Strage di Bologna, 37 anni dopo: “Stasi, Mossad, CIA… troppe strategie destabilizzanti dietro l’orrore della stazione”

Strage di Bologna, 37 anni dopo: “Stasi, Mossad, CIA… troppe strategie destabilizzanti dietro l’orrore della stazione”

Trentasette anni fa l’orribile carneficina della stazione di Bologna; una strage senza mandanti e con colpevoli di comodo – con una sentenza definitiva a cui nessuno dà più alcun credito – un po’ come tutte le stragi che hanno insanguinato l’Italia in un interminabile secondo dopoguerra.

Poche certezze dopo quasi 40 anni; una – come ammise Cossiga – è che la strage non fu fascista, così come è certo che nell’Italia di allora seminavano il caos indisturbati terroristi internazionali e servizi segreti stranieri. Ma per i giovanissimi militanti nazionalpopolari di quel 1980 c’è anche un ulteriore dato sicuro: un intero ambiente venne utilizzato come capro espiatorio, ad un intero ambiente vennero brutalmente tarpate le ali per quasi vent’anni.

Per sapere la sua opinione su quel periodo travagliato della storia d’Italia e sui segreti inconfessabili dietro quella strage, abbiamo contattato Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova e protagonista della militanza politica nazionalpopolare di quegli anni.

Fiore, anche voi giovani rivoluzionari foste vittime di quella strage e degli interessi inconfessabili che la generarono?

Certamente, e lo testimoniano le centinaia di arresti e i numerosi ragazzi assassinati dopo quel 2 agosto del 1980, così come lo prova quella colpevolezza storica che investì a lungo tutto il nostro mondo. Io stesso fui vittima di uno dei tanti depistaggi importanti, poi smontato come altri da sentenze inoppugnabili, che stravolse allora la mia vita, quella dei miei familiari e quella di tantissimi miei coetanei.

A distanza di quasi quarant’anni, qual è, secondo lei, tra le tante che sono state formulate, l’ipotesi che più si avvicina alla verità?

La strage della stazione ebbe finalità principalmente destabilizzanti – espressione, quest’ultima, che, curiosamente, usa il dr. Zuccaro quando parla delle attuali strategie di George Soros – in continuità con altri gravissimi fatti di sangue, precedenti e successivi – penso, ad esempio, alla strage del Rapido 904 di quattro anni dopo, evento che il capogruppo alla Camera del P.S.I., Rino Formica, attribuì in un’intervista a Repubblica ad “una potenza occidentalista mediterranea legata agli Stati Uniti” – allo scopo di avviare una lunga fase di forte indebolimento della nostra economia, che si sarebbe, infine, concretizzata con le rapine dei nostri gioielli di famiglia, tra cui l’I.R.I., e l’attacco alla Lira, orchestrati probabilmente a bordo del Britannia, negli interessi di Soros, De Benedetti, banche e fondazioni Rothschild e con la complicità di ben noti finanzieri e politici della cosiddetta seconda repubblica.

Escludo decisamente sia l’ormai defunta pista nera che le ipotesi palestinesi, “lodo Moro” e altre. Venne attuato, a mio avviso, un piano di matrice neo-trotzkista – che passava dai numerosi depistaggi realizzati da agenzie massoniche nazionali, per mezzo di settori della C.I.A. kissingeriana, con la presenza costante di  Michael Ledeen – che vide agire quali esecutori materiali gruppi terroristici manovrati da due servizi segreti stranieri: la Stasi, dell’allora attivissima Germania Est, e il Mossad. Stasi che rispondeva ad un regime ribelle a Mosca su linee dottrinali di stampo neo-trotzkista, legate, cioè, all’idea destabilizzante della rivoluzione permanente da esportare in tutto il mondo. E colgo qui l’occasione per annunciare che nei prossimi mesi sarà pubblicato un testo importante proprio sull’importanza di questa nefasta ideologia nella storia contemporanea.

Come mai lo stesso scenario vedeva muoversi questi differenti protagonisti?

