Lettera aperta al Presidente Boldrini

Lettera aperta al Presidente Boldrini

Illustrissimo Presidente Boldrini,
perdoni, sin da subito, l’epiteto maschile, ma preferisco l’antiquata grammatica italiana alle recenti storpiature “ministra, sindaca” et similia.
Le sue ossessive affermazioni sul Fascismo destano in me, ventiseienne senza grosse aspettative lavorative (come molti), un non so che di apologetico: Lei e l’apologia di fascismo, io e l’apologetica del Fascismo. “Sottigliezze”, esclamerebbe l’italiano medio imborghesito e imbastardito da cotante scelte macroeconomiche; “Geniale”, sosterrebbe l’oculato cittadino educato a resistere nei momenti bui.
Sono anni che Lei persevera con affermazioni ad hoc come “Eliminiamo tutti i simboli fascisti”, “Eliminiamo la scritta Dux dall’obelisco all’Olimpico”, “Eliminiamo le pagine facebook dell’estrema destra”, “Eliminiamo ogni chance di far saluti romani”; insomma, un Presidente della Camera dei deputati che invoca  l’eliminazione è alquanto bislacco. Come può Lei, conoscitrice della Costituzione e della storia nostrana, pretender di bandire e sottoporre a damnatio memoriae ciò che è parte di ognuno di noi? Sarò più specifico.

L’eliminazione di ogni simbolo fascista equivale, e Lei lo saprà, ad avviare una procedura contro tutto ciò che era romanico. Badi bene, “romanico”, non romano. Il saluto fascista derivava dal medesimo dell’Antica Roma, idem dicasi per l’aquila, il fascio littorio e, piaccia o meno, l’appellativo “Dux”.
Insomma, Lei vorrebbe eliminare Roma, la storia dell’Impero romano, l’obelisco fascista. Io, invece, Le propongo di influenzare il Parlamento in modo da provvedere al restauro tempestivo delle opere fasciste: e che non sia l’ennesimo scempio in stile Ara Pacis! Osservi a terra, proprio nei dintorni del suo odiato obelisco, e vedrà un mosaico fascista ormai distrutto. Storia, arte, cultura vilipesa.
Vuole eliminare ogni traccia del fascismo? Bene, le darò qualche dritta. Si proceda con l’abbattimento di Sabaudia, Latina, EUR, Acilia, San Cesareo, Pontinia, Petrella Salto, Guidonia, Pomezia, Villaggio Breda, Brentella, Sabioni, Predappio Nuova, Anita, Albinia, Tirrenia, Nuova Cliternia, Segesia, Carbonia, Piedalbona, nonché – sempre per non esser offensivi nei confronti degli immigrati – di Massaua, Decamerè, Tessenei, Villabruzzi, Vittorio D’Africa e mezza Cirenaica.
Converrà che le Sue uscite sull’apologia del Fascismo nascondono una non-conoscenza della storia italiana, motivo per cui la invito a ovviare a questo suo problemino: è pur sempre il Presidente della Camera dei Deputati!
Ma andiamo oltre. Lei vorrebbe punire chi commemora i suoi morti col saluto romano. Resto allibito: in Italia si teme di più un saluto che un ladro nel bel mezzo della notte. Io non sono un fascista, non potrei essendo classe 1991; non sono un nostalgico, essendo un sentimento proprio di chi ha conosciuto direttamente, vivendo, né una testa rasata tatuata con croci celtiche e svastiche. Sono un uomo di destra (Sinistra e Destra hegeliana, dia una occhiata), non ho alcun precedente penale e sono anche rispettato per preparazione e intelligenza, ma mi riservo il diritto di commemorare chi fu parte della storia che oggi – nonostante le scelte politiche del suo predecessore – continuo a vivere in senso lato. Il saluto fascista (in primis, “romano”) non ha per me alcun significato politico, non nega l’Olocausto né si propone come antitetico al repubblicanesimo (veda anche “Repubblica di Salò”); così come i cattolici pongono le mani in determinato modo durante il loro rituale in maniera diversa dai mussulmani o dagli ebrei, allo stesso modo si permetta all’uomo di destra (anche “destra e sinistra italiana”) di ricordare, commemorare e attingere dal trascendentale come meglio preferisce. Leggasi “Fede”, e nella nostra Costituzione è contemplata all’art. 19, per il quale “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”. Etimologicamente, il concetto del buon costume attiene alla sfera sessuale, pertanto la invito a tener d’occhio la prostituzione lungo le strade, il degrado dei parchi pubblici, ormai rifugio orgiastico di bianchi e neri in calore, i dolciumi a forma fallica distribuiti ai Gay Pride, ma lasci perdere la lotta alla fede, non è nelle sue competenze.
Leggendo i dati della disoccupazione nonché testando in prima persona il mercato del lavoro, posso assicurarle che l’Italia, che Lei rappresenta, ha ben altri problemi. Ma d’altronde Lei lo sa, altrimenti non avrebbe accettato l’incontro con George Soros. Parli col plurimiliardario delle ONG, proponga di andarsene in pensione, poiché qualcuno di noi è ancora memore della svalutazione della lira del nostro buon ungherese nel 1992, o dei recenti finanziamenti al Partito Radicale, o di tante altre simpatiche questioni che ci stanno tagliando le gambe. Ma lasci in pace i morti, la storia, l’arte e tutto ciò che attiene alla cultura, poiché l’Italia è cucina, musica, folclore, terroni e polentoni. L’Italia, madre di noi tutti, è stata stuprata da chi propone – e attua – cambiamenti vergognosi che, invece di incentivare la cultura, la degrada per poi distruggerla. I romani sottoponevano a damnatio memoriae ciò che temevano, non mi faccia credere che Lei abbia paura di un saluto.