Anastasio Gigli e la debolezza dell’umanitarismo

Anastasio Gigli e la debolezza dell’umanitarismo

Non so come si possa degnamente onorare la memoria di un grande dolore, e non so proprio come si possa farlo quando quel dolore ha annientato un ragazzino.

Il bambino non prova dolore o gioia; il bambino diventa dolore o gioia.

E io non so nemmeno immaginare il dolore di Anastasio Gigli…

Era un ragazzino quando un giorno incontrò i “liberatori”, i marocchini (che non solo marocchini erano!) che a Cassino e in tutta la Ciociaria fecero quello che nemmeno un branco di porci drogati sarebbe stato in grado di fare.

Nulla concessero al senso d’ umanità e men che meno alla compassione; stupratori che non risparmiarono nessuno, s’accanirono anche sui più piccoli.

Anastasio era orfano, aveva conosciuto la guerra e la paura. Gli chiesero un gesto d’umanità… avevano sete… dove avrebbero potuto trovare una fontana?

Anastasio si volse.

Lo pugnalarono all’addome, laddove le ferite sono più dolorose e la morte arriva lenta e tra spasimi indescrivibili.

I figli di questi eroi, di questi combattenti impavidi oggi stuprano e uccidono ancora più con lo spaccio che con altro e noi, dimentichi di quel che subimmo, accogliamo, finanziamo, supportiamo come i più fessi dei masochisti, come i più temerari degli imbecilli.

Anastasio però merita la nostra memoria, ragazzino finito, per il trastullo bestiale di un manipolo di belve, in un lenzuolo sporco di sangue.

Continuiamo pure ad accogliere i nipoti di chi ci umiliò, continuiamo a calpestare la memoria di tanti innocenti.

Non ne avremo bene! Travestiamo la nostra debolezza da generosità, ma rimane debolezza! Vestiamo la nostra viltà di umanitarismo, ma rimane viltà! 

Accettiamo e perpetriamo ogni tradimento, ma quello più grave è il tradimento che abbiamo fatto alla giustizia… quella che Anastasio non ha mai avuto!