Ius sanguinis, ius soli… e ius voluntatis

Ius sanguinis, ius soli… e ius voluntatis

Le recenti discussioni parlamentari su una possibile introduzione del diritto di cittadinanza per i nati su suolo italiano ha scatenato le ovvie proteste degli ambienti nazionalisti e delle destre varie.

L’idea di Nazionalismo, e di senso di appartenenza in generale, vede i suoi albori nella Rivoluzione francese ma trova il suo sviluppo definitivo, seppur con una moltitudine di sfumature, nel Romanticismo europeo e nelle due guerre mondiali.

Il dopoguerra, l’affermarsi di organizzazioni internazionali e l’imperialismo economico dei due blocchi ha visto il nascere di uno spirito nazionale nuovo, a tratti assimilabile ai vecchi nazionalismi anti-imperialisti, ma caratterizzati da una matrice economica più marcata e da una lotta alla cultura dominante del nulla.

Durante il XIX secolo, l’idea di Nazione fu differenziata in due categorie: l’idea della nazione “di sangue” e quella di nazione “volontaria”.

La prima sta alla base di molte teorie razziali, alcune basate sulla semplice differenziazione qualitativa dei popoli, altre su differenze quantitative. Contrariamente a quanto si possa pensare, la nazione di sangue non presuppone necessariamente un atteggiamento xenofobo nei confronti dell’altro, ma al contrario necessita anche della presenza degli “altri” per caratterizzare sé stessa.

Il diritto di sangue, inoltre, non prevede soltanto il legame biologico tra i membri di una stessa comunità, ma da esso deriva il più elevato concetto di stirpe, che contiene anche legami culturali, linguistici, religiosi e tradizionali.

Quest’idea, presa singolarmente, ha però il grande difetto di equiparare individui differenti che hanno sentimenti di appartenenza diversi, pur essendo membri della stessa nazione.

Subentra quindi il sentimento volontaristico di nazione, tipico delle dottrine di Rousseau, il quale prescinde dal concetto di sangue e vede la comunità come organizzazione volontaria di membri che si identificano in una cultura comune. E’ il caso, ad esempio, degli Stati Uniti e di tutti i Paesi del continente americano, nati da dalla fusione di più popoli diversi (europei e non), da cui si sono formate comunità eterogenee di piccole nazioni accomunate da alcuni aspetti similari.

La domanda è: quale di queste idee è quella giusta? La risposta è: entrambe! Dove le due idee si incontrano, nasce la concezione finale di Nazione. Si viene quindi a creare, all’interno di uno stesso popolo, una diversificazione, volontaria e non imposta, tra chi decide di sentirne l’appartenenza (in altre parole, un patriota) e chi semplicemente l’accetta per nascita (solamente un abitante passivo). Inevitabilmente, la Nazione si configura quindi come un’entità aristocratica, nel senso etimologico della parola.

I flussi migratori, che dagli anni ’90 hanno caratterizzato la politica estera mondiale, hanno però stravolto questo equilibrio. L’introduzione dello ius soli abbandona sia l’appartenenza di sangue che quella volontaria, creando una sorta di comunità “di convenienza”; in questo modo, si seppellisce definitivamente anche l’idea di Nazione, in ogni sua sfaccettatura, compresa quella linguistica della parola. I cosiddetti “nuovi europei”, per sangue, cultura e tradizione diversi dai popoli del Vecchio Mondo, non ambiscono certo a diventare parte dei popoli ospitanti per puro amore verso gli stessi. La prospettiva di condizioni di vita migliori, oppure l’intenzione delle frange fondamentaliste di conquistarci lentamente, spinge queste masse ad attraversare i confini naturali d’Europa ed a riversarsi nelle nostre strade e nelle nostre vite. Si viene quindi a creare la tanto agognata “Europa meticcia”, dove non esiste più una cultura né un senso di appartenenza profondo, bensì la gioia materiale di essere parte di un crogiolo forse privo di conflitti etnici, ma per nulla esente dai conflitti sociali. E nessuno, nemmeno gli hipster radical chic più accaniti, riescono a dare una definizione logica e completa, dal punto di vista culturale, di questa Europa che vorrebbero creare.

Se la morte dello Stato sociale ha rappresentato la cessazione dell’identificazione tra Stato e popolo (inteso come comunità sociale), lo ius soli è la definitiva separazione tra Stato e Nazione.

Lo Stato diventa solo un’entità formale, i cui interessi vanno in direzioni diverse, sovente opposte, rispetto alle esigenze della Nazione/Popolo. Per essere parte della comunità, è sufficiente un documento timbrato, ledendo lo stesso diritto del nascituro di appartenere alla Nazione che ha dato i natali ai genitori.

Uno Stato del genere, fatto di più entità nazionali, comporterà la morte dell’Europa come la conosciamo, sostituita da un organo prettamente economico e basato su “diritti civili”, che ha come solo scopo l’arricchimento dei pochi e l’annichilamento di tutte le Nazioni europee.