Cappellani militari e preti da piscina

Cappellani militari e preti da piscina

Gli uomini di Chiesa son pur sempre uomini, e come gli uomini seguono le tendenze del tempo.

Proprio in questi giorni non si fa altro che parlare di Don Biancalani, prete progressista che dichiara apertamente su Facebook, riferendosi ai migranti: «Loro sono la mia patria, razzisti e fascisti i miei nemici».

Parole d’altri tempi: si parla di patria, di nemici, di ideali e di fascisti. Sembrerebbe quasi eroismo se la sua battaglia non si fosse combattuta in una piscina.

Don Biancalani, eroe delle ciambelle e dei braccioli, non dirà Messa questa Domenica. I fascisti, i suoi nemici – o meglio, i forzanovisti – hanno “addirittura minacciato” di ascoltare la sua funzione domenicale.

Don Biancalani, da parte sua, sicuramente vittima della decisione del Vescovo di Pistoia, non è riuscito a trovare né la voglia né la forza di opporsi a questa decisione. Nonostante il suo eroismo intriso di acqua e cloro, non combatterà per la sua Patria, per i suoi ideali e nemmeno contro i suoi nemici.

Per quelle cose erano altri tempi, e ciò che seguirà è un breve resoconto della storia di un altro uomo, di un altro prete e uomo di Dio, la storia di Don Feliciano Marini.

Don Feliciano Marini fu mandato al fronte durante la Grande guerra, trentenne, fu mandato a confortare i soldati sulle più alte cime del Cadore.

Scriverà nel suo diario: «Ciò che mi è passato dinanzi ieri e questa notte, non potrò giammai dimenticarlo. Ma la scena di dolore mi è stata lenita da una soddisfazione che il Signore ha voluto inviarmi in mezzo a tanto sgomento. Un povero ferito si trovava tra gli altri, orribilmente massacrato da una pallottola esplosiva, che gli aveva asportato tutto il mento. Respirava a stento anche dopo la tracheotomia. Mi avvicino a lui e gli chiedo che mi rivelasse, coi segni, se era credente in Dio e se bramasse l’assistenza di un Sacerdote. Parve illuminato da un lampo di gioia e con le mani il poveretto si tolse il rosario che aveva in tasca. Capii tutto, mi feci conoscere e gli detti l’assoluzione, ringraziando Iddio di avermi reso utile in quel frangente.»

Altri tempi, altri uomini, altra guerra.

Chi ringrazia di essere in trincea per confortare come buon pastore il suo gregge, chi il suo gregge lo abbandona proprio mentre la sua Parrocchia è in mano ai suoi nemici giurati, a chi non appartiene alla sua Patria, a chi segue odiosi principi, ai “fascisti”.