Chi la (Ma)dura non la vince

Chi la (Ma)dura non la vince

Davanti ai chilometri di inchiostro e parole che le contrarie versioni della tragedia venezuelana – su quest’ultima espressione credo che si sia tutti d’accordo – lanciano sul mercato dell’informazione per convincere della colpa dell’opposta fazione, sinceramente si fa molta fatica a districarsi.

Quindi partiamo dai dati difficilmente contestabili, che esponiamo in breve sintesi.

1 – Gli interessi degli Stati Uniti. Il sistema di sicurezza statunitense ha come lato inferiore una linea che passa attraverso la Colombia, le isole Bonaire e Curaçao, poste a nord del Venezuela, e la Guyana. Questa linea difensiva controlla la sponda sud del “mare nostrum” statunitense, il suo Mediterraneo, ossia il Mar dei Caraibi, dove Cuba – tra l’altro posta a cavallo fra le Antille ed il golfo del Messico – costituisce da sessant’anni una vera e propria spina nel fianco. Evidente dunque che il Venezuela interferisce in questa linea. Gli Stati Uniti sono il primo compratore del petrolio venezuelano; inoltre, trattandosi di un prodotto che necessita, per le sue caratteristiche, di particolari procedimenti di depurazione, le uniche compagnie in grado di raffinare a costi convenienti quel petrolio sono statunitensi. Vi è quindi un interesse reciproco che nessuna tensione è in grado di spezzare, come lo dimostra la persistenza di quel rapporto commerciale anche durante i vent’anni di chavismo e post-chavismo.

2 – La situazione economica. Tra chi attribuisce tutta la colpa alla “guerra economica” lanciata dalle “destre” filo-americane e chi, invece, addebita l’attuale fase di grave miseria e carenza di generi di prima necessità alle scelte del governo, evitiamo di abbracciare l’una tesi o l’altra. Ci limitiamo ad osservare che, anche ove si ammettano giochi speculativi di grandi distributori – la qual cosa è più che verosimile – non sarebbe ragionevole addebitare a loro la colpa primaria, anche perché gli speculatori entrano in gioco proprio quando iniziano a mancare le merci ed inizia il razionamento, giacché altrimenti non ci sarebbe niente su cui speculare.

3 – Le violenze. Anche qui più versioni si affrontano. Diamo pure per ammesso che tra coloro che si sollevano, come afferma il governo, vi siano milizie “fasciste” (sic), ma dell’esistenza dei colectivos, ossia bande di quartiere sovvenzionate con denaro e droga per tenere sotto controllo i barrios in favore del governo, nessuno dubita; esistono ed è una costante nei paesi dell’Iberoamerica. Chi vive da quelle parti conosce il fenomeno. E sostenere che tutte le migliaia di persone che scendono in piazza per protestare siano agenti pagati dalla CIA, quando è incontestabile la situazione di penuria e miseria che già costituiscono una non disprezzabile causale, mi pare tesi alquanto azzardata.

4 – Il consenso. Nelle elezioni del dicembre del 2015, la MUD, costituita dall’unione dei partiti d’opposizione, ottenne oltre il 56% dei voti, contro quasi il 41% della coalizione bolivariana. Da allora la situazione interna non solo non è migliorata ma, se possibile, è peggiorata in tutti i sensi: dalla sicurezza all’inflazione e alla precipitazione del valore della moneta nazionale (il cambio ufficiale bolivar/dollaro è pari a meno di dieci a uno; per strada, i cambistas per un dollaro vogliono più di mille bolivar). Il regime di Maduro non gode della maggioranza del consenso popolare, anzi ha contro di sé la stragrande maggioranza di esso. La qual cosa una certa importanza ce l’ha, a meno di non ritenere a) che qualcuno, meglio degli stessi Venezuelani, possa valutare da migliaia di chilometri di distanza i loro legittimi interessi, o b) che la CIA abbia manipolato le elezioni o abbia realizzato un lavaggio del cervello stratosferico a masse che sono bombardate quotidianamente dalla propaganda governativa (e di questa naturalmente non bisogna tenere conto; forse perché nessuno ci crede più? Bah…).

