Perché Debora Serracchiani ha ragione (e dice un’ovvietà)

Perché Debora Serracchiani ha ragione (e dice un’ovvietà)

“La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma è ancora più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza”. Queste sono le parole dell’attuale Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, nonché esponente del Partito Democratico, Debora Serracchiani. Esse si riferiscono all’ennesimo triste caso di un “profugo”, “richiedente asilo”, “migrante” (chiamatelo come volete) che ha violentato una minorenne di Trieste.

La frase ha naturalmente scatenato polemiche dagli ambienti della sinistra “antirazzista”, dagli intellettuali da salotto e dai numerosi indignati del web. C’è chi chiede le dimissioni, chi propone al Presidente di passare in Lega, chi si straccia le vesti colmo di rabbia. Ma la Serracchiani non si scompone ed afferma che il suo è un pensiero dettato dal buon senso e non dal razzismo.

La frase effettivamente contiene un’opinione ormai diffusa nelle menti degli Italiani, accusati dall’opinione pubblica progressista di essere sempre più razzisti, quando invece sono spesso solo aderenti alla realtà dei fatti.

La contestazione principale nei confronti della Serracchiani riguarda l’uguaglianza del reo di fronte alla legge: nel caso in esame, uno stupro è grave indipendentemente dall’autore dello stesso, sia esso italiano o straniero. In effetti, da un punto di vista del danno ricevuto dalla vittima e dalla condanna che ne deve seguire, la nazionalità del criminale non influisce sul caso in senso materiale; in altre parole, lo stupro in sé non è meno doloroso e infame se compiuto da un bianco o da un nero.

Quello che si vuole far capire è che il crimine è inserito in contesti socio-politici più ampi, che vanno oltre la semplice sfera giuridica e che tendono a differenziare i reati a seconda di chi li commette. Lo stupro compiuto da un italiano (che spesso fa godere i benpensanti, i quali non aspettano altro che un caso del genere per controbilanciare i reati stranieri) si può annoverare nell’ambito del problema sicurezza, per esempio. Lo stupro commesso da uno straniero può essere anch’esso collegato al problema sicurezza, ma è ancor più vincolato alla questione immigrazione, incentivata e male affrontata dal sistema in cui viviamo.

Per questo, non come vittime (che ribadiamo sono tutte uguali), ma come opinione pubblica, la tendenza naturale è quella di arrabbiarsi maggiormente se il reato è commesso da uno straniero, specie se un richiedente asilo mantenuto a spese dei cittadini.

Inoltre, i numerosi casi di violenza sessuale ad opera di stranieri si vanno ad aggiungere a quelli, purtroppo anch’essi numerosi, compiuti da italiani. Ma le sinistre perbeniste non conoscono bene la matematica: esse sono convinte che un crimine italiano elida quello straniero (in virtù di una logica misteriosa, che ormai abbiamo rinunciato a cercare) quando invece le cose si sommano, creando ovvi disagi nella pubblica sicurezza, ulteriori spese, sovraffollamento delle carceri e soprattutto un accrescimento della paura e della sfiducia.

Un crimine italiano ha un colpevole, ossia il reo. Un crimine straniero ne ha due, chi commette il fatto e chi, quasi sempre italiano e bianco, gli ha permesso di entrare nel territorio per delinquere.

Probabilmente è questo che intendeva la governatrice friulana. Pertanto, per una volta, possiamo dirci d’accordo con un’esponente del maggior partito immigrazionista d’Italia.