2 giugno, festa della repubblica fondata a bordo del Britannia

2 giugno, festa della repubblica fondata a bordo del Britannia

È appena passata la giornata della festa, si sono spenti i riflettori sull’evidente disagio delle autorità al passaggio della Folgore, si sono rinnovate le polemiche su quel referendum sospetto che battezzò questa repubblica (la minuscola non è affatto casuale), ma non si è parlato abbastanza di una coincidenza di date che merita un approfondimento.

È quanto meno curioso, infatti, che la data del 2 giugno unisca due differenti e significativi anniversari: la nascita dell’attuale repubblica italiana e, per quest’anno, il venticinquesimo (2 giugno 1992) del “patto del Britannia” – “siglato” a bordo dell’omonimo yacht di Sua Maestà britannica, per l’occasione ancorato nel porto romano di Civitavecchia – che in piena Tangentopoli, e in mezzo alle stragi di Capaci e via D’Amelio, fu teatro dei giochi che portarono alla svendita del patrimonio industriale nazionale e al crollo della lira.

Si trattò di una crociera i cui inviti ufficiali, un centinaio, furono diramati dai British Invisibles, influente lobby della City londinese – “invisibles” perché si occupano di transazioni che riguardano servizi finanziari e non merci tangibili – e che vide a bordo solo gente che contava e, in molti casi, conta oggi ancor più di ieri, accomunata da intenzioni nefaste.

Nel giorno della sua festa, in quel 2 giugno del 1992, nel suo stesso territorio, la repubblica si consegnò, infatti, mani e piedi alla speculazione straniera, confermando un’origine bastarda e taroccata che non è mai riuscita a nascondere efficacemente, neanche nelle stanche cerimonie ufficiali in cui dovrebbe celebrare se stessa.

“È vero, la crociera ci fu”

E su questo non esistono più dubbi. Lo ammise davanti alla Commissione Bilancio della Camera il crocierista Mario Draghi – da un anno direttore generale del ministero del Tesoro, ex direttore generale della World Bank, poi vicepresidente della Goldman Sachs, governatore della Banca d’Italia e, infine, signore della Banca Centrale Europea – che nel suo intervento si rammaricò delle resistenze della politica alla panacea della deregulation.

Si sarebbe trattato, secondo la versione ufficiale avallata da Draghi, di un semplice meeting in cui ciascuno diceva la sua e ascoltava il parere degli altri illustri convitati, ma cosa accadde subito dopo è ormai tristemente noto: si abbatté sull’Italia la prima, devastante ondata di privatizzazioni, che collocò sul mercato, a prezzi stracciati, aziende e patrimoni industriali e bancari pubblici tra i più prestigiosi: il Credito Italiano (dicembre 1993), l’Istituto Mobiliare Italiano (gennaio 1994), per proseguire con l’avvio della svendita della stessa Banca d’Italia e (fino all’ottobre 1999) delle prime azioni ENEL.

I mercati finanziari ne uscirono rivoluzionati, i risparmiatori furono convogliati forzosamente verso la Borsa, si decretò il declino definitivo dell’IRI e il dogma imperante diventò quello dei “parametri” europei al cui altare tutto andava sacrificato, a cominciare dai gioielli di famiglia.
Inoltre, nella stessa fase, anche il 48% delle aziende private italiane, fra le quali c’erano la Buitoni, la Locatelli, la Negroni, la Ferrarelle, la Perugina e la Galbani, finirono agli angloamericani.

George Soros, che sarà infine laureato honoris causa dall’Università di Bologna, si avventò anche sulla lira in difficoltà, nel Mercoledì Nero del 16 settembre, realizzando profitti straordinari con investimenti minimi, e il partigiano/tecnico Carlo Azeglio Ciampi (allora governatore della Banca d’Italia poi successore come capo del Governo del socialista più gradito ai mercati, vera serpe in seno del “nazionalista” Craxi, Giuliano Amato)  lo aiutò, bruciando inutilmente – a scopo difensivo, si disse – molti miliardi (48 miliardi di dollari che sarebbero serviti – alla fine dell’operazione la lira fu svalutata del 30% e non c’era più denaro disponibile – per la difesa dell’ italianità delle imprese del gruppo IRI) e, così facendo, prosciugò quasi totalmente le riserve in valuta di Bankitalia, per poi attuare, dopo essere stato prontamente premiato con la Presidenza del Consiglio, l’avvio per decreto dell’opera di privatizzazione preparata da Amato e decisa sul panfilo reale.

