Preghiera per Charlie Gard, da noi tutti Erode

Preghiera per Charlie Gard, da noi tutti Erode

Hanno ucciso Charlie Gard, togliendogli l’aria che respirava. Hanno ucciso Charlie Gard, che non aveva neanche un anno, e che non aveva neanche mai chiesto niente al mondo. Ma, forse, abbiamo ucciso Charlie Gard anche noi, che avremmo potuto fare di più e che, alle prime avvisaglie, non abbiamo alzato la voce abbastanza forte. Siamo tutti Erode, adesso, e il sangue di Charlie Gard e le lacrime di Connie Yates, sua madre, gridano al cielo da questa terra malata. E che Dio ci perdoni per quello che abbiamo fatto, o, anche, per tutto quello che non abbiamo fatto e che invece avremmo dovuto fare.

Hanno passato anni a dire che la volontà dei malati avrebbe dovuto essere il supremo criterio di scelta e che nessuno, in cielo o in terra, avrebbe potuto arrogarsi il diritto di decidere per la vita degli altri. Hanno esaltato l’autodeterminazione per aprire la strada all’eutanasia, e a tutto quello che aveva in odio la vita e la bellezza.

Eppure Charlie Gard non ha potuto decidere; non era lui che chiedeva la dolce morte in Svizzera o in Olanda, o in qualche clinica sterile e senzadio, chissà dove nel centro Europa. Non è stato lui ad annunciare ai microfoni che il suo tempo gli era insopportabile e che avrebbe voluto farla finita, chiamando gli altri a rispettare la sua decisione.

Hanno passato anni anche a dire che una madre ha il diritto di scegliere della vita dei suoi figli non nati, perché – dicevano – se il corpo è il suo, avrà pure il diritto di autodeterminarsi. E lo hanno detto per legittimare l’aborto di quanti, troppo piccoli, non avevano la forza di opporsi. Lo hanno fatto per dire che, in fondo, se un bambino non è nemmeno nato e non è in grado di esprimersi, dovrà pur essere la madre a decidere della sua vita.

Eppure, Connie Yates non ha potuto decidere della vita di suo figlio. Questa volta, Connie Yates non ha chiesto di uccidere un figlio indesiderato, ma di farne vivere uno amato più di ogni altra cosa in questo mondo. E qual è stato il suo peccato? Qual è stato il suo peccato per non essere ascoltata, per non meritare una lacrima da parte di quanti, notabili del mondo, non hanno neanche ascoltato le sue preghiere.

Hanno passato anni, infine, a dire che la pena di morte era qualcosa di inumano, facendo cortei e appendendo striscioni. Lo hanno fatto perché – dicevano – nessuno può consapevolmente decidere della morte di un altro essere umano, non importa quanto colpevole. Perché secondo loro non sussisteva alcuna differenza tra l’omicidio dell’assassino e il lavoro del boia, perché una vita è pur sempre una vita, e la vita non si tocca.

Non volevano uccidere un uomo, non importa quanto colpevole. Ma Charlie Gard non era colpevole, era innocente, e aveva l’innocenza di chi, a neanche un anno, si è appena affacciato su questo mondo bastardo, che con parole belle gli ha negato tutto. Charlie Gard era innocente, eppure, nelle stesse aule di tribunale dove graziano i colpevoli, lo hanno condannato a una morte lontana dai suoi cari e dalla sua casa, perché bisogna inchinarsi al progresso.

Preghiamo allora per Charlie Gard, che è nella gloria di Cristo. Ma non preghiamo per altro, ma solo perché ci perdoni per quello che abbiamo fatto, o per quello che avremmo dovuto fare e non abbiamo fatto. Preghiamolo perché Dio ci perdoni.