È necessaria una premessa. Il Cremlino, già prima della strage di Bologna, non era interessato ad alimentare in Italia alcun progetto di destabilizzazione, anzi, gli stava benissimo il nuovo corso ufficiale del P.C.I (venuto fuori dal congresso milanese che aveva eletto Enrico Berlinguer). Prova ne sia il fatto che le indicazioni mal comprese della presunta seduta spiritica a cui avrebbe partecipato Romano Prodi, relative al luogo in cui le BR detenevano Aldo Moro, provenivano proprio dai sovietici.

Le strategie rivoluzionarie in Italia non erano più manovrate e finanziate dall’URSS, ma dai servizi segreti della DDR, capitanati da Markus Wolf, figlio di un medico e scrittore ebreo fuggito a Mosca dalla Germania di Hitler, attraverso professionisti del terrore internazionale e gruppi terroristici spesso in collaborazione tra loro, come la R.A.F. (Rote Armee Fraktion), il venezuelano Carlos e le stesse Brigate Rosse italiane, i cui addestramento e organizzazione erano a cura della Stasi.

C’è poi il Mossad israeliano, che, proprio all’inizio del 1980, trasportava armi ed esplosivi in Italia – come ammise, per avervi partecipato personalmente, un suo agente, il colonnello Victor Ostrowski, nel suo libro The other side of deception, che sarebbe utile finalmente tradurre in italiano, cosa che non mi pare sia ancora stata fatta – con l’aiuto di esponenti della P2.

Inoltre, lo stesso colonnello parlò anche della strage di Ustica, 27 giugno dello stesso 1980, dicendo di aver saputo dal suo diretto superiore che quell’abbattimento era opera del Mossad. Non era un segreto per nessuno, del resto, che i servizi segreti israeliani non fossero estranei alle Brigate Rosse: lo confidò Aldo Moro al suo vice Galloni e quest’ultimo lo rivelò in un’intervista a Rai News 24, parlando anche dell’infiltrazione della CIA.

Ebbene, la presenza a Bologna quel 2 agosto di Thomas Kram, esperto di esplosivi, e Margot Christa Frohlich della R.A.F. – legati a Carlos in quel periodo – non è, secondo me, da attribuire ad oscuri interessi palestinesi o a loro presunte gaffes, ma, al contrario, a quel filo conduttore neo-trotzkista che fa capo alla Germania Est e alla sua classe dirigente dalla doppia cittadinanza tedescorientale-israeliana, che aveva tutto l’interesse ad alimentare piste palestinesi inverosimili, anche solo per il semplice fatto che mai i palestinesi hanno agito e agiranno come a Bologna. La mancata identificazione, infine, della ottantaseiesima vittima femminile potrebbe condurre proprio in questa direzione.

L’esplosivo proveniva probabilmente dal Mossad e i terroristi controllati dalla DDR avrebbero svolto il ruolo di braccio militare per le strategie neo-trotzkiste della Stasi, funzionali a quelle di gruppi di potere economico e finanziario che, ancora oggi, agiscono per conquistare definitivamente l’Italia. Fascisti e palestinesi? I capri espiatori ideali.

Stasi, CIA, Mossad, terroristi tedeschi e italiani, nessuno di questi soggetti può dirsi estraneo per storia e finalità destabilizzanti alla possibilità concreta di mettere in pratica strategie eversive e terroristiche nel mondo. Kissinger aveva minacciato di morte Aldo Moro (come escludere a priori il fatto che non parlasse a vanvera?) e c’è una vasta letteratura sul suo coinvolgimento nell’attentato a Carrero Blanco. Ne parla, ad esempio, seguendo la pista dell’esplosivo militare utilizzato, il C4, Pilar Urbano nella sua documentata inchiesta intitolata El precio del trono. Si può pensare, infine, che si tratti di una straordinaria coincidenza, ma c’è quella data del 2 agosto, una data centrale e ricorrente nella storia tradizionale ebraica, che corrisponde, infatti, ad entrambe le distruzioni del tempio di Gerusalemme, che dà da pensare.