Mafia, massoneria e politica: Trapani capitale d’Italia?

Mafia, massoneria e politica: Trapani capitale d’Italia?

La Procura di Palermo non ha dubbi: «Deve ritenersi che Antonio D’Alì appartenga a Cosa nostra e che sussistano le condizioni per applicare nei suoi confronti la normativa in materia di prevenzione», e ancora: «Ė fondato il giudizio di pericolosità sociale concreto e attuale di Antonio D’Alì», il soggiorno obbligato è il minimo.

Antonio D’Alì, per i non siciliani, è un notissimo e potentissimo senatore appartenente ad un’antica famiglia di banchieri, latifondisti, armatori e proprietari di saline  – i D’Alì Staiti – ex sottosegretario ed ex presidente della provincia di Trapani. Tra i fondatori di Forza Italia, è attualmente candidato sindaco nello stesso capoluogo della Sicilia occidentale, pur essendo in attesa di giudizio in Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa; ah, sul fatto che il senatore sia massone pare non ci siano dubbi, il pentito Fondacaro, ad esempio, vicino alla loggia segreta “La Sicilia”, quella del boss latitante Messina Denaro, afferma che lì «il senatore D’Alì l’ho avuto presentato come massone».

Ma, nelle stesse ore, anche il sindaco dal 2001 al 2012 e patron del Trapani calcio, anch’egli attualmente candidato, viene travolto dalle indagini; la Procura di Trapani, infatti, dispone l’arresto dell’attuale deputato regionale Girolamo Fazio, detto Mimmo, per violenza e minaccia a pubblico ufficiale, oltre che per corruzione, e così due dei principali candidati alla poltrona di sindaco di Trapani sono fuori dai giochi. Ma l’inchiesta conduce anche agli arresti di un funzionario della Regione siciliana, Giuseppe Montalto, e di Ettore Morace, amministratore della Liberty Lines, che detiene, con l’armatore messinese Franza, il monopolio della flotta di aliscafi siciliani.

E’ una storia di corruzione e di intimidazioni pesantissime, finalizzate a far ottenere l’affidamento alla Liberty Lines di Morace (ex Ustica lines) dei collegamenti per le isole Egadi ed Eolie, ma non solo: il sottosegretario ai Trasporti ed ex enfant prodige della politica siciliana, l’alfaniana Simona Vicari, con un fratello dipendente della Liberty Lines, si sarebbe adoperata per l’approvazione di un emendamento alla legge di stabilità che riduceva l’Iva dal 10 al 5% per i trasporti su navi veloci, facendo arricchire il datore di lavoro di suo fratello. La bufera costringe il ministro Del Rio a far dimettere la Vicari e coinvolge anche il presidente della regione Rosario Crocetta, che secondo l’Ansa avrebbe già ricevuto un avviso di garanzia. Per lui l’accusa è di “concorso in corruzione” per un presunto finanziamento di 5mila euro ricevuto da Morace per il suo nuovo partito “Ripartesicilia” e per un viaggio a Filicudi. Ma anche altri politici siciliani sono coinvolti, anche se per fatti minori, come Marianna Caronia, anche lei attualmente candidata, ma al consiglio comunale di Palermo.

Questo terremoto, nato dalle denunce della coraggiosa dirigente regionale Dorotea Piazza, il pubblico ufficiale minacciato da Fazio, per di più, arriva dopo le inchieste e le numerose audizioni sui rapporti tra mafia e massoneria in Sicilia e Calabria che hanno recentemente impegnato la commissione parlamentare antimafia, e che hanno visto la provincia di Trapani e le sue logge al centro delle indagini, su input delle stesse procure coinvolte in questi ultimi provvedimenti, procure che indagano anche sui legami tra Ong e criminalità nel traffico dei presunti profughi e nella gestione del sistema dell’accoglienza. 

La Sicilia e i suoi potentati, e Trapani come capitale forse non solo siciliana, si confermano punto di snodo fondamentale per molti affari importanti che interessano anche la politica nazionale: imprenditori, mafiosi, massoni, banchieri, politici di centrodestra e centrosinistra si muovono nei medesimi contesti e questa familiarità pare costituire il paradigma di qualcosa di più esteso e rilevante. Può essere sufficiente un Rolex per ringraziare chi consente enormi vantaggi economico-monopolistici ad una compagnia di navigazione? O si tratta solo della punta di un iceberg molto più ingombrante?

A giudicare dai pregressi rapporti tra lo stesso D’Alì, che non sembra coinvolto nell’ultimo affare dei trasporti marittimi, e Mimmo Fazio, il cui anello di congiunzione sarebbe rappresentato dal potente mafioso, massone don Vito Guarrasi (1) (detto il Cuccia siciliano e definito dal defunto magistrato Rocco Chinnici nei suoi diari: “La testa pensante della mafia siciliana”, morto nel ’99) e dal grosso affare della vendita di Banca Sicula, la risposta appare scontata.

In attesa che si chiarisca la posizione di Rosario Crocetta, continuiamo a seguire con interesse l’azione di alcuni magistrati, che potrebbe riservare ulteriori, imminenti colpi di scena. Intanto a Trapani, tra i tre candidati superstiti, se potessi esprimere un voto, non avrei dubbi: lo darei a Giuseppe Marascia, sperando che questo terremoto travolga una provincia, la Svizzera di Cosa Nostra per Falcone e Borsellino, tra le più losche d’Italia.

NOTE:

(1) http://www.natalesalvo.it/ce-inquietante-rapporto-fra-fazio-dali-vito-guarrasi/