La paura ci salverà

La paura ci salverà

Sempre più numerosi sono gli attacchi da parte di cellule jihadiste e cani sciolti contro noi europei; dalle aggressioni con armi bianche ai camion sulla folla, la follia islamista minaccia con violenza il nostro modo di vivere e la nostra cultura, già minati dalla corruzione mondialista occidentale.

La risposta dei giovani europei non si fa attendere: invece di chiedere una maggiore vigilanza, la reazione prevede disegni con i gessetti colorati, esecuzioni della canzone Imagine e bandiere dei Paesi colpiti sui social. Il tutto condito dallo slogan: “Io non ho paura”.

Ma cos’è la paura? Sin da quando muovevamo i primi passi su questo mondo, la paura ha giocato un ruolo chiave nella sopravvivenza di molte specie animali e dell’umanità. Quando un essere vivente percepiva un pericolo (un fenomeno naturale, un predatore, un aggressore), il senso di paura gli ha permesso di evitarlo e, quando possibile, di affrontarlo. Questo ha fatto sì che la specie umana sviluppasse con l’ingegno nuovi sistemi di difesa sia personale che della comunità. E quando i primi gruppi umani si organizzarono formando le antiche civiltà, la realizzazione di confini presidiati e rinforzati ha garantito a queste entità di sopravvivere per secoli.

La paura non ci ha trasformati in animali impauriti chiusi nelle loro tane, ma ci ha fornito consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre potenzialità, partecipando attivamente anche allo sviluppo tecnologico. E come molti animali, quando impauriti, mostrano gli artigli, le zanne o ogni altro strumento che la natura ha fornito loro, anche la razza umana è riuscita a tirare fuori i denti sopravvivendo, sia nei grandi meccanismi delle civiltà, sia nella realtà quotidiana. La paura di conseguenze negative sulla nostra vita frena molti nostri impulsi e la nostra incoscienza, anche se il virtuoso non agisce moralmente solo per timore di una punizione, ma per fini maggiori.

Tutto questo fino ad oggi. In questi anni, la subcultura progressista ha stabilito che non bisogna avere paura del terrorismo, per non cadere nella sua trappola. Questo causa proteste e indignazioni quando le istituzioni cercano di adottare misure di prevenzione, in particolare se si decide una sorta di “schedatura” degli stranieri di religione islamica e se si espellono i sospettati di terrorismo. E ancora una volta, per questi individui, il pericolo maggiore non è il folle che al grido di “Allah akbar” causa vittime innocenti, ma il senso di pericolo che sfocia in paura e, secondo loro, in razzismo. Le vere vittime quindi non siamo noi esseri umani, ma è il mondo incantato accogliente, solidale e meticcio che si vuole forzatamente creare; e questa diventa la paura maggiore di chi dice non aver paura.

La chiusura delle frontiere, il rimpatrio dei cittadini stranieri islamici, il presidio dei luoghi affollati sono misure dettate sì dalla paura (anche se dovrebbero derivare anche dall’idea più elevata e nobile di Nazione e di difesa del sacro diritto alla sicurezza), ma che salveranno molte vite. E a differenza di ciò che pensa ormai il pensiero dominante, la garanzia della sicurezza non mina le libertà individuali ma le garantisce e le protegge. Al contrario, l’assenza di sicurezza e di protezione da parte dello Stato apparentemente può donarci la libertà di muoverci e agire come meglio crediamo, ma ci manda allo sbaraglio senza difese contro chi quella libertà vuole strapparcela, in questo caso il terrorismo.

L’uomo coraggioso, infatti, non è colui che non ha paura, ma è quello che fa della paura un punto di forza, sfidandola e sconfiggendola prima ancora di affrontare il pericolo. Se gli animali erbivori non avessero paura, non scapperebbero né si difenderebbero dai predatori e la loro specie si estinguerebbe. Così deve valere per noi europei, per noi cristiani: dobbiamo usare la paura per reagire, per difendere la nostra civiltà, la nostra storia, il nostro sangue.

Perché chi non ha paura non è coraggioso, è solo uno sciocco destinato a perire.