I “canali” della civiltà

I “canali” della civiltà

C’è stato un tempo lontano nel quale il livello di civiltà di una nazione si misurava guardando alla sua arte, ai suoi poeti, ai suoi scienziati. C’è stato e, per il momento, scordatevelo!

Archiviate e fingete di non sapere! Evitate di raccontarlo ai vostri figli e ai nipoti… ché, povere creature, non ne abbiano a soffrire!

Ci hanno detto, infatti, in questi ultimi anni, che allora l’Italia e l’Europa tutta brancolavano nel buio.

Quei tempi nei quali arte, poesia e scienza erano ritenuti indicatori di progresso sono morti… e meno male che lo sono, perché pare siano stati devastanti.

Oggi il termometro della cultura passa per altre vie: le mutande, per essere specifici… e per altri “canali”, che non sto qui ad indicare!

Anno Domini 2017: più un Paese è lesbo-culattone (gay-friendly), più è civile.

Finalmente anche l’Ucraina è entrata nella civiltà delle donne vagina-friends e dei maschi diversamente virili. Un trionfo!

Dall’altra parte del mondo, la statunitense Denise Hammond impartisce lezioni di politica stabilendo che chi vuol manifestare contro Trump deve necessariamente prendere posizioni favorevoli all’aborto… sei pro vita, ma non ti piace comunque Trump? La Hammond ti impedirà di dire la tua. E’ la democrazia, cari lettori!

Da noi, in quasi tutti gli asili del continente, si impartiscono ai bambini lezioni di genderismo teorico ed applicato e, sbarrata la porta al prete, sono le drag queen ad accompagnare, con Cappuccetto rosso travestito e Biancaneve lesbica, le maestre nelle aule.

Dalle parti di Putin ai piccoli ancora raccontano che Olga si fidanzerà con Ivan e che, per fare i bambini, due donne o due uomini proprio non sono la combinazione giusta.

La Russia si rifiuta ostinatamente di entrare nell’albo delle nazioni civili!