Manuel Canduela (Democracìa Nacional): «Alla Rambla le autorità catalane hanno fatto politica con 14 morti e 100 feriti»

Manuel Canduela (Democracìa Nacional): «Alla Rambla le autorità catalane hanno fatto politica con 14 morti e 100 feriti»

A quasi una settimana dal terribile attentato che ha sconvolto Barcellona e l’Europa intera, ospitiamo un intervento di Manuel Canduela, presidente del movimento nazionalista spagnolo Democracìa Nacional. La sua accusa nei confronti delle autorità della Comunità Autonoma di Catalogna sono molto dure: aver gestito malissimo la situazione sia prima che dopo l’attacco terroristico e aver voluto continuare a mostrare al mondo la propria linea politica indipendentista anche durante le ore più calde della tragedia. 

Anche se i nazionalisti catalani vogliono farci credere che sono riusciti a gestire l’attentato di Barcellona in modo esemplare, stiamo gradualmente venendo a scoprire che i sistemi di sicurezza messi in campo dai Mossos de Escuadra e dalle autorità degli Interni del governo catalano hanno operato con un’incompetenza preoccupante. Alcune osservazioni:

1- Mercoledì 16 agosto si è verificata un’enorme esplosione in uno chalet ad Alcanar, che è stato sentito a diversi chilometri di distanza. I Mossos dichiararono l’esplosione come “accidentale” per “accumulo di gas”. La Guardia Civile di San Carlos de la Rapita è arrivata immediatamente, ma i Mossos non li hanno lasciati entrare.

2 – Nella casa di Alcanar sono state rinvenute più di cento bombole di butano e molte altre di acetilene. Testimoni del quartiere hanno rivelato che la casa era “occupata” da un gran numero di arabi. I Mossos non hanno considerato altra ipotesi di quella dell’incidente e non hanno informato la Guardia Civile o la Polizia Nazionale di questo incidente, né hanno lasciato indagare in merito. Uno degli occupanti della casa è rimasto ferito ed è stato portato in ospedale. Nessuno lo ha interrogato, tanto meno lo ha fermato in quel momento. E dopo l’attentato terroristico di Barcellona, nella casa sono stati scoperti alcuni resti di triacetone triperossido (TATP), l’esplosivo utilizzato dalle cellule jihadiste e la cui formula di fabbricazione è diffusa sui loro siti web. Queste informazioni avrebbero dovuto mettere immediatamente gli occupanti della casa in relazione ad un possibile attacco.

3 – Un furgone irrompe nella Rambla ad alta velocità. Ciò è stato possibile a causa della mancanza di barriere nella zona pedonale, nonostante la Polizia Nazionale avesse raccomandato di installarle prima di Natale. I Mossos e il sindaco di Barcellona hanno rifiutato di installare paletti, vasi da fiori o altri ostacoli.

4 – Nella “operazione gabbia” un agente del Mossos viene investito da un’auto. Il compagno apre il fuoco sul veicolo, che appare abbandonato nella città di Sant Just. È stato riferito che il conducente è stato ucciso dagli spari dall’agente. Si è scoperto poi che, invece, il defunto era seduto sul sedile del passeggero e che è morto per accoltellamento. Il veicolo non mostra alcun segno dei dieci colpi sparati. Dopo dieci ore i Mossos si rendono conto che il defunto non ha nulla a che fare con l’attacco e che il conducente è fuggito.

5 – Il portavoce dei Mossos informa che non si aspettano altri attacchi e che tutti gli sforzi sono finalizzati a individuare i sospetti dell’attentato di Las Ramblas. Invece, a Cambrils un furgone con cinque marocchini ha intenzione di ripetere l’attacco di Barcellona, possibilmente sul lungomare di Salou, affollato a quell’ora di notte. Il furgone viene fermato da un paio di Mossos, ma non si ferma e si ribalta alla rotonda immediatamente dopo il controllo. Quattro degli occupanti escono dal veicolo e attaccano i Mossos che li volevano controllare. Sembra che tra loro ci fosse un ex-militare della Legione, che ha sparato ai quattro in un istante, uccidendoli. Il quinto fugge di corsa e viene intercettato da un paio di Mossos che si erano piazzati in un’auto camuffata. Questo gli dà il tempo di uccidere una signora che passava di lì, per essere poi colpito dai Mossos che, a cinque metri, lo colpiscono con tre degli undici colpi sparati.

6 – Si scopre che tutto ha avuto inizio in una moschea di Ripoll, in cui c’era come imam un marocchino ex-detenuto del carcere di Tarragona, Abdelbaqui es Satti, già noto per essere stato in relazione con i terroristi dell’11 settembre. Ripoll è una città di 10.000 abitanti in cui, a quanto pare, le autorità interne della Catalogna non sapevano che tipo di persona gestisse una moschea.

7 – Sin dagli istanti dopo l’attentato sono partite le ricerche di un bambino australiano di sette anni, la cui scomparsa era stata denunciata dalla sua famiglia dopo l’attacco. Due giorni dopo, i Mossos riferiscono che è in un ospedale e che non ci sono vittime non identificate. Mezza giornata più tardi, i Mossos informano che il bambino in realtà è morto e che è caduto nell’attacco terroristico.

8 – Tutto lo sforzo delle autorità catalane, tra cui i Mossos, è stato cercare di escludere le Forze e i Corpi di Sicurezza di Stato dalle investigazioni su questo attacco, cercare di comparire davanti al mondo come uno  Stato indipendente e fingere un’efficacia lontana da quella veramente dimostrata. Insomma, hanno voluto fare politica con 14 morti e 100 feriti.

(Traduzione a cura di Ermanno Durantini)