Dove va la Francia? Quali prospettive per i nazionalisti in Europa occidentale?

Dove va la Francia? Quali prospettive per i nazionalisti in Europa occidentale?

Il risultato importante, ma forse non vincente, della Le Pen impone una riflessione a tutto campo.
L’attuale Front National, che sarebbe un grave errore definire populista, proviene da una concezione nazionalpopolare classica, che presenta, però, delle differenze rispetto agli altri movimenti nazionalisti europei.

Se dal punto di vista economico e sociale le posizioni del nuovo FN sono più vicine alla tradizione sociale nazionalpopolare europea, sui temi etici che impegnano la Francia profonda e cattolica ha assunto da qualche tempo posizioni inaccettabili, in particolare su questioni quali il Marriage pour tous.
Tuttavia, l’ultima settimana è servita a Marine Le Pen per recuperare il consenso di molti di quei dubbiosi che non avevano gradito le sue “evoluzioni”, avvalendosi in questo dell’intervento della nipote Marion, il cui discorso è culminato in un significativo “Marine è l’ultima difesa della Francia cristiana greca e romana”.
Il problema del FN, che ha comunque conseguito un risultato importantissimo e che sarebbe sbagliato considerare ormai sconfitto, affonda le proprie radici nelle nefaste influenze culturali che affliggono la Francia. Il fatto che Macron, uomo Rotschild e sintesi di tutte le porcherie che stanno rovinando l’Europa, abbia avuto l’ardire di far intervenire il reo confesso pedofilo Daniel Cohn Bendit alle sue manifestazioni costituisce l’immagine simbolo di una diffusa e pesante decadenza morale che non è tuttavia sufficiente, perché accettata come positiva in nome di una libertà astratta e senza limiti, a convincere tanti che la Le Pen sia l’unica possibilità di riscossa per la Francia.
Di fronte ad una simile situazione, originata da un mai defunto spirito del ’68, è necessario, per tutti i nazionalisti dell’Europa occidentale, porsi un problema di tempi: entro quanti anni il futuro sano delle nostre nazioni diverrà pressoché irrecuperabile?
Quello dei quasi 10 milioni di cittadini francesi di origine afroasiatica, la cui quasi totalità voterebbe chiunque pur di non far passare Marine Le Pen o un leader a lei assimilabile nel resto dell’Europa occidentale, è un problema che non è soltanto francese.
Con le coalizioni avverse targate Soros, composte anche di giudici che inseguono Marine per fantomatici sperperi europei, i media totalmente contrari e l’estrema sinistra compongono un formidabile, tipico accerchiamento, ad Est inesistente per ragioni storiche.
È evidente, seguendo la nostra analisi, che il problema della Le Pen sarebbe anche il problema dei cosiddetti sovranisti di casa nostra, se avessero il coraggio di staccarsi definitivamente da Berlusconi.
Vero è che la determinazione di Putin e il caos di struttura negli USA favoriscono ogni affermazione nazionale, ma i tempi rischiano di allungarsi troppo a danno di concrete speranze di riscossa, a meno che da uomini e settori dello Stato non provenga uno scatto di reni improvviso di fronte alla piega che ha preso l’invasione immigratoria delle ultime settimane.
Certamente è già stato capito da quelle parti che la sostituzione etnica porta irrimediabilmente verso il caos e che i partiti, volenti o nolenti, sono strutture oramai “evirate” che nulla possono contro i poteri forti.
 In Francia, come in Italia, bravi giudici, Forze Armate, uomini animati da un forte senso dello Stato sono ormai di fronte a un dilemma: o tacere e lasciar fare, ed essere quindi complici della situazione, o sganciarsi dalle logiche di sistema ed iniziare a darsi da fare per sostenere un progetto concreto di “salvezza nazionale”.
A ciò deve affiancarsi la reazione dei partiti nazionalpopolari, chiamati ad affrontare una guerra d’accerchiamento non certo voluta, con una decisa azione rivoluzionaria: la rete di contropotere nei comuni nelle regioni e nelle comunità deve essere, quindi, potenziata. I modelli in questo momento sono rappresentati dalla Slovacchia, dove Kotleba governa una regione, e da settori paragovernativi in Polonia, dove le posizioni radicali su immigrazione, demografia, famiglia tradizionale e indipendenza economica sono elemento determinante per la speranza dei decenni a venire.
C’è poi la vecchia lezione, proveniente dalla storica sinistra comunista, che ci ammonisce: “Mai lasciare la piazza”.
Anche la Francia, e questo a Marine Le Pen è mancato a causa delle sue scelte d’immagine, ha bisogno di vedere centinaia di militanti nazionalisti contrastare la canea urlante che aggredisce i deputati del Front e gli anziani aderenti che vanno ai comizi del partito.
Volente o nolente, un partito che aspiri alla conquista del potere deve poter mantenere l’ordine da solo, solo in quel momento la maggioranza silenziosa si schiererà apertamente al suo fianco, senza più remore di sorta.

di Giuseppe Provenzale e Roberto Fiore