Il nemico si fa d’ombra

Il nemico si fa d’ombra

“Il nemico si fa d’ombra e si ingarbuglia la matassa”, così cantava Francesco Guccini in una sua splendida canzone dedicata a Don Chisciotte. Ma è anche ciò che sta accadendo quotidianamente sotto i nostri occhi ed il leitmotiv che caratterizzerà, molto probabilmente, la lunga e decisiva campagna elettorale in cui l’Italia è già entrata da tempo.

Ci apprestiamo a vivere, e le avvisaglie sono già drammaticamente eloquenti, una delle peggiori farse della nostra travagliata storia nazionale, e per questo è necessario essere pronti e predisporre tutte le contromisure necessarie per smascherare in tempo questa gigantesca opera di mistificazione.

Avete presente gli intoccabili dogmi democratici che dagli anni Ottanta ad oggi hanno ripetutamente infettato il già moribondo organismo dell’Europa post-Yalta? Il mito del progressismo, della fine della storia, l’esaltazione del melting pot e del villaggio globale, il trionfo dell’economia finanziaria e delle politiche liberiste, l’apertura dei mercati e delle frontiere, la democrazia mondiale governata dalle grandi organizzazioni sovranazionali, la fine delle nazioni, del ruolo soffocante dello Stato, della famiglia, della Chiesa e di tutto quel ciarpame legato a tradizioni ed identità senza più alcun senso? Tutto in soffitta!

Mi spiego meglio; i nostri nemici di sempre, ossia i nemici della civiltà europea e della sua storia, hanno ormai capito che dopo oltre trent’anni di fallimenti e alla luce della crisi e del degrado senza precedenti che attanaglia, sia economicamente che spiritualmente, tutto l’Occidente, quelle parole d’ordine non possono più essere spese e pronunciate apertamente, sono clinicamente morte e perfino i nostri esanimi popoli farebbero fatica ad accettarle in maniera passiva.

Si sta aprendo, pertanto, una delle più grandi operazioni trasformiste della storia europea, in cui i nemici di ieri inizieranno ad apparire sotto nuove vesti (senza dimenticare, ovviamente, i tradizionali cavalli di battaglia), perfino in aperta contraddizione con lo schema semplificato globalisti-identitari con cui ci siamo confrontati negli ultimi anni.

Il caso Macron, con la sua vincente formula di populista di centro,  è solamente un primo modesto indizio in questa direzione, ma le repliche saranno molte e anche ben più radicali. Si sentono già esponenti del PD (e sottolineo, del PD!) parlare di sicurezza, di cittadini che hanno bisogno di protezione, di immigrazione da regolamentare, di ruolo dello Stato… ed è solo l’inizio. La versione populista del Renzi in modalità elettorale riserverà sicuri colpi di teatro, il Berlusconi peronista che lavora ad un innovativo programma sociale non sarà da meno. Alfano si atteggerà a novello crociato e Minniti a strenuo difensore delle italiche frontiere! Assisteremo, insomma, ad una vergognosa pantomima, in cui molti saranno pronti a sventolare la bandiera dell’identità, dell’ordine, perfino della tradizione.

Le élites politiche dominanti hanno fiutato il rischio, percepito chiaramente il cambio del vento e, pertanto, corrono velocemente e astutamente ai ripari, senza vergogna alcuna. Sono ovviamente sempre gli stessi, ma nonostante gli enormi mezzi mediatici e di dissuasione in loro possesso hanno bisogno, sul terreno della propaganda, di un profondo e sostanziale lifting. Occorreranno stomaci forti per digerire tanta falsità e, soprattutto, menti lucide in grado di smascherare i falsi profeti di turno, continuando a seguire l’unica stella in grado di indicarci la strada verso la ricostruzione nazionale, ossia quella della tradizione e della civiltà europea. Marion Le Pen l’ha efficacemente riassunta con queste splendide parole: “Considero europea qualsiasi terra che è stata romanizzata, cristianizzata ed influenzata dallo spirito greco. La loro Europa è quella dei tecnocrati, dei commissari non eletti, dei banchieri, delle multinazionali. La nostra Europa è quella dei santi, degli eroi e dei grandi inventori. La loro Europa ha sessant’anni, la nostra ne ha cinquemila”.

Occorre agire velocemente e in sinergia con chiunque abbia ancora a cuore il destino delle nostre terre… noi ci saremo!