Bufale. Un’esclusiva della “destra”?

Bufale. Un’esclusiva della “destra”?

In passato ci siamo occupati dell’effetto deleterio e controproducente che le cosiddette “fake news” hanno sulla diffusione delle idee nazionaliste, e si è constatato che spesso esse sono più lesive delle stesse notizie infamanti. Si è anche visto come tali “notizie” siano sovente inventate di sana pianta, per far leva sull’indignazione popolare al solo scopo di aumentare i clic e quindi le visualizzazioni pubblicitarie, trasformando il percorso rivoluzionario nazionale in sfoghi sui social network senza capacità critica né impegno militante.

Ma cosa accade quando le bufale provengono dall’altra parte?

Il proliferare delle notizie false da “destra” – dai populismi o da ambienti definiti, a torto o ragione, neofascisti – ha scatenato le fazioni avverse, che si sono viste servito un piatto succulento che permettesse di confondere le acque, bollando anche notizie vere come false, semplicemente in quanto incentrate su un determinato argomento (ad esempio, un crimine commesso da immigrati e/o richiedenti asilo). In questo modo, ogni presa di posizione su temi come immigrazione, unione monetaria e federale europea, gender e droga, tanto per citarne alcuni, è consentita solo se ci si schiera in una certa direzione, pena la messa alla berlina come “bufalari” e “complottisti”.

Eppure, le frasi fatte e i luoghi comuni su queste tematiche vengono molto spesso proprio da quel mondo progressista che si professa immune alle bufale e che addirittura propone leggi draconiane per punirne (anche penalmente) gli autori. 

Parlando di immigrazione, abbiamo sentito praticamente ogni giorno uscire dalla bocca dei sostenitori del meticciato la famigerata frase: “Gli immigrati ci pagheranno le pensioni”. Anche se non sappiamo se e come le pensioni guadagnate compenseranno le spese di gestione del fenomeno migratorio, e nemmeno i meccanismi che legano migranti e previdenza sociale, è però interessante notare come l’immigrazione, e quindi le sue cause negative come guerre e povertà, siano utilizzate in forma così utilitaristica e mercificata proprio da chi si considera di alta levatura morale. Inoltre, i sostenitori del meticciato usano come bandiera la presunta onestà e integrità degli stranieri contro una sorta di cattiveria genetica dell’uomo bianco, anche se, statistiche alla mano, la realtà ci dice tutt’altro.

E ancora, famosa è la frase che “gli immigrati fanno lavori che noi non vogliamo più fare”, anche se forse è meglio precisare che “gli immigrati fanno lavori che gli antirazzisti, che vanno a vivere nelle città cosmopolite del nord Europa, non vogliono assolutamente fare”; in un momento di perdurante stagnazione economica, è dura pensare seriamente che gli italiani preferiscano morire da fame piuttosto che fare un lavoro, per quanto faticoso e ingrato possa essere.

Discorso simile si può applicare alla tanto sbandierata “legalizzazione delle droghe leggere”, cavallo di battaglia progressista da almeno due decenni. Sovente, alla domanda sul perché la droga non sia stata ancora legalizzata fino ad ora, si sente dire che “i poteri forti hanno interesse che non si coltivi la canapa”, adombrando presunte connessioni tra la difficoltà nel legalizzare la cannabis e gli interessi di lobby petrolifere che sarebbero “danneggiate” da questo provvedimento. Evidentemente, l’appellativo “complottista” vale solo per i complotti degli altri.

Spostandoci sulla questione Europa, ricordiamo tutti la famosa massima secondo cui “grazie all’euro lavoreremo di meno e guadagneremo di più”. La prima parte in effetti è vera, lavoriamo tutti di meno: anche grazie all’euro, talvolta non lavoriamo proprio. Tuttavia, gli eurofili sostengono che la crisi è colpa di chi non ha creduto nell’Europa, oltrepassando la linea che separa la legittima opinione dall’assurdo. Fatto sta che l’euro si è rivelato nel tempo uno strumento di compressione dei salari interni degli Stati del Sud Europa, mentre economie prive della moneta unica (nell’Unione o fuori di essa) mantengono un livello di potere d’acquisto decisamente più alto della maggior parte delle economie dell’Eurozona.

Ed entrando nel grottesco pianeta dell’antifascismo, arriva la bufala più grande di tutte, quella secondo cui l’Occidente è governato segretamente ancora da nuove forme di fascismo e dalla Chiesa, che impedirebbero la crescita e lo sviluppo dei fantomatici diritti civili; così come sono note le notizie virali che circolano sulla religione cattolica, voci a cui gli intellettuali (si fa per dire) progressisti non credono ma vogliono credere. Secondo loro, il 25 aprile il fascismo è stato sconfitto, ma in qualche modo ancora controlla il mondo, con la collaborazione di una fazione neo-guelfa il cui potere appare inesauribile. E poi dicono che i nostalgici si vedono solo a Predappio…

In altre parole, dal nostro punto di vista riconosciamo che chi crede alle bufale “di destra”, ostinandosi a volerle prendere per buone, non possa essere considerata un persona di spiccate qualità intellettive. Ma è altrettanto vero che sono ben peggiori coloro che, spacciandosi per intellettuali e detentori della verità, trasformano in dogmi le fake news di sinistra!