Il 75° anniversario delle relazioni diplomatiche Giappone-Santa Sede

Il 75° anniversario delle relazioni diplomatiche Giappone-Santa Sede

Il 22 giugno, la Residenza dell’Ambasciatore Giapponese presso la Santa Sede ha ospitato la conferenza di presentazione delle manifestazioni in occasione del 75° anniversario delle relazioni diplomatiche tra il Paese del Sol Levante e il Vaticano. Nella bella palazzina neorinascimentale, in zona Aventino, erano presenti tre maestri del teatro tradizionale nipponico: Hōshō Kazufusa della Scuola Hōshō (Hōshōryū) di Tōkyō, una delle famiglie più antiche del Giappone, che dal XV secolo tramanda il Teatro Nō (能); Kongo Tatsunori della omonima scuola del di Kyōto; Shigeyama Sengorō, importante attore del Teatro Kyōgen.   

Le relazioni fra Giappone e Chiesa Cattolica iniziarono nel 1549, quando lo spagnolo Francesco Saverio (1506 – 1552) della Compagnia di Gesù visitò l’Arcipelago, e hanno una storia di oltre 460 anni. La diplomazia ufficiale fra il moderno Giappone e la Santa Sede è stata istituita nel marzo del 1942; badate bene, parliamo del Giappone Imperiale quindi, quello del Ro-Bert-To, il patto tra le tre Potenze dell’Asse: Italia, Germania e Giappone. Basterebbe solamente approfondire questo dato per riscrivere parte della storia contemporanea. Del resto, il Nunzio Apostolico fu uno dei pochi a riconoscere Aisin Gioro Puyi (1906 – 1967) quale sovrano dello Stato fantoccio del Manchukuo.

I rapporti tra la Chiesa e l’Oriente sono un argomento che ci interessa da sempre, figuriamoci poi se si tratta di Giappone. Purtroppo, la delusione è stata enorme. Ci aspettavamo, ad esempio, che si parlasse del contributo scientifico-teologico di Padre Mario Marega (1902 – 1978), celeberrimo traduttore del testo mitologico Kojiki (古事記, “Antiche cose scritte”, 712 ca.), e dunque che si approfondisse il tema dell’evangelizzazione dell’Arcipelago… nulla di tutto questo. Ovviamente, la compostezza dei nipponici è sempre quella, nell’essere così elegantemente minimalisti, come si evince sempre dai loro rinfreschi, dove si mangia tanto bene quanto poco, da far rimpiangere a volte l’abbondanza, un po’ cafona a dire il vero, dei cinesi.

Una raffinata “scatola vuota”, questo è stato l’incontro. Non c’è da stupirsi, per una Nazione che ha fatto dell’impacchettare un’arte, con quello Tsutsumi (包み), il quale vuole che persino un contenitore privo di contenuto sia un qualcosa di valore, se riccamente incartato. Questo prendersi talora troppo sul serio su tutto è uno dei pochi, seppur macroscopici, difetti dei giapponesi. In aggiunta, non vi era alcun esponente della Santa Sede presente, con l’Ambasciatore Nipponico che, dopo un “educato” pisolino, si è alzato in piedi per dichiarare alla Stampa come: “L’immagine del Giappone sia oggi molto bassa in Vaticano”. Le cose per il Soglio di Pietro vanno davvero male, la cui epitome non è soltanto da trovarsi nel Pontificato di Bergoglio, ma anche nell’evento di cui stiamo riferendo, quando a una interprete, che in certe occasioni ha forse messo troppo di suo nelle traduzioni, si sono illuminati gli occhi nello scoprire che in sala ci fosse una giornalista della testata femminista Noi Donne; da lì in poi, le due hanno continuato a “cinguettare” sino al termine dell’incontro.