25/01/2013 Roma,  inaugurazione dell' anno giudiziario in Corte di Cassazione, nella foto le toghe rosse

Un “sussulto” dalla Cassazione: lo straniero ospitato deve conformarsi ai valori occidentali.

In un mondo in cui la follia è la regola, qualsiasi atto che sia di mero buonsenso appare come un atto rivoluzionario.
Si comprende, quindi, lo stupore nel leggere la recente pronuncia della Corte di Cassazione, la quale, decidendo in merito al ricorso di un Sikh residente in Italia, ha stabilito che il portare alla cintola un coltello rituale di oltre 20 cm in un luogo pubblico non è un comportamento compatibile con i valori della società ospitante.

In sostanza, la sentenza stabilisce che gli immigrati che hanno deciso di vivere nel mondo occidentale devono conformarsi ai valori della società in cui hanno deciso di stabilirsi, nella consapevolezza che tali valori si differenziano dai propri.
In un Paese in cui le pronunce giudiziali hanno spesso suscitato sorpresa (e non sempre in senso positivo), la sentenza in esame consente – quantomeno – un sospiro di sollievo.

I giudici della Suprema Corte, tuttavia, non si sono erti a paladini della nostra società: al contrario, nella stessa pronuncia emergono i semi di quelli che, purtroppo, potranno essere gli ulteriori esiti giurisprudenziali dell’immigrazione incontrollata dei tempi attuali.

Anzitutto, si deve segnalare la constatazione – presente nella sentenza – per cui la società multietnica costituirebbe una “necessità”. Dunque, nella pronuncia non si rinviene alcun riferimento alla tutela della civiltà europea quale “bene giuridico” autonomo.

I giudici di Cassazione, quindi, hanno optato per il male minore: affermare blandamente l’obbligo – vedremo fino a quale punto cogente – per lo straniero di conformarsi ai costumi occidentali, pur riconoscendo in sostanza agli immigrati il diritto di preservare “comunità chiuse” fedeli alla propria cultura di origine.

Alla luce di quanto sopra, la sentenza appare come una diga di fortuna su un fiume turbolento: una diga che, purtroppo, non potrà arginare a lungo le conseguenze di una politica immigratoria suicida.
Guardando al futuro, infatti, viene da chiedersi quali “valori” potranno tutelare i Giudici italiani ed europei fra alcuni decenni, quando la percentuale di allogeni sarà moltiplicata e quando il buonismo e la propaganda martellante dei filo-immigrazionisti avranno fatto il loro corso.

Quali valori consegneremo ai nostri figli e ai nostri nipoti? Ancora una volta, il diritto è strettamente connesso alla vita: ad un bagaglio di valori corrisponde la sensibilità giuridica di un’epoca. Cerchiamo di essere buone penne per i giudici di domani.