In faccia al mondo vile. L’incredibile impresa della Nazionale siriana

In faccia al mondo vile. L’incredibile impresa della Nazionale siriana

Immaginate una nazionale di calcio che non gioca partite in casa dal 2011. Che ha dovuto spostare il proprio stadio a 7.000 chilometri dalla propria nazione. Che ha visto morire decine di calciatori. Niente stipendi stratosferici, niente stelle patinate. Soltanto bombe e odio. E adesso, immaginate questa stessa squadra affacciarsi ai prossimi mondiali di calcio.

Sarebbe una favola e come tale sarebbe osannata ed esaltata, se questa squadra non fosse – a dispetto del mondo intero – la Nazionale siriana. Una compagine che, a causa della guerra civile, gioca le proprie partite casalinghe allo stadio di Malacca, in Malesia (!), praticamente dall’altra parte del mondo. Umiliati, rifiutati, odiati lungo tutto il loro cammino, i calciatori siriano stanno dando una lezione di determinazione che verrà ricordata a lungo, non soltanto negli annali sportivi.

E pensare che, alcuni anni or sono, la Siria stava per perdere – oltre alla guerra – anche la propria identità sportiva. Una “selezione rivoluzionaria”, infatti, era bell’e pronta per rimpiazzare la legittima rappresentativa nazionale. Soltanto in extremis non se ne fece nulla. Ma tant’è, l’avversione del mondo per i calciatori di Assad è rimasta tenacemente incollata alle loro magliette.

Adesso, grazie al pareggio per 2-2 ottenuto all’ultimo minuto sul campo del ben più prestigioso Iran, la Siria del calcio sbatte in faccia al mondo la propria esistenza, e lo fa proprio nella sede più prestigiosa: i Mondiali del 2018. La prossima sfida con l’Australia sarà decisiva per accedere per la prima volta nella storia a tale competizione.

Le vicende umane dei calciatori siriani autori di quest’impresa sono emblematiche dello spirito di questa squadra: fedeli all’onore, non hanno mai rinnegato il proprio Paese, non hanno ceduto alle sirene della dissoluzione. Sono consapevoli di rappresentare ben più di una selezione calcistica e, forti di questa consapevolezza, difendono nello sport i propri valori.

Emblematico, del resto, è che alla guida della Nazionale vi sia Firas al Khatib, forse il calciatore più rappresentativo, che nel momento del dovere ha saputo fare i conti con le proprie precedenti scelte di vita – aveva appoggiato i ribelli – e ritornare con orgoglio “dalla parte sbagliata”.

E questa parte sbagliata, diciamolo, ci piace proprio: c’è un intero Paese con quei ragazzi, che in faccia al mondo hanno urlato la loro fedeltà. E, ci scommettiamo, non sarà l’ultima volta.