La guerra segreta dell’intelligence in Siria

La guerra segreta dell’intelligence in Siria

La guerra in Siria occupa ormai da diversi anni le cronache quotidiane di giornali e televisioni di tutto il mondo, con un interesse verso questo conflitto che è cresciuto esponenzialmente con l’affermarsi sulla scena mondiale dello Stato Islamico (IS), l’entità para-statale creata dall’autoproclamato Califfo Abu Bakr Al-Baghdadi. L’attenzione della gran parte delle pubblicazioni e delle analisi relative al conflitto siriano, infatti, si è in questi anni spesso focalizzata non tanto sul complesso scenario delle forze in campo, quanto sulla propaganda e la strategia di esportazione del terrorismo di quello che è solamente uno dei molteplici attori in campo in questa guerra, la cui origine resta peraltro densa di zone grigie.

Per ovviare a certe lacune informative riguardo all’origine e allo svolgimento di un conflitto di cui, a volte, ci potrebbe sembrare di sapere tutto, è di recente stato pubblicato dalle Edizioni Solfanelli Siria. La guerra segreta dell’intelligence (Chieti 2017). Autore è Andrea Foffano, docente di sicurezza e intelligence presso l’ASCE (Scuola di Competizione Economica Internazionale di Venezia) e paracadutista, già autore del saggio ISIS (Roma 2016).

L’esperienza dell’autore nei reparti speciali e i suoi studi post-universitari in Sicurezza ed Intelligence lo hanno sicuramente aiutato nel progetto di raccontare, attraverso un saggio molto agile e di grande chiarezza espositiva, «i segreti più reconditi che si celano dietro al conflitto civile più lungo e cruento degli ultimi anni.»

In particolare, tematica centrale del libro è una guerra parallela a quella condotta boots on the ground dai diversi schieramenti in campo (dall’Esercito Arabo Siriano fedele al governo di Bashar al-Assad fino alle varie milizie ribelli di orientamento filo-jihadista, passando per la breve vita del cosiddetto Free Syrian Army (FSA) e per le milizie curde inquadrate nelle Syrian Democratic Forces (SDF)): la “guerra delle spie”, il conflitto tra le forze di intelligence impegnate nel tentativo di tutelare gli interessi delle maggiori superpotenze mondiali in tutto il Medio Oriente.

Nel saggio emerge infatti la definizione di un termine fondamentale per capire la vera natura del conflitto siriano, quella di guerra per procura. Si tratta di una tipologia di guerra in cui i reali attori in campo mascherano il proprio intervento tramite il sostegno, più o meno indiretto, ad una delle parti in causa. Semplificando fortemente le cose, si potrebbe dire dunque che la guerra in Siria è una guerra per procura tra Russia e Stati Uniti per il tramite, rispettivamente, delle forze governative di Assad e delle varie milizie ribelli, comprese quelle di orientamento filo-jihadista da cui è sorto lo Stato Islamico, che diverse inchieste, pubblicazioni e testimonianze dirette hanno dimostrato essere state fortemente foraggiate (quanto meno per alcuni anni) dagli Stati Uniti e dai loro alleati della NATO e dei paesi del Golfo (cfr. Paolo Sensini, ISIS, Arianna Editrice, Bologna 2016; Mario Di Giovanni, La primavera araba made in USA, Centro Studi Jeanne d’Arc, Milano 2014).

Nel contesto di questa guerra per procura, emerge chiaramente come tra gli attori fondamentali in gioco ci siano organismi ed enti – come i servizi di intelligence dei vari paesi o le aziende private di sicurezza che forniscono contractors da affiancare agli eserciti convenzionali – che possono passare inosservati a un occhio superficiale che tenda a concentrarsi solamente sui numerosi scontri “frontali” avvenuti per il controllo delle città più importanti del paese.

Guardando solo al confronto sul campo, ad esempio, si fallirebbe nell’individuare la rivalità tra i due progetti di costruzione degli oleodotti Q-T Pipeline e Islamic Pipeline (progettati, rispettivamente, dal binomio Qatar/Turchia e dall’Iran) come uno dei fattori decisivi nella genesi di un conflitto che, ad agosto del 2015, aveva causato 250mila morti e 4 milioni di sfollati all’estero. Ma si ignorerebbe, probabilmente, anche l’operazione Timber Sycamore, “Legno di platano”, la più grande operazione militare coperta messa in opera dalla CIA per tentare di rovesciare il governo di Assad. Tale operazione ha generato negli anni più recenti del conflitto, secondo l’autore, una vera e propria guerra intestina all’amministrazione statunitense che ha visto contrapposti da una parte la Casa Bianca e i servizi d’intelligence e dall’altra alcuni alti vertici dello Stato Maggiore dell’esercito americano. Lo scontro si sarebbe focalizzato sull’opportunità o meno, dopo i disastrosi “fallimenti” che portarono alla nascita dello Stato Islamico e delle brigate ex-Al Nusra, di proseguire con il programma di addestramento, finanziamento e rifornimento di armi alle truppe ribelli.

E’ facendo riferimento a questi segreti nascosti dietro la guerra in Siria che l’autore riesce a fornire anche una personale interpretazione di alcuni degli avvenimenti più importanti degli ultimi anni, come l’assassinio dell’ambasciatore degli USA in Libia, Chris Stevens, e la sostituzione di Hillary Clinton con John Kerry nel ruolo di Segretario di Stato, avvenuta a cavallo tra i due mandati di Barack Obama. Il tutto con sullo sfondo un’altra verità inconfessabile delle guerre americane post-11 settembre: gli Stati Uniti, e la loro economia interna caratterizzata da una forte competitività e dinamicità, necessita della «perenne ricerca di nuovi mercati da conquistare e di altrettanti capitali da investire», in una corsa infinita alla ricerca di nuovi conflitti, nuovi nemici e nuovi scenari bellici che, se arrestata, potrebbe portare in breve tempo alla smobilitazione della struttura e dell’industria bellica americana e alla conseguente entrata in una profonda e strutturale recessione economica del paese.

L’unico appunto che ci sentiamo, forse, di muovere al saggio è la stessa definizione della guerra in Siria come “conflitto civile siriano”. In realtà, senza voler per forza di cose prendere le parti delle forze governative in questo frangente, tale definizione può forse essere utilizzata per gli albori della guerra che vedeva contrapposte le forze governative al cosiddetto FSA (anche se, come diverse pubblicazioni hanno sottolineato di recente, sull’origine “endogena” dello stesso FSA e delle prime proteste di piazza contro il regime di Assad, è lecito nutrire diversi dubbi), ma sicuramente non per l’attuale situazione sul campo, che vede il conflitto essere combattuto dall’Esercito Arabo Siriano contro milizie dalla fortissima connotazione straniera, con migliaia di foreign fighters provenienti da altri paesi dell’area, dal Nord Africa e persino da diversi Stati europei.

Ciò non fa altro, però, che avvalorare il concetto di guerra per procura ben delineato nella parte finale del saggio e non inficia certamente una pubblicazione estremamente chiara, che consente a chiunque di ottenere un’idea approfondita delle origini e delle diverse tappe di un conflitto lunghissimo, molto complesso rispetto ad altri scenari bellici recenti e che dietro di sé, come tutti i conflitti contemporanei, cela un’enorme importanza della guerra combattuta non con bombe e proiettili, ma con la ricerca e la gestione di dati e informazioni fondamentali. Una guerra che dà la sensazione di «trovarsi dentro una casa degli specchi, dove nulla è reale e tutto è riflesso».