetto sull’Alcazar non è nato dalla sceneggiatura e dai disegni di autori e artisti che collaborano con Ferrogallico, ma si tratta di una riscoperta, di una nuova edizione di un vecchio e dimenticato (pure in Spagna) fumetto spagnolo di sapore franchista. Un’opera di circa cinquanta tavole, che Ferrogallico ha recuperato e restaurato nelle vignette, tradotto e revisionato nel testo. Un fumetto ispirato direttamente ai documentari e ai filmati originali dell’epoca, storicamente rigoroso ed esaustivo. Si tratta di una sorta di anticipazione a vignette dei ben più attuali albi di giornalismo grafico di guerra. A proposito di giornalismo di guerra, nei prossimi mesi Ferrogallico pubblicherà una lunga e avventurosa biografia di Almerigo Grilz (in uscita a settembre), primo reporter italiano a essere morto su un fronte bellico dopo il 1945. A questa nostra opera, alla quale hanno dato un eccezionale contributo alcuni dei più noti reporter italiani (Toni Capuozzo, Fausto Biloslavo, Gian Micalessin), si aggiungeranno poi due nuovi volumi della collana degli anni ’70 (il primo dei quali dedicato alla strage di Acca Larentia, in uscita a gennaio 2018), un’opera incentrata sulla storia italiana dei confini orientali (senza anticipare troppo, sarà un fumetto che tratterà in maniera molto originale il tema delle foibe e del dramma istriano-giuliano), la prima biografia al mondo dedicata a Yukio Mishima… E, forse, non mancheranno altre sorprese nel frattempo.