Legittima difesa: quando la legge istiga a delinquere

Legittima difesa: quando la legge istiga a delinquere

In questi giorni sta tornando alla ribalta della cronaca la discussione parlamentare riguardante la legittima difesa ed i casi in cui essa possa essere ritenuta punibile o meno. Da troppo tempo, ormai, i giornali ci raccontano di casi in cui cittadini onesti si trovano improvvisamente con la vita rovinata quando, appena la loro abitazione o la loro attività viene violata da un malvivente, decidono di non subire furti o aggressioni e di reagire, spesso con conseguenze fatali per il criminale. Il tutto con il benestare di certi elementi aderenti al pensiero liberal-progressista di sinistra, da sedicenti giornalisti a scrittori, da politici a frequentatori di salotti radical chic e centri sociali: secondo costoro, la vita è sacra molto più dei beni materiali rubati (anche se acquistati con sacrifici) e, talvolta, è meglio essere assassinati che assassini! Tutto ciò, naturalmente, quando si tratta degli altri.

Ma tralasciando i deliri ipocriti dei benpensanti (che vorrebbero poi giustiziare chi fa il famigerato “saluto romano”), proviamo a ragionare ed a scoprire se dietro quest’assurdità esiste una logica per cui tali leggi possano essere considerate vantaggiose per la società.

Innanzitutto, è fondamentale ricordare che nessuno di noi vorrebbe sparare ad un delinquente per il solo gusto di farlo (chi ha questo desiderio è bene che si faccia curare), ma tutti vorremmo che la delinquenza fosse affrontata dalle forze dell’ordine, addestrate a tale scopo, e dalla Magistratura, affinché i criminali siano detenuti nelle carceri per il periodo necessario alla rieducazione; ed è bene ricordare che, affinché ciò avvenga, il cittadino paga fior fior di tasse. Inoltre, la chiusura delle frontiere ed il rimpatrio di tutti i non italiani gioverebbe notevolmente al contrasto della criminalità ed alla repressione di quella nostrana.

La difesa personale o della proprietà deve essere un caso eccezionale, dettato da determinate circostanze che impediscono il tempestivo intervento dei soccorsi. In teoria, uno Stato serio capirebbe la situazione ed anzi premierebbe l’aggredito per aver contribuito alla cattura (ove possibile) di un criminale. Come sappiamo, in Italia non è così.

Nel nostro Paese la difesa diventa legittima solo in casi particolari e specifici, che difficilmente possono adattarsi alle situazioni più comuni; ad esempio, la difesa deve essere commisurata all’aggressione e gestita coi medesimi mezzi. E’ sufficiente ascoltare le testimonianze per capire l’assurdità di tale concezione. Un’aggressione causa nella vittima una riduzione della razionalità ed un risvegliarsi dell’istinto di sopravvivenza, aggravato dalla rapidità degli eventi, nonché dalla paura di vedere un intruso che fa del male alla propria famiglia e, naturalmente, dalla rabbia di vedere la sua proprietà violata. Se l’aggredito possiede un’arma, il gioco è fatto: l’aggressore muore, o viene gravemente ferito, ed il cittadino, che ha da sempre avuto una vita onesta, viene condannato al carcere ed al risarcimento. Se tornassimo indietro nel tempo a raccontarlo ai nostri antenati probabilmente non ci crederebbero!

Ma non è finita: se l’aggredito non uccide l’intruso, ma è abbastanza abile da immobilizzarlo e renderlo inoffensivo fino all’arrivo delle forze dell’ordine, rischia una condanna per sequestro di persona! E ancora, se l’intruso si ferisce in una colluttazione o nello scavalcare le recinzioni, il padrone dell’immobile è tenuto a risarcire i danni!

La scusa del sistema per questi paradossi è che il crimine si combatte con l’educazione e non con la repressione, e che la società non può vivere un clima da Far West. Nulla di più vero, ma bisogna analizzare queste motivazioni dal giusto punto di vista.

La già citata chiusura delle frontiere e l’adozione di politiche sociali volte ad attenuare le diseguaglianze sociali indubbiamente gioverebbe alla riduzione della criminalità. Ma è innegabile che ciò non eliminerebbe totalmente la delinquenza, pertanto i rimasugli debbono essere trattati con la forza, sia pubblica che, nei casi eccezionali, privata.

Il discorso del Far West, invece, non vale per chi si difende, ma è relativo al clima di insicurezza ove vige la legge del più forte e del più protetto, creato da quel sistema che perdona il delinquente e colpevolizza l’onesto.