Lettera aperta alla “compagna coraggio”

Lettera aperta alla “compagna coraggio”

Carissima Claudia,

Ti scrivo questa lettera, non solo per darti la solidarietà che già in tanti ti hanno già dato, ma per altri motivi. 

Sia chiaro, non approvo e non giustifico in nessun modo l’atto ignobile compiuto da quelli che tu, nonostante tutto, ti ostini a chiamare “compagni”. Vorrei soltanto capire alcune cose che mi sfuggono. 
Tre “compagni” hanno abusato di te Claudia, a turno o in gruppo non fa differenza, ti hanno stuprata!
Mi stupisce il fatto che tu ancora ti ostini a chiamarli compagni, anziché usare il termine che più si addice loro, cioè delinquenti

Non capisco questo tuo timore reverenziale quando parli di loro, sembra quasi che sia stata tu a commettere il reato facendoti stuprare, e non viceversa. Si ha la sensazione, Claudia, che quasi quasi ti dispiaccia di averli denunciati, in maniera del tutto casuale, e questo non è un bene, non solo per te, ma per tutte quelle donne che come te hanno subito violenza e non hanno la forza di reagire. 

Pensa a cosa sarebbe successo, Claudia, se ad abusare di te fossero stati degli odiati “fascisti”. I tuoi compagni e le tue compagne ti avrebbero loro stessi accompagnata in caserma a fare denuncia. Il sindaco Pizzarrotti con la giunta comunale al completo sarebbe sicuramente venuto a trovarti in ospedale, anche solo per scattarsi un selfie con te in camera. Giornali nazionali e locali avrebbero fatto la fila per intervistarti e per documentare la feroce violenza della squadraccia. Sarebbe subito intervenuta la Boldrini, per chiedere la messa al bando di tutti i movimenti nazionalisti e identitari, e per finire non sarebbe sicuramente mancato l’onnipresente corteo antifascista/antirazzista, al grido di “Fuori i fascisti da Parma”.

Sarebbe intervenuto il governo e pure il vescovo, e tu, cara Claudia, saresti diventata la donna più famosa d’Italia. Invece ti stupisci. Ti stupisci delle minacce che hai ricevuto dai tuoi compagni e dalle tue compagne. E ti stupisci del fatto che loro, donne come te, siano state le peggiori, ma d’altronde dovresti saperlo, cara Claudia, che le femministe sono sempre pronte a combattere la violenza sulle donne, a patto che tale violenza non la commetta qualche loro compagno di partito o di centro sociale.

Io non mi stupisco affatto Claudia, e sai perché? Perché tu, senza saperlo, hai vissuto sulla tua pelle le stesse identiche cose che hanno provato le donne ciociare, vittime dei soldati marocchini del generale Alphonse Juin. Hai vissuto sulla tua pelle lo stesso strazio provato da Norma Cossetto, Giuseppina Ghersi e da tutte le donne ausiliarie o appartenenti alla RSI cadute in mano ai partigiani.  

Non mi stupisco del clima da omertà mafiosa che i tuoi compagni antifascisti ti hanno creato attorno, Claudia, visto che tu, frequentatrice dei centri sociali, dovresti sapere che questo è lo stile che distingue i tuoi compagni e le tue compagne, degni figli dei loro padri e nipoti prediletti dei loro nonni. Non mi stupisco di loro Claudia, mi stupisco soltanto della tua ingenuità. 

Benvenuta nel mondo dei partigiani del terzo millennio, “compagna coraggio”.