Francia, spegnere i Lumi!

Francia, spegnere i Lumi!

Davanti alla Pyramide illuminata ed esplicitamente utilizzata quale simbolo esoterico, Emmanuel Macron ha esposto il suo programma: «La Francia e il mondo si aspettano da noi la difesa dello spirito dei Lumi».

Va in scena l’apoteosi della laïcité e delle bandiere UE, la Francia massonica sbatte in faccia al mondo il suo volto trionfante, illudendosi di eclissare un’altra Francia, quella cattolico-vandeana, autenticamente nazionalista e popolare, che davanti alla statua di Giovanna d’Arco avrebbe dovuto raccogliersi, senza ambiguità da nuovo corso lepenista, per affrontare con maggiore consapevolezza un nemico che vuole una guerra di civiltà.

Tutte le astrazioni illuministe, fino ai loro aggiornamenti eurofolli, hanno fallito, ma i Lumi non accettano sconfitte, perché sicuri per definizione, contro la realtà che hanno sempre violentato, di avere comunque ragione: il problema è semmai che non si è ancora illuminato a sufficienza.

Ma la realtà – fatta di terrorismo con cittadinanza europea, con annesso evidente fallimento del modello multietnico, “diritti” gay e attacco alla famiglia, base importante anche per la liquidazione di ogni garanzia sociale e solidaristica – non può essere cancellata; dimenticarla per una sera non serve a mantenere uno status quo impossibile e quei quasi 11 milioni di voti alla Le Pen stanno lì a confermarlo. La Francia è lacerata e l’inaudito successo della sinistra radicale ne costituisce l’ulteriore conferma.

Dunque, parafrasando all’inverso Macron: cosa si aspettano la Francia e il mondo dagli oppositori più consapevoli, che per forza di cose non possono stare a sinistra, degli interessi e della cultura faziosa che il neopresidente rivendica?

Provando a rispondere è inevitabile soffermarsi, come stanno già facendo molti media alternativi in Francia, su alcune colpe di Marine Le Pen e della sua cerchia.

Sembra che il voto cattolico e quello della Manif Pour Tous non sia confluito in massa sul Front National; molti, infatti, hanno preferito l’astensione: troppi omosessuali nei piani alti del partito, troppi strateghi che ad una Repubblica di sangue e infinita guerra fratricida non hanno smesso di fare riferimento, quasi tollerando, per mere necessità numeriche, il sostegno di quella Francia non parigina ancora viva e combattiva che, insieme all’anima nazionalista più sincera, costituiva l’originaria e pluridecennale base del Front National, certamente stanca di votare turandosi il naso.

È anche vero, però, che tantissimi cattolici, “illuminati” dalle pessime gerarchie ecclesiastiche degli ultimi decenni postconciliari – e da esse convinte della perfetta conciliabilità dei Lumi con la tradizione –  hanno votato Macron non sapendo più comprendere linguaggi differenti da quelli laicisti. Essi hanno finito così per rinnegare, più o meno inconsapevolmente, forme di pensiero e di espressione che uno dei Paesi più cattolici del mondo ben conosceva, a causa dell’aspra contrapposizione tra cattolicesimo e liberalmassoneneria che ha così a lungo dilaniato la Francia.

Un motivo in più per comprendere quanto sia necessario che si torni a parlar chiaro e se non lo fanno le gerarchie ecclesiastiche è opportuno che il Sì Sì, No No sia il linguaggio della sana politica, che ha il dovere di provare a convincere anche chi sta oggettivamente sul fronte opposto.

C’è da accettare la sfida lanciata dai suggeritori di Macron, domandandosi seriamente cosa serva per abbattere l’oscurantismo anti-popolare dei Lumi. Guadagnare voti rosicchiandoli al centro e alla destra liberali? Cedere definitivamente sui valori non negoziabili o, invece, puntare su quell’intransigenza così poco liquida, e in occidente fuori moda, che sola potrebbe consentire all’Europa, con il recupero delle proprie radici, di riacquistare la speranza di un futuro che non sia fatto di povertà crescente, di disperazione giovanile e di multiculturalismo a prevalenza islamica?

Pur con qualche inevitabile tappa tattica intermedia, non è annacquando l’identità, non è aggiungendo ambiguità ad ambiguità che si può costruire un’alternativa ai vecchi e nuovi inquietanti burattini illuministi in giro per il mondo.

La sconfitta annunciata della Le Pen e i proclami del vincitore ci ricordano che il nemico non muta la sua percezione di chi riconosce come avversario, perché sa che è figlio e nipote di un eterno rivale che riteneva di aver sconfitto/omologato sconvolgendo il mondo a cui apparteneva.

Alla consapevolezza della Pyramide va contrapposta una consapevolezza alternativa adeguata, ecco perché il futuro va costruito su modelli antichi; perché un mondo magnificamente imperfetto, ma ordinato, è stato distrutto – e non certo nelle ultime presidenziali transalpine – dalla medesima luce sinistra che illuminava quella scenografia così indovinata.

