I nuovi maestri

I nuovi maestri

Ohi che prurito alle mani… ohi che gran prurito alle mani!

 Avete presente l’islam di importazione e i suoi rappresentanti?

Ve le ricordate le facce degli imam macellai e le parole di Wagdi Ghoneim che incitavano alla violenza contro le donne?

Avete sentito che spocchia, che prosopopea, che presunzione?

Appena sbarcati dalle sacre terre di Allah a portare spaccio e traffico di donne tra Stonehenge e la valle dei Templi, tutti a impartirci lezioni di stile, di cultura, di religione.

Non aspettavamo altro!

Non c’erano bastati né Atene né Roma, né Dante né Shakespeare, né Platone né Aristotele, né sant’Agostino né san Tommaso… eravamo in trepida attesa!

Ora pendiamo dalle labbra estroflesse del pappone nigeriano e dei suoi “fratelli” per conoscere la via del sapere e quella della civiltà…

Attendiamo smaniosi, e grati, il contributo “culturale” di gente che infibula le bambine e se le sposa.

La supponenza dell’invasore mi innervosisce, ma non mi preoccupa.

Ciò che sul serio mi spaventa e mi mortifica è l’ignavia dei nostri popoli, divenuti tolleranti per necessità di vigliaccheria: piuttosto che combattere negano il pericolo ed intuendo quali saranno i nuovi padroni, si adeguano: li approvano, li blandiscono, li adulano ripetendo le ributtanti litanie del politicamente corretto ed assurgendo a loro difensori e mentori anche quando per decenza dovrebbero tacere.

Ma chi sono gli islamici che ci hanno invaso e che ad ogni piè sospinto rivendicano diritti e non tralasciano di insultarci, di aggredirci, di oltraggiarci?

Loro sanno bene cosa concedono agli stranieri costretti ad immigrare nelle terre dell’Islam!

Ma gli europei lo sanno?

Sarà bene ricordarlo:

In Arabia Saudita i soli cattolici, filippini ed indiani, sono circa due milioni; negli Emirati su sei milioni di abitanti ci sono 5 milioni di immigrati di cui un milione mezzo cristiani; in Kuwait i cristiani sono 500.000.

Il vicario apostolico d’Arabia ricorda che questi immigrati vengono sovente trattati come schiavi. Schiavitù, peraltro accettata dal Corano: nella mentalità araba nulla è più normale di un cristiano che serva un musulmano; lo stupro verso le lavoratrici immigrate è prassi.

Gli immigrati cristiani non hanno alcun diritto di assentarsi dal lavoro la Domenica né di erigere luoghi di culto, concessi da re e sceicchi rarissimamente e secondo il loro capriccio.

Da ciò deriva la assoluta impossibilità di firmare alcun contratto sulla proprietà e sull’uso delle chiese che possono essere abbattute in ogni momento.

Il monsignore non entra nei dettagli più penosi “perché si tratta di un argomento delicato e non voglio mettere a rischio quel poco che possiamo fare”.

Quel poco è obiettivamente molto poco, perché in Arabia Saudita è vietato qualsiasi segno esteriore che non sia islamico e non è nemmeno concesso possedere la Bibbia; si può pregare “in privato” senza “disturbare”, ma non essendo chiaro cosa si intenda per “privato”, la polizia religiosa, la muttawa, ha più volte fatto irruzione nelle case dei cristiani arrestandoli.

Di quei dolori, di quelle lacrime qui non arriva quasi nulla, ma milioni di poverissimi cristiani nelle terre di Maometto hanno solo diritto alla mera sopravvivenza fisica e talora nemmeno a quella, mentre i bambini di sette, otto, nove anni vengono appositamente privati di cibo perché mantengano un peso al di sotto della norma e possano essere utilizzati come fantini nelle corse dei cammelli.

Se lo ricordino i permalosissimi, pretenziosissimi, orgogliosissimi sottomessi ad Allah; se lo ricordino quando inscenano pubbliche manifestazioni contro la xenofobia o contro l’incubo della pasta scotta; se lo ricordino quando sciamano sulle pubbliche piazze il giorno della preghiera; se lo ricordino quando pretendono il riconoscimento della poligamia o dell’infibulazione, pratica da pederasti mentali con l’incubo della donna.

Se lo ricordino o almeno abbiano il buon gusto di non farci la predica: su certe faccende abbiamo davvero poco da imparare… e nulla da loro!