Il liberalismo: la religione senza Dio

Il liberalismo: la religione senza Dio

Tutte le collettività umane che sono esistite, che esistono e che esisteranno sulla Terra avevano, hanno o avranno una religione. È un dato incontrovertibile della realtà/necessità umana.

Alcuni sprovveduti – specie gli acculturati alla “nuova religione senza religione” – credono e ci vogliono far credere che alcune comunità, specie quelle occidentali, vivano senza religione, o che possano vivere senza religione! Ma in realtà una religione c’è. Vediamo perché.

La “religione” «è un concetto astratto e del resto un concetto relativamente recente ed esclusivamente occidentale», è un prodotto storico nato con il cristianesimo dalla necessità di confrontare le diverse “religioni”, come diceva Angelo Brelich nel 1968 (ungherese di origini, professore di Storia delle religioni all’Università degli Studi di Roma La Sapienza e non credente).

Il «‘Credere’ è un concetto generico nient’affatto specificatamente religioso: si possono credere cose del tutto profane. Né la credenza religiosa si distingue da quella profana esclusivamente per il suo oggetto: anche sul piano puramente profano si può ritenere verosimile (cioè credere) che esista Dio, che ci sia l’immortalità ecc.» (Brelich). La credenza religiosa è quella priva di alternativa: si crede in una cosa perché tutta la società ci crede e nell’orizzonte mentale della società non è mai affiorata l’ombra che quella credenza possa essere non vera. Questa credenza costituisce una “spontanea evidenza per tutti”, indipendentemente dal fatto di non averne l’assoluta certezza.

Il mito è una evidenza indiscussa per la società della cui religione fa parte, mentre appare assurdo a chiunque altro, dato che narra vicende impossibili per chi non fa parte di quel gruppo sociale/religioso. Il mito non spiega ma fonda la società, cioè la società “dà un senso” alle proprie condizioni e forme di esistenza.

I riti. Sono riti quelle cerimonie sociali rilevanti culturalmente per una società. Alcuni esempi chiariscono meglio il concetto. Per esempio, i riti per il conferimento di uno status: raggiungimento della maggior età, matrimonio, nascita, ecc. (1) Il rito non è un doppione inutile del passaggio naturale, ma è il procedimento mediante il quale una società trasforma i fenomeni naturali in fenomeni umani. Il gruppo umano deve credere che il rito fa diventare adulti, in esso si crede e per esso valgono tutte le considerazioni che si possono fare per le credenze religiose, cioè la fede. Se una società fosse consapevole che i riti sono creazioni esclusivamente sue, quella società o non potrebbe esistere, oppure tutto scadrebbe in pura formalità priva di senso.  

Ora verificheremo se la dottrina del liberalismo (il quale nasce dall’illuminismo alla fine del secolo XVIII, e si afferma come ideologia che affianca l’ascesa della borghesia) con i suoi derivati tossici (capitalismo senza regole, laissez faire, ‘diritto positivo’, teoria gender, eutanasia) appartiene alla fede “razionale” (quella che permette alternative, ad esempio la fede calcistica) o alla fede irrazionale/religiosa. La differenza non è di poco conto, per ora basta solo un esempio: quando noi pensiamo a qualcosa che ha a che fare con la fede razionale, si irrora di sangue la parte razionale del cervello (la corteccia orbito-frontale mediana inferiore), invece quando pensiamo qualcosa che ha a che fare con la fede irrazionale/religiosa (o qualche simbolo fortemente culturale, ad esempio anche un logo commerciale famoso) si irrora la parte emozionale del cervello (l’insula), la stessa che si irrora pensando all’esperienze mistiche. (2)

In poche parole, per il liberalismo, nella sfera del privato il singolo può muoversi “come vuole”, vedasi il modello già rilevato da Benjamin Constant (filosofo e costituzionalista di famiglia ugonotta) nel discorso sulla Libertà degli antichi e dei moderni e da Isaiah Berlin (filosofo russo naturalizzato inglese, di famiglia ebraica, morto nel 1997) nella sua teoria dei due concetti di libertà (libertà da e libertà di), ma il “come vuole” va inteso solo in linea con le idee liberali! Infatti, se uno si comporta “come vuole”, ma non nei canoni del liberalismo, allora diviene elemento anti-sociale da mettere in carcere o addirittura a morte. Questa contraddizione si nota nel Saggio sulla libertà di John Stuart Mill, maggior teorico del liberalismo, dove è contemplata l’uguaglianza di tutte le persone, tranne per i “papisti” (i cattolici), poiché non hanno un comportamento totalmente collimante con il liberalismo. La contraddizione si è manifestata anche nell’impegno pratico di Mill: da governatore di una provincia dell’India inglese mise a morte degli indù per motivi “umanitari”, perché compivano un culto che prevedeva incisioni con fuoriuscita di sangue! Insomma, per il liberalismo si è più umani a impiccare che a far uscire un po’ di sangue per un rito religioso! La stessa contraddizione si può notare nel caso della strage di cattolici in Vandea fatta dai rivoluzionari illuministi francesi; la loro colpa, dei cattolici, era quella di non aver accettato l’illuminismo come la vera religione, credendo ancora in Dio e in Gesù. Quindi “libertà” di credo, ma il credo deve essere coincidente con quello illuministico!