Alto tradimento? Colpo di Stato? Ma, no… le privatizzazioni sono sempre l’unica cura miracolosa in grado di risanare l’economia di ogni nazione che si rispetti; nessuna economia è stata mai risanata? È perché non si è privatizzato a sufficienza. Vendere tutto per quattro soldi, si sa, serve a chiunque, anche al buon padre di famiglia, per risollevare le proprie finanze.

C’era una rivista, ora non c’è più

Si chiamava L’Italia settimanale, e la dirigeva Marcello Veneziani, dai suoi articoli presero spunto quattro interrogazioni parlamentari, presentate nel ’94, a cui nemmeno il primo governo dell’uomo nuovo Berlusconi rispose.
Riprendo la citazione, la cui lunghezza è pienamente giustificata dal contenuto, da uno dei firmatari delle interrogazioni, l’onorevole trapanese Michele Rallo, autore anche di un recente opuscolo sull’argomento, che riportò per intero quanto scritto allora dalla rivista, poi soppressa, di Veneziani: “2 giugno 1992: muore il giudice Falcone (la strage di Capaci è del 23 maggio, quella di via D’Amelio del 19 luglio, ad esse seguirono le strane stragi del 1993 ndr). Mentre l’Italia si indigna e scende in piazza, qualcun altro dà il via alla svendita dello Stato. Prime vittime “annunciate”, i patrimoni industriali e bancari più prestigiosi. Il nome dell’operazione è “privatizzazione”. Formula magica presentata alla collettività come unica cura per risanare la nostra economia e che, invece, nasconde un business dalle proporzioni incalcolabili, patti di sangue tra le famiglie più influenti del capitalismo, dinastie imprenditoriali, banche e signori della moneta. Accordi e strategie politiche ben precise, con un minimo comun denominatore: scippare agli Stati, considerati un inutile retaggio del passato e un odioso freno alla globalizzazione del mercato, la sovranità monetaria.

L’Italia un’espressione geografica delle lobby, dell’impero multinazionale anglo-americano? E quanto viene deciso, anzi, ufficialmente sancito il 2 giugno 1992, a bordo del regio yacht “Britannia” (che si trova “per caso” nelle nostre acque territoriali) dai rappresentanti della BZW (la ditta di brocheraggio della Barclay’s), della Baring & Co, della S.G. Warburg e dai nostri dirigenti dell’ENI, dell’AGIP, da Mario Draghi del ministero del Tesoro, da Riccardo Gallo dell’IRI, Giovanni Bazoli dell’Ambroveneto, Antonio Pedone della Crediop e da alti funzionari della Comit, delle Generali e della Società Autostrade. Lo rivela un documento dell’Executive Intelligence Review.

Poche ore di discussione e l’affare prende corpo. Al Governo il compito di giustificare la filosofia dell’operazione (con una adeguata campagna-stampa di drammatizzazione dei dati del deficit pubblico)

Anche la svalutazione della lira è stata soltanto un comodo affare per le finanziarie di Wall Street. Calcolato in dollari, l’acquisto delle nostre imprese da privatizzare, è diventato infatti, per gli acquirenti americani, meno costoso del 30 per cento. La stessa lira si va assestando, ormai, sul valore politico di circa 1.000 lire a marco, esattamente come da richiesta (imposizione) internazionale. Ma non bisogna stupirsi. Il disegno di espansione delle grandi finanziarie anglo-americane è noto, e viene da lontano” . (1)

Anche altri nomi vennero fatti nelle quattro interrogazioni, tra cui quello del mentore di Romano Prodi, Beniamino Andreatta, di cui si chiedeva “se sia noto [al Presidente del Consiglio] quanto ha inoltre pubblicato l’EIR “Executive Intelligence Review” a pagina 30 del numero del 18 marzo scorso, e cioè che tra i partecipanti alla riunione sul panfilo della regina Elisabetta d’Inghilterra vi sarebbe stato anche il senatore Andreatta, poi divenuto ministro del Bilancio [nel 1° governo Amato].” (2)

Quel Romano Prodi, anch’egli crocierista, principe dei boiardi di Stato – presidente dell’Iri dal 1982 al 1989, e poi dal 1993 al 1994 – e futuro presidente del consiglio che la strada delle privatizzazioni e della moneta unica segnerà con lacrime e sangue non certo propri. 

