I giovani e la politica sono lontanissimi

I giovani e la politica sono lontanissimi

Dagli anni Sessanta si ravvisa un’inversione di tendenza. Se in passato i giovani erano affascinati dalla politica, ormai questo interesse sembra irrimediabilmente scemato.

I giovani e la politica sono lontanissimi, o così risulta dai dati. Un rapporto di fiducia tra classe politica e nuove generazioni che viene a mancare specialmente nei confronti dei partiti tradizionali, il cui indice di gradimento viene manifestato soltanto dal 4% dei giovani. Questo dato, però, è direttamente proporzionale al disincanto che colpisce anche le altre fasce d’età, e diventa ancora più preoccupante in riferimento ai giovanissimi. Nella fascia tra i 14 e i 18 anni, tre ragazzi su quattro non hanno alcun interesse a informarsi e a seguire la vita politica del Paese. La sfiducia nei partiti tradizionali è confermata dal fatto che più della metà di loro non si voglia qualificare come simpatizzante di qualche partito.

Una delle cose più facili da pensare è che i giovani siano distratti dal benessere che li circonda e che li disincentiva a impegnarsi attivamente. Ma questo può essere vero soltanto in minima parte: molti sono i giovani che, tuttora, si impegnano in campi diversi. La tendenza attuale registra un’importante riscoperta di associazionismo, particolarmente nel campo del volontariato, in cui sarebbero impegnate oltre un milione di persone tra i 14 e i 29 anni.

Come abbiamo visto, la politica, evidentemente ritenuta meno nobile, è ben marginale negli interessi dei giovani. Verrebbe da chiedersi il perché. Sicuramente la crisi e lo squallore dello scenario politico attuale spiega parte dell’allontanamento. Bisogna aggiungere poi un certo atteggiamento menefreghista e “provocatorio” da parte del mondo politico nei confronti di chi rappresenta il futuro. Molti ragazzi sono costretti ad andare a lavorare all’estero per vivere o per poter crescere a livello professionale, mentre quelli che rimangono, tra mille difficoltà, si ritrovano alle prese con un sistema lavorativo bloccato (la disoccupazione giovanile è da tempo alle soglie del 40% in Italia) e si ritrovano ad essere etichettati come “bamboccioni” che non vogliono lavorare. La politica, che abbandona i giovani, si ritrova così parimenti ricambiata. La crisi della militanza, quindi, è la conseguenza naturale. Se prima la politica rappresentava una scuola di formazione per i giovani, ora non è più così.

Tutto ciò sembra stonare con un passato dove la politica era considerata diversamente dai giovani. Negli anni sessanta/settanta del secolo scorso, i giovani erano impegnati attivamente. Non avevano paura di sostenere un’idea. Se le persone che si impegnavano nella militanza erano sempre una minoranza, maggiori erano i simpatizzanti e la volontà di fare aggregazione e di cambiare il sistema, mantenendo le aree politiche molto attive. Infatti, in qualche modo, la politica spesso influenzava le amicizie, i luoghi da frequentare e la musica da ascoltare. Il fallimento di quella generazione, che non è riuscita a cambiare il sistema italiano, può essere considerata un ulteriore fattore che contribuisce al “disimpegno” politico attuale. La partecipazione attiva è sempre più un miraggio e votare sembra inutile o superfluo.

Un’ultima osservazione: va registrata una discontinuità tra i  giovani italiani con quelli del resto d’Europa. Se negli altri paesi occidentali sono spesso i giovani a votare “partiti tradizionali” e candidati di establishment, c’è una tendenza più diffusa in Italia, tra i giovani, al voto di protesta (l’ultimo referendum ne è la prova). I giovani nostrani sembrano, quindi, maggiormente inclini al così “temuto” populismo. Tutto ciò può essere, sicuramente, motivato dalla scarsa attenzione che in Italia si presta ai giovani. Le attenzioni che l’establishment dedica ai giovani non possono che influire in modo deciso nelle scelte elettorali. Se il divario con gli altri paesi crescerà, maggiore sarà la volontà di cestinamento dell’attuale classe politica. Insomma, un serpente che si morde la coda.