Charlie, il pensiero unico e il culto della morte

Charlie, il pensiero unico e il culto della morte

Pochi giorni fa il piccolo Charlie, il neonato britannico affetto da una rara malattia che è stato al centro del dibattito mondiale, ha lasciato questo mondo. A nulla è valsa la battaglia legale dei genitori, che hanno tentato fino all’ultimo di mantenere accesa la speranza, seppur piccola, di poterlo salvare attraverso una cura sperimentale negli Stati Uniti. A nulla sono valsi gli appelli dei popoli di tutto il mondo e di molte personalità di spicco. Purtroppo, la battaglia è stata vinta da quel sistema che si riempie la bocca di diritti per tutto e tutti, scordando quello più elementare, quello che persino i liberali dicono di voler difendere: il sacro diritto alla vita.

Ancora una volta, lasciamo agli esperti il compito di giudicare legalmente questa scelta; chi si è reso responsabile di questa morte – soprattutto se c’era una possibilità anche remota di poterla evitare – pagherà sicuramente in un’altra vita e, si spera, anche in questa. Quello che andremo invece ad analizzare è la reazione da parte di quella subcultura transfrontaliera che fa della morte un diritto e della vita un peso. Parliamo ancora, ovviamente, delle menti progressiste, sovente collegate con l’ambiente antifascista e anticristiano internazionale, che considera la morte di diversamente abili e malati come la più “umana”, per poi versare lacrimoni (falsi come Giuda) quando ogni 27 gennaio leggono delle persone handicappate sterminate dai nazisti.

La cosa assurda è che, questa volta, non è nemmeno stato rispettato il diritto di scelta, tanto richiesto dai cosiddetti pro-choice, nell’eutanasia come nell’aborto. Cosa accadrà se si scoprirà che la cura sperimentale del medico statunitense sarebbe potuta essere efficace? Anche se non avrebbe salvato il piccolo Charlie, forse avrebbe fornito nuovi dati per salvare altri bambini colpiti dalla stessa malattia.

La mentalità progressista ha creato un vero e proprio culto della morte. Quanta gente vediamo nelle piazze a chiedere ai governi di finanziare maggiormente la ricerca medica? Sicuramente molti meno dei manifestanti che chiedono il diritto all’aborto o all’eutanasia. E sovente questi ultimi chiedono la testa di quei medici obiettori che decidono di rispettare il giuramento di Ippocrate recitato alla cerimonia di laurea. Ma non li vedrete mai sbraitare contro quei medici, delinquenti veri, che speculano sui pazienti, spesso accordandosi anche con la criminalità organizzata per nomine e appalti.

Questo pensiero si inserisce nel contesto più ampio della mercificazione dell’essere umano. I bambini possono essere generati artificialmente per soddisfare i capricci di chi, per natura, non può concepire; possono essere acquistati o venduti; possono essere uccisi se indesiderati; possono (o in questo caso, devono) essere lasciati morire se non sono completamente in salute.

Sono queste le persone che poi ci giudicano se non salviamo abbastanza migranti (tra cui bambini, anche se le immagini ci dicono che sono una piccola percentuale) dai viaggi della morte. Sono queste le persone che si scoprono difensori dei fanciulli quando un sacerdote, contravvenendo ai comandamenti di Cristo stesso, abusa dei bambini. Perché, con molta probabilità, il nocciolo della questione è proprio questo: se la Chiesa si schiera a favore della vita, il progressista laicista antifascista europeo automaticamente deve essere contro, secondo quella logica assurda dell’anti- che abbiamo sovente trattato e che rende il mondo o tremendamente cattivo o tremendamente stupido. In ogni caso da cambiare.

Je suis Charlie, ma questa volta per davvero.