Potrebbe sembrare strano che le interrogazioni fossero state presentate da un partito di governo, l’MSI che si avviava a diventare AN, ma, chiarisce lo stesso Michele Rallo in un’intervista: “Quelle quattro interrogazioni vennero presentate una prima volta, sul finire dell’XI Legislatura, dall’onorevole Antonio Parlato; il quale, poi, impossibilitato a ripresentarle perché nominato Sottosegretario al Lavoro nel I° governo Berlusconi, le passò a me ed al collega Landolfi, che le ripresentammo all’inizio della XII Legislatura.

La motivazione che mi spinse ad “adottarle” – se così posso dire – era quella di ottenere notizie su un episodio di grande rilievo. Nella convinzione – aggiungo – che la nuova coalizione di governo (di cui faceva parte il MSI non ancora diventato Alleanza Nazionale) avrebbe fornito risposte chiare ed inequivocabili, peraltro assumendo in tema di privatizzazioni una posizione nettamente diversa rispetto a quella dei precedenti governi. Cosa che, invece, non avvenne. Né, tantomeno, il mio partito di allora svolse una funzione moderatrice in tema di privatizzazioni. Quanto alle interrogazioni, naturalmente, non ebbero risposta.” (3)

Nessun esecutivo, nemmeno quello del rottamatore d’allora Silvio Berlusconi, poteva sognarsi di agire in contrasto con l’agenda del Britannia; nessun partito, nemmeno uno dei pochissimi non colpito da Tangentopoli, poteva osare, specie dopo essere stato miracolato dal ciclone giudiziario che lo fece uscire dal ghetto, muoversi controcorrente, chi, nonostante tutto, lo aveva fatto non meritava risposta né futura candidatura.

L’agente Soros

I più attenti avranno notato che fonte primaria delle indiscrezioni su quanto avvenuto a bordo del Britannia fu allora il periodico Executive Intelligence Review, organo del movimento fondato dal politico ed economista americano Lyndon LaRouche (“Movimento Internazionale per i Diritti Civili – Solidarietà” è il nome della sezione italiana) che, seppure da posizioni “prometeiche”, denuncia e combatte “ dittature “amministrative” o “orwelliane”, che attraverso i mass media e una nuova generazione di politici sintetici impongono razionalizzazioni di ordine economico-amministrativo (in cui) l’eutanasia sarebbe l’unica soluzione ai costi eccessivi della sanità e delle pensioni, la giustizia sarebbe un lusso di chi può pagare, i poveri ed i disoccupati sarebbero colpevoli di essere tali …” (4)

Ebbene, dagli stessi ambienti da cui venne presentato in Italia (ottobre 1995) anche un esposto contro lo squalo della finanza George Soros (5) – poi indagato, senza seguito in verità, da alcune procure per aggiotaggio e insider trading – vengono fuori risposte più che logiche sulla provenienza interna (ambienti della Federal Reserve) delle informazioni riservate che gli consentirono di attaccare la lira (allora solo una delle 12 valute del Sistema Monetario Europeo, come prevederne la crisi e l’improvviso declassamento certificato da Moody’s?) e sul fatto che lo stesso “speculatore filantropo”, oggi più che mai sulla cresta dell’onda, costituì la testa di ponte di “un raggruppamento internazionale che potrebbe essere chiamato il gruppo dei Rothschild”.

Soros operò attraverso la Quantum Fund NV, compagnia off-shore registrata nelle Antille olandesi, nel cui consiglio di amministrazione figuravano “Nils Taube, socio d’affari di lord Rothschild, e sir James Goldsmith, imparentato ai Rothschild. Altro membro del Quantum è Richard Katz che a Milano dirige la Rothschild Italia, S.p.A. Altri esponenti del Quantum sono Isidore Albertini della ditta di brocheraggio milanese Albertini & Co.; Alberto Foglia, capo della Banca del Ceresio di Lugano; e Edgar Picciotto, un socio di affari di Carlo de Benedetti. Picciotto dirige inoltre la CBITDB Union Bancaire Privée di Ginevra.

Si dice poi che al Quantum partecipino segretamente anche Marc Rich, uno svizzero latitante che operava nel settore dei metalli preziosi e del petrolio, ed il mercante di armi israeliano Shaul Eisenberg.” (6)

Ma, senza la rivoluzione giudiziaria in corso in Italia, nulla avrebbero potuto Soros & soci. Tangentopoli spazzava via un’intera classe politica non certo innocente, anzi, ma composta da uomini all’antica che ancora – come dimostrò Craxi a Sigonella – credevano nella sovranità. Una classe politica che andava sostituita da quei governi tecnici o tecnico-politici che molto più agevolmente avrebbero eseguito gli ordini della grande finanza speculativa.