5 – I fattori C. Oltre al fattore CIA – e chi lo nega? – c’è anche il fattore Cuba. Ci sono circa cinquemila cubani, dislocati nei vari settori di sicurezza, che garantiscono il regime di Maduro, filo-cubano per formazione politica, a differenza di alcuni settori dell’esercito che non sono proprio entusiasti di quella presenza spesso ingombrante. Ci stracciamo le vesti e digrigniamo i denti perché Cuba ci mette lo zampino? Ma neanche per sogno. Cuba ha i suoi interessi da salvaguardare e fa benissimo a tutelarli, a cominciare dal petrolio che gli viene ceduto col pagamento del 50% ed il saldo a lunghe scadenze ad un tasso d’interesse dell’1% annuo. Si può credere che questi cinquemila agenti dell’Avana siano lì per stare con le mani in mano aspettando passivamente di essere cacciati a calci nel sedere?

6 – Legittimità. La votazione della Constituyente voluta da Maduro per scalzare il Parlamento, in mano alle opposizioni, ed eleggere una nuova assemblea, oltre ad essere costituzionalmente illegittima, di fatto costituisce la premessa per una dittatura di un partito unico – minoritario – e l’assunzione di pieni poteri. Premessa, altresì, di un progressivo isolamento del Venezuela dagli altri paesi della regione. Esiste da sempre una certa prassi di prudenza da parte dei governi sudamericani nella valutazione dei reciproci misfatti. Hodie mihi, cras tibi. Se alcuni esponenti di alto rango della OEA (organizzazione degli stati americani) o dei governi nazionali sudamericani hanno iniziato a denunciare il clima di violenza e a criticare gli atteggiamenti del governo venezuelano, significa che certi limiti di decenza sono stati ampiamente superati. A quelli che ci intravedono l’onnipresente zampino a stelle e strisce va ricordato che analoghe proteste avvennero in occasione della vigenza della dittatura militare argentina degli anni 1976-1983, quando Stati Uniti e altri paesi dell’OEA ne denunciarono i misfatti. Quindi simili iniziative non sono a senso unico.

Ci siamo astenuti dall’introdurre temi ulteriori: la corruzione delle dirigenze governative, le decine di migliaia di milioni di dollari e di milioni di miliardi di bolivares usciti dal paese – chi è in grado di esportare simili somme in contanti coi controlli che ci sono? – e un traffico di droga che garantisce a chi lo gestisce o lo permette rendite da capogiro; facciamo pure finta che non esistano. Tutte invenzioni della propaganda statunitense! Benissimo. Il quadro forse cambia?

C’è davvero da chiedersi quale destino attenda i Venezuelani nei prossimi mesi. Alcuni osservatori indicano in Diosdado Cabello, uomo forte del regime e su posizioni non filo-cubane, una possibile alternativa per normalizzare la situazione. Altri si aspettano l’intervento di organizzazioni internazionali con il motivo o il pretesto di un’emergenza umanitaria.

Quel che appare certo è che se il presidente continuerà a radicalizzare le proprie posizioni e a non considerare l’esistenza di una maggioranza popolare che non lo vuole e a non valutare con realismo la situazione geopolitica del suo paese, finirà per sbattere la testa contro il muro e trascinerà il suo popolo in un’enorme spirale di violenza. Lui non ne sarà stato l’unico artefice, ma se la CIA – o Cuba – hanno tutto il diritto di fregarsene dell’incolumità dei Venezuelani, Maduro questo invece non può permetterselo. E se ritiene che più della metà di loro valga meno del suo diritto ai pieni poteri, allora è giusto e meglio che il suo ciclo termini al più presto.