Soros, ONG e immigrazione indotta

Soros, ONG e immigrazione indotta

Sembra quasi un miraggio, ma a quanto pare, anche nel nostro paese, inebetito da tempo dalla martellante propaganda terzomondista, qualcuno inizia ad aprire gli occhi sulla gestione non proprio limpida dei salvataggi in mare tra la Sicilia e le coste del nord Africa.

È stata aperta persino un’inchiesta della magistratura e ci sono due rapporti dell’agenzia Frontex che accusano le ONG di comprovati casi di collusione con gli scafisti: negli atti dell’inchiesta si legge che, in più circostanze, è stato permesso ai criminali di utilizzare le imbarcazioni delle ONG per trasportare gli immigrati.

Per capire le dimensioni del fenomeno è sufficiente scorrere la lunga lista di organizzazioni non governative attive nel recupero di immigrati nel Mediterraneo: Medici Senza Frontiere, Save The Children, Proactive Open Arms, SOS Mediterranee, Jugend Rettet, Moas. Le indagini si sono focalizzate, in particolar modo, sulla ONG Migrant Offshore Aid Station (Moas), un’associazione con sede a Malta. L’organizzazione, che fa capo a Regina Catrambone, moglie del miliardario Christopher, può vantare nel suo arsenale due imbarcazioni, Phoenix e Topez, diversi gommoni Rhib e alcuni droni. Una vera e propria flotta per il recupero clandestini.

Fino ad oggi, si legge nel sito di Moas, la ONG ha salvato oltre 33 mila clandestini: la quasi totalità – com’è facile intuire – è stata trasportata in Italia (il nostro paese è costretto ad accoglierli, ospitarli e gestirli, tra mille difficoltà logistiche ed economiche). Come abbiamo accennato in precedenza, Frontex ha accusato l’organizzazione di essere collusa con gli scafisti, di caricare decine e decine d’immigrati in mare libico e di accendere grossi fanali per richiamare i barconi in transito in quelle acque. Imputazioni che, nei giorni scorsi, Mrs. Catrambone ha tentato di rigettare tramite una breve intervista rilasciata al Corriere della Sera: “Tutte le nostre operazioni – sostiene Regina Catrambone – si sono sempre svolte sotto il coordinamento della Guardia Costiera italiana e nel rispetto delle convenzioni e del diritto internazionale del mare, pertanto nel pieno della legalità”. Tutto bello, tutto commovente. Peccato però che, numerosissime volte, le navi dell’organizzazione non governativa in questione siano state avvistate in acque territoriali libiche e la Guardia Costiera neghi di avergli concesso alcuna autorizzazione.

E qui, però, un quesito sorge spontaneo: da dove proviene quel fiume di denaro che permette a queste organizzazioni di acquistare e gestire droni, navi e attrezzature per il salvataggio?

Semplice, gran parte dei finanziamenti del Moas proviene da contributi privati. Questa ONG ha ricevuto la bellezza di 500 mila euro da Avaaz.org, cioè la piattaforma riconducibile a Moveon.org, che, a sua volta, fa capo al magnate statunitense di origine ebraica George Soros. Navigando nel web, scopriamo che Christopher, il marito di Regina, compare nella lista dei finanziatori della campagna elettorale di Hillary Clinton (esattamente come George Soros), con una cospicua cifra di oltre 400 mila euro.  Solo un caso? Noi crediamo proprio di no.

E come potrebbe essere altrimenti? Nei documenti pubblicati da Dc Leaks lo scorso agosto, trafugati dai database della Open Society Foundation di Soros, è emersa, senza mezze misure, la mano dello pseudo-filantropo statunitense dietro buona parte delle sigle “Open Borders” attive oggi in Europa (li ricorderete tutti in occasione degli scontri tra immigrati e polizia nella città di Ventimiglia). In uno dei documenti in questione, si legge che, vista la saturazione di Europa e Stati Uniti, schiacciati dal peso di un massiccio fenomeno immigratorio, e considerata la nascita e il rafforzamento di svariati movimenti ostili all’immigrazione, “è necessario escogitare forme alternative per forzare l’apertura delle frontiere”. A tal proposito, viene trattata la questione delle vittime nel Mediterraneo, quasi ad intendere che il sentimento di “pietà” che questi eventi suscitano nelle popolazioni sia un ottimo strumento tramite il quale favorire nuovi ingressi.

Ma, da qualche tempo si è deciso di alzare decisamente il tiro, agevolando nuovi arrivi di immigrati in Europa con quello che potremmo definire un vero e proprio servizio taxi dalle coste del Maghreb a quelle della Sicilia.

Attualmente, il dato che emerge in tutta la sua drammaticità è soltanto uno: nei primi due mesi e mezzo del 2017, rispetto all’anno scorso, gli sbarchi di immigrati in Italia sono aumentati del 67%. Sono stati circa 9500 nel 2016 e quasi 16000 quest’anno. Se si confermasse il trend, alla fine dell’anno sbarcheranno sulle nostre coste 250mila persone contro le 181 mila dello scorso anno. Parallelamente, gli interventi delle ONG in mare si sono decuplicati, passando dal 5% al 50% dei salvataggi totali. Nemmeno questo può essere un caso.

Fra tutte le cause “progressiste” finanziate da George Soros, quella per facilitare l’immigrazione clandestina è, probabilmente, la più subdola e pericolosa. Soros ha promesso esplicitamente mezzo miliardo di dollari alle ONG che aiutano profughi e immigrati a riversarsi nel continente europeo. La procedura è sempre la medesima: il potere massonico inizialmente crea caos, disordine e disperazione, tramite guerre umanitarie – così care all’establishment USA – e rivoluzioni colorate, spingendo poi decine di migliaia di profughi – o sedicenti tali – ad entrare illegalmente in Europa con il supporto delle tante organizzazioni umanitarie a lui collegate. Et voilà, milioni di nuovi schiavi immessi nel mercato del lavoro occidentale, che costringeranno la manodopera europea a produrre a “10” ciò che un tempo produceva a “20”.

In un simile scenario, lo zelante obiettivo immigrazionista, maestoso feticcio della mondializzazione capitalista funzionale alla distruzione di popoli, nazioni e razze, appare più concreto che mai.

Ciò nonostante, guai a toccare gli interessi di Soros e del potere massonico mondiale: si rischiano salate procedure di infrazione internazionale, caso Orban in Ungheria docet. Siamo quasi certi che le nostre istituzioni nazionali, con tanto di benedizione “Urbi et Orbi” di papa Francesco, nonostante la schiacciante evidenza dei fatti, continueranno ad accettare sommessamente che le ONG di Soros proseguano impunemente nella loro attività di servizio taxi dalla Libia.  Tanto, come al solito, saranno quegli stolti degli italiani a provvedere ai costi dell’accoglienza.