Lo stesso Ciampi, descrivendo il crollo della lira come un evento provvidenziale, spiegherà la sua utilità nel convincere gli italiani ad accettare stangate senza fine: “In altre parole, la battaglia persa contro la speculazione fu lo shock necessario a fare accettare agli italiani quattro anni di stangate che non sono altro che trasferimenti netti di risorse a favore della rendita finanziaria.” (7) Per di più, Amato – e Ciampi manifestò in pubblico la sua esultanza per questo – non concesse aumenti salariali in quel periodo, ma regalò 15 mila miliardi a Soros, grazie alla manovra speculativa, senza battere ciglio, quando avrebbe, invece, potuto e dovuto svalutare.

Sembrerebbe paradossale una sorta di difesa postuma della classe politica della cosiddetta prima repubblica, che non è certo nelle intenzioni di chi scrive, ma quella nata sul Britannia, a conti fatti, appare come nettamente peggiore e il suo 2 giugno perfettamente coerente con quello del 1946.

E l’azione speculativa proseguì anche con il governo di Lamberto Dini, ai tempi del Britannia direttore generale di Bankitalia e crocierista con Ciampi. Scrive Antonella Randazzo: “Gli attacchi all’economia italiana andarono avanti per tutti gli anni Novanta, fino a quando il sistema economico-finanziario italiano non cadde sotto il completo controllo dell’élite. Nel gennaio del 1996, nel rapporto semestrale sulla politica informativa e della sicurezza, il Presidente del Consiglio Lamberto Dini disse: I mercati valutari e le borse delle principali piazze mondiali continuano a registrare correnti speculative ai danni della nostra moneta, originate, specie in passaggi delicati della vita politico-istituzionale, dalla diffusione incontrollata di notizie infondate riguardanti la compagine governativa e da anticipazioni di dati oggetto delle periodiche comunicazioni sui prezzi al consumo… è possibile attendersi la reiterazione di manovre speculative fraudolente, considerato il persistere di una fase congiunturale interna e le scadenze dell’unificazione monetaria(8)

Gli anni delle stragi, solo coincidenze?

Come già scritto, la crociera del Britannia segue di poco la strage che uccise Falcone, la moglie e la sua scorta e precede, meno di due mesi, quella che stroncò la vita del suo collega ed amico Paolo Borsellino e della scorta che lo accompagnava, oltre che le strane stragi che costellarono il 1993.

Giovanni Falcone “stava indagando sui flussi di denaro sporco, e la pista stava portando a risultati che potevano collegare la mafia ad importanti circuiti finanziari internazionali. […] aveva anche scoperto che alcuni personaggi prestigiosi di Palermo erano affiliati ad alcune logge massoniche di rito scozzese, a cui appartenevano anche diversi mafiosi, ad esempio Giovanni Lo Cascio. La pista delle logge correva parallela a quella dei circuiti finanziari, e avrebbe portato a risultati certi, se Falcone non fosse stato ucciso. […]

Le sue indagini passarono a Borsellino […]. La loro morte ha decretato il trionfo di un sistema mafioso e criminale, che avrebbe messo le mani sull’economia italiana, e costretto il paese alla completa sottomissione politica e finanziaria”. […]

Anni dopo, l’ex ministro Scotti (che aveva già lanciato simili allarmi a tutte le Prefetture, ndr) confesserà a Cirino Pomicino (dimostratosi ben consapevole di quali fossero gli interessi in gioco in quella fase storica, ndr): “Tutto nacque da una comunicazione riservata fattami dal capo della polizia Parisi, che, sulla base di un lavoro di intelligence svolto dal Sisde e supportato da informazioni confidenziali, parlava di riunioni internazionali nelle quali sarebbero state decise azioni destabilizzanti sia con attentati mafiosi sia con indagini giudiziarie nei confronti dei leaders dei partiti di governo”. (9)

Considerando il clima di assoluto isolamento, proveniente anche dalla stessa magistratura, che circondava i due magistrati e l’urgente esecuzione di Borsellino subito dopo la strage inedita di Capaci – con la misteriosa scomparsa di molti documenti sulle indagini che seguiva – non sarebbe corretto escludere a priori, visti anche i numerosi depistaggi, che anche il sacrificio dei due eroi, più amati da morti che da vivi, potesse rientrare nelle strategie destabilizzanti – o più che stabilizzanti per un nuovo corso da imporre in fretta – paventate da Vincenzo Scotti, che fu Ministro degli Interni nel 1990-1992, governi Andreotti VI e Andreotti VII, e Ministro degli Esteri dal giugno al luglio 1992 nel primo governo Amato.

