La (imbarazzante) reazione della destra italiana alla vittoria di Macron

La (imbarazzante) reazione della destra italiana alla vittoria di Macron

Rifare il centrodestra, altrimenti ben venga Renzi. Si può sintetizzare così la reazione immediata del mondo della destra terminale italiana di fronte alla vittoria di Macron alle presidenziali francesi. Il solo Matteo Salvini, onore al merito, sembra aver tenuto ferma la posizione, lui che di destra non è per cultura e tradizione, appartenendo a quella Lega dalle mille anime popolari che di certo non nasce nelle sezioni missine.

Eppure, il fatto che immediatamente un gruppetto di personaggi del calibro di Saviano, Wim Wenders e Cohn Bendit (quest’ultimo noto pederasta), esultando per la vittoria del toy boy d’Oltralpe, abbiano steso un (nuovo) manifesto per rifondare l’Europa ed immunizzarla dai populismi, avrebbe dovuto accendere più di una lampadina.

Ed invece ci tocca leggere le “analisi” di Fabio Rampelli, capogruppo di Fdi-An alla Camera, il quale bacchetta la Le Pen (proprio così, purtroppo) per non aver fatto quello che la destra italiana ha fatto nel 1994. Sembra una barzelletta, ma non lo è. L’articolo lo trovate in bella mostra su Il Secolo d’Italia.

In alternativa, ci si può dilettare con le tesi di Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale. La sintesi del suo pensiero, di sola destra non si vince, sembra chiara. O si riunisce il centrodestra, capeggiato da Berlusconi, con la Meloni e Salvini sottomessi alla corte del Re, oppure tanto meglio che vinca un Macron italiano (leggi: Renzi), perché coi populismi non si può guidare il Paese fuori dalla attuale situazione.

Già, Berlusconi. La svolta animalista non ne ha mutato l’anima moderata e affaristica, che ne ha sempre contraddistinto le posizioni liberali di chi vuole riunire tutti coloro che non si sentono di sinistra. Bel pasticcio i suoi governi. Eppure, gongola per la vittoria di Macron, lui che del Macron italiano, sempre Renzi, è il padrino politico. L’ex Cavaliere lancia un messaggio chiaro: o sotto la mia bandiera, oppure faccio il Nazareno bis.

Il messaggio è stato ben compreso da Giorgia Meloni, che fra varie acrobazie, nella sua intervista al Corriere della Sera post-vittoria di Macron, ha rivelato la sua posizione: Fratelli d’Italia è pronta a confluire in un progetto di centrodestra. E se il suo pensiero è allineato con quello di Rampelli, stiamo freschi. In pratica, si ripropongono gli stessi errori che hanno permesso alla Ue delle banche di trasformare l’Italia in una latrina.

Solo Salvini sembra orientato alla linea della intransigenza e tiene le posizioni. Onore al merito. La storia politica dell’ultimo ventennio insegna, però, che la Lega dura e pura si è sempre sciolta come neve al sole nelle coalizioni di centrodestra. Noi speriamo che questa volta tenga dura la linea anti-Ue e anti-immigrazione, senza cedere al ricatto centrista. Anche se, con una alleata debole come la Meloni, temiamo che prima o poi anche lui possa cedere il passo, finendo per diventare l’utile marionetta per portare i voti della protesta ad una coalizione moderata che dia al suo popolo solo le briciole.

Per gettare lo sguardo oltre confine, tale strategia perdente e connivente sembra nei piani anche della sconfitta, Marine Le Pen. L’idea di riformare il Front National sembra un’operazione simile a quella scellerata che portò alla nascita di Alleanza Nazionale. Cosa farà ora, si apparenterà con i repubblicani? Getterà alle ortiche gli oltre 10 milioni di voti che hanno scelto lei, moderando ancora di più le posizioni del movimento sovranista francese? Di sicuro, questo scenario è da evitare a tutti i costi e speriamo possa emergere una corrente più intransigente (purtroppo, difficilmente guidata dalla giovane Marion Maréchal Le Pen, dopo il suo ritiro – si spera temporaneo – dalla vita politica) che sappia nel contempo far venir meno l’operazione ed evitare una scissione del Front National.

Il panorama è, dunque, desolante. Siamo in guerra, questa è la realtà. Nel 2017 sbarcheranno 200.000 immigrati sulle coste italiane e la crisi sociale del nostro popolo tende ad aggravarsi. Il fronte Ue sembra essersi rafforzato nel continente alla luce degli ultimi risultati elettorali. Compito di una realtà patriottica come Forza Nuova, allora, non può non essere quella di creare un contro-potere sui territori. Si scavi la trincea e si radunino i soldati. La vera battaglia è tra i Popoli e gli Usurai. O si sta con gli uni, o si sta con gli altri. Le posizioni mediane sono quelle dei disertori