Il brontosauro del XXI secolo. Breve omaggio al genio di Rutilio Sermonti

Il brontosauro del XXI secolo. Breve omaggio al genio di Rutilio Sermonti

Molti militanti forzanovisti hanno conosciuto – di persona o tramite i suoi scritti – il grande Rutilio Sermonti quando, come importante esponente del Movimento Nazional Popolare, ha caldeggiato e tenuto a battesimo il “Patto d’Azione” tra FN, MNP e Movimento Patria Nostra, oppure in seguito, negli ultimi anni di vita, quando l’MNP è confluito in Forza Nuova arricchendola di ulteriori attivisti e menti pensanti. Il suo contributo alla battaglia forzanovista in termini di analisi, formazione dei militanti, scritti, discorsi, reclutamento di nuovi attivisti, appelli ai camerati perché seguissero il suo esempio serrando le fila dentro e intorno a Forza Nuova, rende i forzanovisti fieri di averlo avuto nei propri ranghi come una sorta di vecchio saggio, testimone delle passate generazioni di credenti e combattenti.

Non appare certo facile riassumere la critica morale, ideale e pratica che Sermonti muoveva alla società liberale attuale, data la mole dei suoi scritti e discorsi. Tuttavia, ci siamo imbattuti in un suo vecchio articolo, che merita oggi di essere ricordato e commentato, un pezzo pubblicato su Ordine Nuovo del dicembre 1970, nel quale, parlando del problema dell’inquinamento ambientale (molto prima che vedesse la luce il facile ecologismo di sinistra oggi di moda) lo metteva in stretta relazione con i presupposti materialistici e antireligiosi della società democratica moderna, vera matrice del disastro planetario. L’immagine simbolica e ironica insieme scelta allora da Sermonti appare ancora oggi attuale e calzante:

Il Brontosauro (Brontosaurus excelsus) del periodo Giurassico fu il più grosso animale che abbia calcato la terra ferma. Lungo una ventina di metri, lento e massiccio sulle sue zampe colonnari, le sue vertebre dorso-lombari avevano una capienza di materia nervosa molto maggiore della prima: il cranio. Il cervello dell’enorme brontosauro non superava infatti le dimensioni di un pugno, il che fa giustamente supporre ai paleontologhi che la massima parte delle funzioni e delle reazioni dello smisurato corpaccione fossero regolate dal midollo spinale. Ebbene, credo che se a quel vasto fenomeno che si è convenuto chiamare civiltà moderna, noi dovessimo trovare un simbolo animale (come l’aquila, o il serpente piumato, o il bue Api simbolizzarono civiltà antiche), non ve ne sarebbe uno migliore del brontosauro. Tonnellate di ossa, cinquanta metri di tubo digerente, ettolitri di sangue, montagne di escrementi, processi fisiologici su scala […] industriale, e il tutto regolato da reazioni nervose automatiche ed elementari, senza quella consapevolezza e quella visione d’insieme che si fanno risiedere nel cervello.”   

Sermonti spiegava che i disastri ecologici e ambientali non erano danni rimediabili con piccoli accordi, ma derivavano da tutta l’impostazione materialista e consumista del Sistema democratico e liberale che negava e nega ancora oggi “una tremenda verità, così tremenda da fare accapponare la pelle a chi la intraveda. Cioè che le maestose leggi del Cosmo, il supremo e divino equilibrio che presiede a tutte le cose […] non erano astratte fanfaluche da barbari superstiziosi, di cui l’uomo moderno potesse sorridere […] No: erano cose terribilmente reali, e concrete e inviolabili; e guai ai profanatori! […] quando il Nazzareno diceva di no a Satana che cercava di allettarlo mostrandogli e offrendogli gli equivalenti dell’attuale comfort […] non compiva una rinunzia o un sacrificio: semplicemente rifiutava di cadere in un volgare tranello.

Sermonti proseguiva con un elenco di esempi di danni ambientali e ecologici terribili – nei mari, nei fiumi, nell’aria, nel suolo, nei cibi – e parlava dei rimedi proposti da politici, tecnici e scienziati intorno alle loro tavole rotonde e nei loro congressi come a palliativi, patetici tentativi di mascherare la vera causa del disastro: l’ideologia progressista del sistema democratico e liberale.

Oggi possiamo facilmente vedere quanto Sermonti avesse visto giusto: a distanza di quasi 50 anni, i danni si sono solo aggravati, il loro elenco sarebbe ancora più lungo e la sua analisi finale di allora è pienamente valida: L’ambiente ha il cancro, e questo cancro si chiama Progresso, Era della tecnica, Civiltà moderna, o, se vogliamo, Brontosauro ’70 […] E continua al capezzale del povero ambiente agonizzante la processione dei dottori coi loro piccoli rimedi. Ebbene, si tratta di riflessi spinali. Il brontosauro ha pestato un tizzone, ha sentito bruciore e solleva la zampa. Tutto lì. Ci vuole ben altro […] rimediare con accorgimenti tecnici vari è una pericolosa illusione, se si continua nella stessa direzione aberrante. Occorre rimangiarci pezzo per pezzo questa pseudo-civiltà presuntuosa e dissennata […] separare le esigenze vere dalle false; distruggere, spietatamente, gli idoli grotteschi che quasi tutti ancora adorano, fino a lasciarsene divorare”.      

Il grande, geniale, instancabile Sermonti aveva visto giusto: dal 1970 ad oggi, il brontosauro ha continuato a far camminare ottusamente il suo “smisurato corpaccione” senza porsi nessuna meta superiore, ha continuato stupidamente a divorare, digerire e produrre le sue montagne di escrementi su tutto il pianeta. E a sollevare meccanicamente lo zampone ogni volta che si è bruciato. Il cancro consumista che già minava l’ambiente allora ha continuato a produrre le sue metastasi e la soluzione resta ancora oggi quella di una rivoluzione. Una rivoluzione che porti all’abbattimento di un Sistema che vorrebbe affrontare problemi giganteschi con un cervellino demente, da brontosauro del XXI secolo.