Liberté, Égalité, Austérité

Liberté, Égalité, Austérité

C’era da aspettarselo: Emmanuel Macron ha trionfato nella corsa all’Eliseo.  La sua è stata una vittoria annunciata, con oltre il 65% delle preferenze. E finisce anche la favola della Le Pen e del suo Front National. A vincere, ancora una volta, è un esponente della classe dominante, figlio di quella élite economica che, ormai da due decenni, agisce impunemente nel continente europeo. Ma, andiamo con ordine.

Emmanuel Macron, 39 anni, ha studiato all’École Nationale d’Administration (ENA), istituto considerato simbolo stesso dell’élite politica francese. Ama definirsi un “progressista liberale” ed il suo curriculum non lascia alcun margine d’interpretazione: nel 2008 inizia il suo lavoro presso l’istituto finanziario Rothschild, diventandone socio. Entra a far parte della squadra di governo socialista di Hollande nel 2012, dapprima come consigliere dell’Eliseo e, successivamente, come ministro dell’economia.  È l’artefice di buona parte delle riforme economiche del presidente, anche di quelle che hanno suscitato maggiori clamori e proteste: il suo nome compare, addirittura, nella riforma del lavoro (“Loi Travail”), il cosiddetto Jobs act alla francese, che trascinerà nelle piazze centinaia di migliaia di cittadini transalpini.

Certo, non è semplice comprendere fino in fondo le ragioni di una vittoria così netta e plebiscitaria, se si rimembra ancora distintamente ciò che è avvenuto non più tardi di un anno fa, quando la Francia è stata investita da tumulti, manifestazioni e scioperi proprio contro la contestatissima Loi Travail, la quale, secondo i sondaggi, era mal accettata da quasi tre francesi su quattro. Ma, Macron (in quel periodo ministro dell’economia) non sembrava accontentarsi: difendeva ardentemente la riforma e chiedeva dei correttivi ancora più duri ed incisivi. Sarà proprio questa una tra le principali cause del contrasto e dell’uscita dal governo socialista.

Quest’oggi, lo stesso Macron, stravince le elezioni presidenziali con un programma incentrato quasi esclusivamente sull’economia, proponendo un rafforzamento ed un ampliamento della Loi Travail, massicci licenziamenti nella pubblica amministrazione, il superamento delle 35 ore settimanali, l’ampliamento della contrattazione aziendale a scapito di quella collettiva nazionale.

Certamente, una vittoria così pesante non può essere frutto del caso. Ciò che è emerso nelle ultime settimane è il ruolo cruciale di Jacques Attali, economista ed ex consigliere di Mitterrand, nella volata elettorale di Macron. Attali, da sempre impegnato in prima linea nel sostegno alla causa europeista, è salito alle luci della ribalta per aver parafrasato con una certa irreprensibile sfacciataggine che “l’euro non è stato creato per la felicità della plebaglia europea”. Il dato oggettivo è che questo signore non solo supporta Macron, ma ne è il suo principale mentore ideologico. Sì, perché Macron è, da sempre, un rappresentante del potere finanziario e il suo irrefrenabile successo elettorale non è altro che il frutto di una sfolgorante quanto sfrontata strategia posta in essere da quell’establishment economico tanto caro al nuovo inquilino dell’Eliseo.

Ma, come si sa, il popolo è sovrano e poco importa se abbia deciso deliberatamente – e sconsideratamente – di appoggiare, ancora una volta, il potere finanziario internazionale.

Ormai, ci si è stufati di ascoltare reiteratamente le solite, stucchevoli e autocommiserative lamentele da bar. Nell’era dei rivoluzionari da Social, del “nuovo che avanza”, dei rottamatori de’ noantri, la vittoria di Macron non è altro che l’ennesima, sinistra legittimazione popolare a quelle élite dispotiche, filo- europeiste che hanno ridotto l’Europa a un continente in perenne recessione, in crisi demografica, incapace di fronteggiare i flussi migratori. Credere che siano possibili soluzioni neoliberiste per uscire da una impasse generata da politiche neoliberiste è semplicemente follia.

Non è una questione ideologica o dottrinale, ma una semplice constatazione di ciò che sta avvenendo, ormai da qualche anno, nel nostro continente.

Checché ne dicano i grandi soloni del mainstream, oggigiorno l’Europa che vogliono imporci è quella di Maastricht, del potere finanziario, della dittatura del capitalismo; è l’Europa che ha privato interi popoli dei più elementari processi democratici, li ha ridotti in schiavitù rubando loro persino la dignità; è l’Europa del fiscal compact, delle manovre “lacrime e sangue”, dell’austerità; è l’Europa che ha affamato milioni di persone (la Grecia ne è un esempio lampante); è L’Europa che ha precarizzato il lavoro ed incentivato la delocalizzazione industriale; è l’Europa che ha perorato il fenomeno migratorio, incoraggiando l’ingresso di centinaia di migliaia di disperati, salvo poi abbandonarli senza troppi rimorsi al loro destino; è l’Europa che ha immesso nel mercato del lavoro continentale decine di migliaia di nuovi schiavi, alimentando il caporalato, lo sfruttamento e, altresì, costringendo i nostri connazionali a produrre a 10 ciò che un tempo producevano a 20;  è L’Europa che vuole distruggere il settore agricolo ratificando il TTIP; è l’Europa che costruisce la TAV per trasportare merci a velocità mirabolanti verso la Russia a cui, però, ha imposto scellerate sanzioni economiche; è l’Europa che dialoga e stringe accordi con la Turchia di Erdogan, uno tra i principali sponsor dello Stato Islamico. Ma non vogliamo annoiarvi troppo, perché questa lista potrebbe continuare praticamente all’infinito.

Altri cinque o dieci anni di Unione Europea, con un tasso di disoccupazione in continuo aumento, una crisi economica irreversibile, un flusso migratorio clandestino fuori controllo, e si giungerà inevitabilmente verso una deflagrazione violentissima. E chissà che il terrorismo, la nuova arma dei governi occidentali, non verrà utilizzata, ancor di più, per contenere le rivolte e le sollevazioni popolari. Nulla verrà lasciato al caso.

Con buona pace delle masse inebetite e incapaci di pensare criticamente, il sistema dominante si avvale di una sofisticata quanto occulta strategia di controllo e dominio. Gli stolti che hanno favorito l’ascesa di Macron, contro il cosiddetto “populismo” della Le Pen, sarebbe cosa buona e giusta che iniziassero ad aprire gli occhi e prendere consapevolezza del fatto che la sola dittatura con cui oggigiorno facciamo i conti è quella dell’Unione Europea e del potere finanziario.

Così come cantava Mario Vattani in una sua celebre canzone, “ci chiederete come mai?” il giorno in cui l’attuale deriva assumerà i contorni di una tragedia collettiva. Ma probabilmente, quel giorno –misera “plebaglia europea”-  “noi non vi risponderemo”!