Democrazia e idolatria

Democrazia e idolatria

Sin dagli albori della nostra vita, la scuola e i media impartiscono un’assordante lezione: «Non vi è alcuna forma di governo migliore della democrazia».

L’affermazione in questione viene supportata dalle solite iperboli. Si elogiano la libertà di espressione, la libertà di stampa, la libertà di culto, e tutte le altre libertà che compongono il pantheon del “dirittocivilismo”. Effettivamente, sulla carta, ci si potrebbe innamorare di questa presunta prosperità legale. Tuttavia, il transito dalla teoria alla pratica è decisamente più doloroso. I fallimenti delle democrazie, infatti, provocano ferite molto profonde nella psiche di un popolo, il quale si scopre illuso, frodato e anche deriso.

Innanzitutto, è profondamente inadeguato limitare la sovranità del popolo al processo del voto, mera espressione di una preferenza che non afferma, ma che formalizza banalmente la partecipazione di un individuo. La questione non può essere ridotta in questi termini. La determinazione avviene quando la comunità si realizza in maniera organica e i diritti vengono garantiti in quanto riconosciuti come “naturali” e sono esercitabili senza gli ostacoli della burocrazia e del malaffare.

Si aggiunga, inoltre, la ricerca da parte del popolo di un leader da seguire, cioè, una figura che trasmetta potenza e carisma, un timoniere che guidi la nave in qualsiasi circostanza. Questa metafora platonica induce a riflettere sulla necessità di una gerarchia all’interno di uno Stato. Se ad occuparsi delle sorti della nave sarà un equipaggio inadatto alla guida, allora essa soccomberà. Nel contesto in cui manca una figura politica di rilievo, ci si rifugia in figure quali calciatori, attori e altri surrogati del ruolo di leader che spesso annebbiano la coscienza dell’individuo.

Un altro problema della democrazia risiede nel fatto che il tanto osannato pluralismo venga schiacciato dal compromesso. Così si ottiene una pessima macedonia e una finta e nevrotica pace. Anche il concetto stesso di “potere”, in democrazia, sembra discutibile. Il vero potere di un individuo è quello di affermare il suo potenziale interiore; è un concetto molto più profondo dell’esprimere una preferenza attraverso il voto.

La cultura, ad esempio, perde la sua indipendenza in quanto diviene “cultura di stato”. Se non è gradito all’organo democratico, e non riscuote consenso, allora un orientamento culturale verrà accantonato. In democrazia, la discriminazione assume il tono dell’emarginazione.

Il discorso sopra citato sulla cultura si può estendere ad altri argomenti: chiunque fuoriesca dal recinto dell’apparato statale verrà demonizzato. Potenzialmente, l’organismo democratico promette la tutela delle minoranze e la possibilità di determinarsi, ma quel che si ottiene è piattume, conformismo, fragile compromesso. In pratica, le variegate correnti di pensiero all’interno di una democrazia sono soltanto dei sottoinsiemi, che costituiscono l’insieme del cosiddetto “pensiero unico”, che è considerato inviolabile, mentre il resto viene trattato come deviante.

Chiaramente, un sistema volto alla quantità e non alla qualità sarà inevitabilmente predisposto al suo sostentamento attraverso il consenso, e per ottenerlo risulta inevitabile sviluppare una tendenza alla contrattazione, per convincere l’elettore medio della validità di una proposta politica. Pur non trattandosi di voto di scambio o di favori economici, in democrazia si instaura sempre un contratto psicologico vincolante. Significa che la demagogia è un valore implicito in questo sistema.

Ultimamente, internet appare come un discreto mezzo di divulgazione. Tuttavia, bisogna adoperarlo  con una certa discrezione. La comunicazione sul web, infatti, deve rappresentare un mezzo e non il fine, altrimenti l’identità virtuale può isolare ancor più il cittadino, rendendolo più apatico e pigro, come spesso accade.

Il risveglio di un popolo si attua attraverso la simbiosi di pensiero, cultura ed azione. Sviluppare il proprio senso critico, senza dar nulla per scontato, senza costruire idoli, è il primo passo per non indebolirsi e per non soccombere. Destate la vostra capacità di discernimento e, se notate che l’autorità vi sta consumando, reagite per il vostro onore.

Meritate ben più di un ovile. Valete più di uno stipendio fatto di briciole.