La credenza religiosa è quella priva di alternativa, si crede in una cosa perché tutta la società ci crede e nell’orizzonte mentale della società non è mai affiorato il dubbio che quella credenza possa non essere vera, poiché costituisce una “spontanea evidenza per tutti”, indipendentemente dal fatto che se ne abbia l’assoluta certezza. Oggi i media ci presentano il liberalismo come qualcosa di indiscutibile, è l’unica verità possibile, le correnti di pensiero alternativo vengono marginalizzate, ignorate o etichettate come pazzie.

Quindi un fanatismo oltre ogni limite razionale! Basta leggere i commenti su Facebook relativi al suicidio (o ‘libertà di gestire la propria vita’) del dj Fabo, verificatosi lo scorso 27 febbraio, oppure quelli sui cosiddetti diritti dei gay, sui “migranti” o sull’ideologia gender. Commenti scritti da persone che non sanno neanche di che cosa si stia parlando, ma rilasciati con fanatismo e faziosità, poiché ritenuti conformi all’unica vera credenza accettabile, “spontanea evidenza per tutti”, indipendentemente dal suo valore in rapporto al bene delle persone singole e della società.

Ma vediamo cosa dicono i liberali a sostegno della loro dottrina: Walter Benjamin (filosofo tedesco di famiglia ebraica) nell’opera Il capitalismo come religione dice: “Nel capitalismo si deve vedere una religione, vale a dire che il capitalismo serve essenzialmente all’appagamento di quelle preoccupazioni, di quelle pene e inquietudini a cui un tempo davano risposta le cosiddette religioni […] Il capitalismo è una religione cultuale, forse la più estrema che sia mai esistita. In esso tutto ha significato solo in immediata relazione al culto […]”. Anche se Benjamin (arrivando subito al dunque) parla di “capitalismo”, e non direttamente di liberalismo, i due concetti sono, in gran parte, sovrapponibili, visto che il pensiero liberale è coetaneo del capitalismo moderno e ne è stato la giustificazione teorica, la specifica teologia.

Non solo, questa religione ha anche dei miti. In proposito, è interessante riproporre un pezzo di Pier Paolo Dal Monte «Il mito fondante del liberismo è quello del “libero mercato” […]. Questo mito viene propalato da numerose “mani invisibili”, affinché diventi dogma, e le masse possano essere convinte che sia proprio vantaggio il difendere gli interessi delle èlite. E infatti, le masse, fanno propria la fandonia del “libero mercato” convinti che sia nel loro interesse. Naturalmente, non è mai esistito e non può esistere un siffatto “libero mercato”, […] A tal fine, sono state piuttosto abili a convincere le masse di cui sopra che il “libero mercato” sia un fenomeno “naturale”.».

Ma andiamo oltre, cui prodest, a chi giova che il popolo professi tale religione?

Si potrebbe capire dalla semplice definizione internettiana di Wikipedia “il liberalismo nasce come ideale che si affianca all’azione della borghesia […]”; quindi la “borghesia” – o come altrimenti si vogliano chiamare oggi i promotori di questa religione – ha tutto l’interesse affinché questa religione sia dominante. L’interesse non è di tutta la collettività in quanto tale (come tutte le religioni tradizionali o “primitive”), ma l’interesse di una piccola parte della collettività! Questa piccola porzione di società, il cui unico interesse è prettamente economico e finanziario, per mantenere il potere necessita di questa religione. La Patria, lo Stato, la famiglia hanno un interesse estremamente limitato e finalizzato esclusivamente ai benefici che quelle élite possono ricavare (si vedano a questo proposito le teorie sullo “Stato minimo”, teorizzato da filosofi americani e neo-con come Robert Nozick e Jonh Rawls).  L’egemonia culturale e il dominio si attuano attraverso altisonanti dichiarazioni sulla libertà, che generalmente danno luogo alla nascita dei cosiddetti “diritti civili”, falsi idoli di una falsa religione come il liberalismo.

Note

(1) In questi casi, solo il rito fatto secondo quella cultura fa cambiare lo status della persona: la persona che non ha subito il rito della maggiore età, anche se ha tutte le qualità biologiche di adulto, non è considerata adulto da quella società, e lo stesso vale per la nascita. In alcune società, se non vi è stato il rito della nascita e il bambino muore non è considerata morte del bambino e non viene neanche seppellito.

(2) Esperimenti fatti su un ampio pubblico con Risonanza magnetica funzionale fRMI e su un gruppo di suore Carmelitane, effettuati dall’Università di Montetreal, tramite il neuroimaging.