Confluenze e collaborazioni: ancora sull’unità dell’Area

Confluenze e collaborazioni: ancora sull’unità dell’Area

Segnali recenti hanno riportato alla ribalta quello che sembra essere un sogno intramontabile e un’aspirazione per gran parte dell’ambiente: la mitica “unità dell’Area”. Confluiscono infatti in Forza Nuova Roma ai Romani – che a sua volta negli ultimi mesi aveva catalizzato energie popolari nuove e fresche, ma anche riattivato veterani di passate generazioni militanti – e il Fronte d’Azione, così come in precedenza era confluito in toto il Movimento Patria Nostra e prima ancora il Movimento Nazional Popolare, che dell’unità dell’Area aveva fatto il proprio obiettivo strategico. Parallelamente, in parecchie località, Forza Nuova collabora con altre sigle e realtà locali idealmente “vicine”. E ancora, a Milano non sono mancate le iniziative d’Area in collaborazione con altri gruppi. Diciamo che tali segnali autorizzano molti per lo meno a considerare tale unità possibile, anche se decisamente ancora difficile. Vediamo di fare il punto della situazione e di spiegare la posizione di Forza Nuova in proposito, per dare una risposta adeguata e realistica a tanti camerati.

Premesso che è fisiologico per un movimento militante avere perdite e acquisti, e quindi anche un parziale ricambio nei ranghi, è indubbio che quando i nuovi acquisti sopravanzano di molto le perdite e l’attività in certe zone si intensifica siamo di fronte a un fenomeno estremamente positivo. Ma oltre alla crescita numerica e al rafforzamento attivistico sul territorio, queste confluenze hanno portato diversi altri vantaggi a FN. Hanno portato un arricchimento culturale e propositivo. Hanno portato con i loro veterani di tante battaglie militanti un valore aggiunto umano e cameratesco, che ha reso Forza Nuova unica, vera erede legittima della parte migliore delle precedenti esperienze d’Area, da quelle degli anni ’70 a quelle degli anni ’90. Hanno portato al Movimento nuovi canali di reclutamento, proiettati anche all’esterno dell’Area, canali capaci di sensibilizzare e attivare anche persone senza precedenti esperienze politiche. Stanno dotando Forza Nuova, per la prima volta, di un serio strumento sindacale operativo e alternativo al Sistema (ne tratteremo meglio prossimamente). Hanno dato a tutto l’ambiente un esempio di altruismo, abnegazione, dedizione e anche  realismo politico – perché è chiaro che queste adesioni a FN fanno per l’unità dell’Area molto di più di tanti proclami, discorsi e dibattiti, reali o sulla rete.

Va aggiunto che i fronti di lotta militante, di reclutamento politico e di radicamento sociale stanno aumentando di numero. La difesa della casa, della famiglia naturale, del quartiere, della città, sono tutte occasioni per agire, espandersi, fortificarsi.

Dobbiamo anche dire che certi spezzoni di società italiana – dalla parte migliore del mondo cattolico ai quartieri popolari, passando per i piccoli centri di provincia minacciati dall’invasione terzomondista – cominciano finalmente a mostrare una reattività naturale e una comprensione per il forzanovismo che fa ben sperare per il futuro.  

Fino a qui, dunque, tutto positivo e incoraggiante. Detto questo, saremmo tuttavia degli ingenui se ritenessimo possibili confluenze e adesioni immediate e premature da parte di tanti altri gruppi e gruppuscoli più che rispettabili, ma che probabilmente non sono in grado, oggi, di arrivare al termine di un simile percorso e forse non lo saranno mai. Questo, per i motivi più disparati: ideologici, umani, emotivi, di visione strategica, o anche solo di inerzia politica, di attaccamento alla propria sigla e alle proprie abitudini. Del resto, anche i movimenti già citati sono giustamente confluiti in FN solo dopo un ragionevole periodo di collaborazione umana e di rodaggio politico e attivistico. Dunque, non possiamo certo proclamare o promettere un’unità totale dell’ambiente ai camerati che la sognano e la auspicano da sempre.

Oggi, possiamo tuttavia vedere – più realisticamente – che è possibile una collaborazione sul campo tra FN e realtà diverse e locali in vista di obiettivi concreti e di pericoli urgenti: il contrasto all’invasione extraeuropea, la difesa dei quartieri e delle città, la commemorazione dei nostri morti e la difesa della nostra memoria storica, la risposta da dare a un antifascismo di regime, vecchio, stantio, ma sempre bilioso. E sono solo esempi. Si possono aggiungere altre due forme di cooperazione d’Area: la prima è quella dei patti elettorali (quando possibili chiaramente) e la seconda, ben più importante, quella delle organizzazioni satellite di FN, che si pongono ormai come strumenti e fronti di lotta rappresentativi di tutta l’Area e quindi capaci di inquadrare anche attivisti esterni allo stesso Movimento forzanovista. Pensiamo a Solidarietà Nazionale, a Lotta Studentesca, all’Associazione Evita Peron col progetto delle colonie per bambini, alla Lega della Terra, al Dipartimento Disabilità, all’Italica per le attività sportive, a Ordine Futuro stesso per quelle culturali, ma anche a iniziative forzanoviste aperte come le passeggiate per la sicurezza e al crescente schieramento di comitati locali impegnati a difesa del territorio nazionale invaso dalle ondate immigratorie, in particolar modo islamiche. Si tratta chiaramente di attività e strutture in grado di coinvolgere e dare sbocchi costruttivi ai camerati di altri gruppi ideologicamente e umanamente vicini a FN, ma anche ai tanti singoli simpatizzanti che non aderiscono formalmente a nessuna sigla specifica, ma si riconoscono genericamente nell’Area. Gli eventi sono in rapida e drammatica accelerazione: non è più tempo di “stare alla finestra”, di sbizzarrirsi in analisi teoriche e voli pindarici, di delegare ad altri tramite il voto, di rimandare a momenti migliori. Oggi è tempo d’azione, fosse anche solo nella propria strada o nel proprio quartiere, per iniziare.   

Chiaramente, si tratta di fare un salto di qualità, di capire che la militanza attivistica e la creazione di contropotere effettivo sono ben più importanti di eventuali successi elettorali, che vivere l’attivismo per il popolo e con il popolo è meglio che dibattere coi “politicanti” di professione – e che realizzare una concreta unità d’azione è molto meglio che limitarsi a invocarla come un toccasana o a lamentarne la mancanza. Quanti camerati e realtà umane sapranno raccogliere questa sfida? Quanti cercheranno e riusciranno a fare questo salto di qualità?

Oggi è necessario mobilitarsi. Attendere eternamente l’improbabile “sigla unica” dell’ambiente, esitare troppo a lungo, restare nelle proprie torri d’avorio, oppure disertare e scendere a compromessi per inseguire soddisfazioni elettoralistiche non porterà a nulla.  La situazione richiede di schierarsi e prepararsi alla battaglia decisiva. Tutti i militanti degni di questo nome devono mettersi in marcia con noi. Gli eventi incalzano, la storia impone decisioni urgenti.