Sudan meridionale

Sudan meridionale

Più di sessanta etnie che si fanno una guerra senza quartiere. Governo inesistente se non per rubare quel poco che è rimasto. Truppe regolari che di regolare hanno solo il nome. Otto milioni di persone alla fame.

Questo è il Sudan meridionaleIndipendente da soli sette anni, quest’angolo di mondo è la dimostrazione, ce ne fosse ancora bisogno, che l’Africa lasciata a se stessa diventa un problema o europeo o umanitario, oppure la somma di entrambi.

Razzismi feroci che si traducono in stragi su basi etniche, corruzione che è arricchimento di pochissimi e morte per fame di centinaia di migliaia di persone, guerre intestine senza fine e stupri come costante arma di guerra.

L’intervento di alcune nazioni europee peggiora la situazione perché, se ai tempi del colonialismo i bianchi sentivano come propri i territori che governavano, ora che questo legame è spezzato, rimane il puro interesse economico, che si traduce in accordi con le autorità corrotte dalle quali si cerca di trarre il massimo profitto.

Ad oggi due milioni di sud sudanesi sono rifugiati nelle nazioni confinanti; altri due sono profughi interni in un Paese dove l’etnia dinka massacra i non meno bestiali nuer e l’islamizzazione fa il resto dopo aver camminato velocemente soprattutto dai primi anni Sessanta, quando, partiti gli inglesi, i missionari cristiani furono forzatamente allontanati.

La moneta è svalutata dell’800% ed ogni iniziativa imprenditoriale è bloccata. L’Europa – che spende milioni di euro per adottare profughi giovani, robusti e in salute, che non gradiscono la cucina italiana né gli alloggi messi a loro disposizione – non ha né il coraggio né la forza e nemmeno la volontà di intervenire laddove dovrebbe farlo.

I finti profughi servono a realizzare un piano ben preciso; i milioni di veri disperati del sud Sudan, no!

Ai primi si concedono menù etnici e vacanze in piscina, ai secondi nemmeno la possibilità di sopravvivere.

E’ il volto davvero umano, davvero compassionevole, del piano Kalergi.