Ma la vittoria costruita dai nipotini di Voltaire e Rousseau non è né stabile né definitiva, anzi. La Ue e la moneta unica vivono una crisi irreversibile, creando militanti rivoluzionari e assecondando i paradigmi di un’autentica rivoluzione nazionale si potranno spegnere i Lumi per restituire vera luce all’Europa.

A patto che si guardi – attuando i necessari adattamenti e le necessarie sintesi – a quel mondo magnificamente imperfetto, ma reale e non ad ibridi laboratori sperimentali, perché di ricostruzione deve trattarsi ed un simile lavoro deve partire da fondamenta che non possono non essere anche morali e spirituali, come ad Est non solo Putin ha da tempo ben compreso.

Dalle posizioni comunque conquistate, dalla contrapposizione nazionalisti-mondialisti si può parlare a quegli 11 milioni di francesi da coltivare e da cui ricavare almeno 1 milione di militanti, indispensabili per contagiare e dare coraggio ai francesi, mantenere la linea e puntare a vincere.

L’augurio per la Francia è che Marion Le Pen – nonostante le notizie di un momentaneo ritiro – con altri capaci di parlare il suo stesso linguaggio voglia/vogliano farlo, altrimenti avremmo assistito ad un canto del cigno frontista che vorremmo riguardasse solo Florian Philippot e la sua smania di cambiare nome per liquidare l’onorata tradizione di un partito che – è bene non dimenticarlo – passando attraverso la sofferenza e la demonizzazione pluridecennale ha fornito una base indispensabile anche ai recenti progressi elettorali di Marine.

Come ha scritto Bruno Gollnisch sul suo blog in un articolo intitolato ‘Mantenere la posizione oggi per vincere domani’: “Noi combattiamo per vincere e la nostra vittoria è possibile perché, e questo è il paradosso di questa elezione, le nostre idee, i valori che noi difendiamo sono maggioritari all’interno del nostro popolo, nonostante il condizionamento di cui è stato vittima”. I Lumi, nonostante tutti i potenti mezzi di cui dispongono, non hanno definitivamente e del tutto narcotizzato/conquistato il popolo e, come è ovvio, nulla potranno mantenere di quanto avevano promesso.

Per riuscire ci vorrà, però, la forza che fu di Giovanna d’Arco e degli eroi di Vandea, recuperando e tornando a valorizzare quanti e quanto, specie in termini di patrimonio ideale, Marine e la sua corte hanno ignorato, emarginato, ostracizzato, e ciò anche per il bene dell’Europa e del mondo, per l’importanza che la Francia vi ha ricoperto e vi ricopre.

L’augurio per l’Italia, per accelerare lo svolgimento dei processi in atto, è che – grazie anche al nostro modesto e tenace esempio militante – i calcoli in stile berlusconiano vengano, da chi vi si è dedicato anche quando dichiarava di disprezzarli, veramente abbandonati, allo scopo di costruire un fronte disposto a rischiare e ad investire uomini e mezzi in un’impegnativa, ma necessaria, rivoluzione culturale.

È questo un traguardo che mal si concilia con il mantenimento di poltrone e tenori di vita dei politicanti e con l’idea rassicurante che l’integrazione sia avvenuta quando lo straniero paga le tasse, perché è palese che quando ottiene il diritto di farlo l’immigrato scaglia il suo voto contro ogni cosa che sappia anche lontanamente di nazionalismo identitario.

Tutto ciò non può non passare, quindi, da una decisa inversione di rotta anche in politica estera, accompagnata da un chiaro messaggio sulla sovranità politica, monetaria e militare  – basta viaggi a Gerusalemme, atlantismo e fiches puntate su più tavoli – da azione e solidarismo concreti sul territorio, rivolti alle primarie necessità popolari, dal coinvolgimento partecipativo sempre crescente della base militante, che occupando le piazze diventerà sempre più riconoscibile come autentica alternativa, e dal generale ampliamento degli strumenti e degli spazi di contropotere e di sano controlobbysmo che devono creare anche quel lavoro vero che il sistema non ha più interesse a garantire.

Solo l’evidenza della bontà della ricetta nazionalpopolare, la sola autenticamente rivoluzionaria, potrà costringere gli attuali leader populisti – formando alla nuova scuola anche i capi del futuro imminente – a quell’alternativa che vince anche dopo le più o meno eclatanti sconfitte elettorali.

In caso contrario, il profilo partitocratico e da talk show televisivo finirà col prevalere senza soluzione di continuità, triturando a turno, e meritatamente, gli effimeri protagonisti e tutti uniformando nel maleodorante calderone politicante, equamente responsabile dell’attuale stato di cose. I veri rivoluzionari, così, saranno costretti a continuare a far da soli, ma con il vantaggio inedito della scomparsa di quelli che, sempre fermi al guado, non avranno voluto o potuto attraversare il fiume.

Comunque sia, la parola d’ordine in tutta l’Europa occidentale deve essere chiara: spegnere i Lumi! Ché troppa sofferenza e decadenza hanno già prodotto in questa nostra epoca, essa sì degna di essere chiamata a pieno titolo Medio Evo.