Anche Grillo sul Britannia?

Nessuno dispone dell’elenco completo degli invitati, ma oltre ai già a vario titolo citati Draghi, Ciampi, Dini, Andreatta, Amato e ai vertici dell’industria e delle banche pubbliche, è certa tra gli italiani la presenza di Mario Monti, Giulio Tremonti, Mario Baldassari (allora non ancora ministro e insieme a Prodi in occasione della famosa seduta spiritica del caso Moro) ed Emma Bonino, tutte presenze più o meno giustificate da ruoli ufficiali, parlamentari, di governo o di consulenza tecnica. La sola partecipazione poco coerente con la lista stilata dagli inglesi pare essere quella del signor Beppe Grillo.

Tutti – Mentana che lo avrebbe intervistato appena sceso dal panfilo, la Bonino anch’essa intervistata, ma a bordo, da Andrea Barbato con le riprese del cameraman ucciso con Ilaria Alpi a Mogadiscio, Miran Hrovatin – hanno smentito, ma non risultano querele contro quel cittadino, Giovanni Sandi, che afferma da anni di essere stato testimone oculare dell’intervista al comico fatta in porto da Mentana e di quella alla Bonino, quest’ultima solo in TV, che si sarebbe detta stupita della presenza al meeting del futuro proprietario del fortunato marchio 5 Stelle, entrambe poi trasmesse dalla RAI, ma, pare, scomparse dagli archivi.

Quel che è certo è che Grillo e la creatura sua e di Casaleggio nulla hanno fatto in concreto per smentire nella loro azione politica quotidiana certe accuse, anzi: l’agenda dei poteri forti angloamericani è l’agenda dei 5 Stelle in ogni settore e il totale discredito che i grillini hanno contribuito a decretare per chiunque abbia operato ed operi in politica, cosa di per sé non certo sporca, è finora servito ad avallare nei fatti una sequela di governi tecnici, meri esecutori del piano di svendita di ogni residua forma di sovranità. L’imprimatur USA fornito dall’ambasciatore Spogli e i pranzi Trilateral di Di Maio sono più che sufficienti a confermare un quadro che incornicia l’operato dei pentastellati come parte integrante delle strategie di potere degli anni della repubblica italiana fondata sul Britannia.

Conclusioni

Cosa concludere? Il viaggio del Britannia dopo 25 anni è ancora in corso di svolgimento, la svendita del patrimonio industriale nazionale al grande capitale angloamericano è ancora in atto; molti dei protagonisti di quella crociera tra Civitavecchia e l’Argentario sono ancora sulla scena, altri hanno guadagnato spazi prima imprevedibili.

Prima del patto del Britannia il 25% della nostra economia era in mani pubbliche, la Banca d’Italia poteva ancora intervenire sulla moneta, poi abbiamo avuto la ratifica (30 ottobre 1992) e l’applicazione di Maastricht e degli altri trattati europei, l’euro, i governi tecnici e tecnico-politici: la continua e costante accelerazione, sono parole di Giano Accame, di quel “processo di colonizzazione del sistema produttivo italiano già avviato coi privati” (10). È giunta l’ora di invertire la rotta, senza dimenticare di buttare a mare i crocieristi.

La speranza consiste nel fatto che anche chi appare invincibile, “invisibile” o immortale non lo è affatto, tira troppo la corda e commette gravi errori. Le vicende dell’Europa dell’Est, ai tempi del Britannia feudo di Soros, lo confermano. 

Note

(1) http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_11646_11

(2) http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_12630_11

(3) http://www.ildiscrimine.com/la-crociera-del-britannia-intervista-michele-rallo/

(4) http://movisol.org/chi-siamo-2/

(5) https://www.movisol.org/soros1.htm#anchor

(6) https://www.movisol.org/09news177.htm

(7) Solidarietà, anno IV n.1, febbraio 1996, vedi anche http://www.movisol.org/soros2.htm e http://www.ilnodogordiano.it/?p=5600

(8)https://www.disinformazione.it/svendita_italia2.htm

(9) Ibidem, vedi anche http://www.tempi.it/il-grande-gatsby#.WTNDKWjyhPY

(10) G. Accame: “Una storia della Repubblica” – Rizzoli (2000)